È conosciuta a livello internazionale per essere stata arrestata, condannata a morte e poi rilasciata mentre cercava asilo contro la persecuzione subita a causa della sua identità di genere e del suo attivismo.

Biografia Zahra Seddiqi Hamedani è nata nel 1991 a Naqadeh, nella provincia dell’Azerbaigian occidentale in Iran, una regione caratterizzata dalla presenza di una consistente minoranza curda. Prima dell’arresto era attiva sui social network, dove si esprimeva pubblicamente sui temi dei diritti delle persone LGBT+ e della libertà individuale, in un contesto in cui l’omosessualità e l’attivismo legato alle identità di genere sono penalmente perseguiti. Per motivi di sicurezza utilizzava anche lo pseudonimo di Sareh Mansouri.

La sua attività si è svolta in un ambiente fortemente repressivo: in Iran le relazioni tra persone dello stesso sesso sono criminalizzate e punite con pene severe, mentre l’attivismo LGBT+ è considerato una minaccia all’ordine pubblico e ai valori dello Stato. In questo contesto, Seddiqi Hamedani è divenuta una figura visibile all’interno di una rete informale di attivisti e attiviste che operano prevalentemente online, sia per sensibilizzare l’opinione pubblica sia per offrire sostegno reciproco.

Arresto e detenzione Il 27 ottobre 2021 è stata arrestata dalle forze della Guardia Rivoluzionaria Islamica mentre tentava di attraversare il confine con la Turchia, dove intendeva chiedere asilo. Dopo l’arresto è stata trasferita a Urmia, dove è stata detenuta in isolamento per un periodo prolungato. Secondo quanto riportato da organizzazioni per i diritti umani, durante la detenzione sarebbe stata sottoposta a pressioni e interrogatori legati alla sua attività pubblica e alla sua identità.

Processo e condanna Nel 2022 Seddiqi Hamedani è stata processata da un tribunale di Urmia con l’accusa di corruzione sulla terra, un reato previsto dal codice penale iraniano e frequentemente utilizzato contro oppositori politici e attivisti. Il 4 settembre 2022 è stata condannata a morte insieme a un’altra attivista, Elham Choubdar. La sentenza ha attirato un’ampia attenzione internazionale ed è stata condannata da numerose organizzazioni per i diritti umani, che hanno denunciato la natura politica delle accuse e l’assenza di garanzie di un equo processo.

Il caso di Zahra Seddiqi Hamedani è stato ripreso da importanti testate giornalistiche internazionali ed è divenuto emblematico della repressione esercitata dalle autorità iraniane nei confronti delle persone LGBT+ e, più in generale, degli attivisti per i diritti civili. La sua vicenda è spesso citata nel dibattito internazionale sulle violazioni dei diritti umani in Iran e sulle condizioni delle minoranze sessuali e di genere nel paese.

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