Giuseppe (, Yohsèf, forma abbreviata di Yohsifyàh che significa "Yahvè aggiunga") è un patriarca ebraico presente nell'Antico Testamento.

Undicesimo figlio di Giacobbe e primo figlio di Rachele, sposò Asenat, da cui ebbe Manasse ed Efraim, dai quali discenderebbero le due omonime tribù ebraiche che fanno parte delle dodici tribù di Israele.

Personaggio biblico La storia di Giuseppe occupa l'ultima parte del libro della Genesi, dal capitolo 37 al capitolo 50.

Giuseppe era il figlio prediletto di Giacobbe, che gli riserbò una vita lontano dal lavoro nei campi e dedita all'istruzione. Dio lo aveva dotato del dono di interpretare i sogni; uno di questi riguardava i suoi fratelli maggiori, i cui covoni si erano prostrati davanti al covone di grano di Giuseppe. I dieci fratelli maggiori - ad eccezione di Ruben che tenterà di salvarlo - gelosi di Giuseppe a causa della predilezione del padre, secondo , decidono di gettarlo vivo in una cisterna vuota e di venderlo poi come schiavo a una carovana di Ismaeliti che, giunti in Egitto, a loro volta lo vendono a un egiziano (identificato in Potifarre da un'inserzione redazionale successiva); secondo un'altra tradizione, fusa negli stessi passi biblici, Giuseppe è invece tolto dalla cisterna da dei mercanti Madianiti che lo conducono in Egitto per poi venderlo a PotifarreSecondo un'altra variante ancora, dovuta sempre all'intreccio delle due tradizioni elohista e jahvista, nel v. 28 i Madianiti lo venderanno, per 20 sicli d'argento, prima ai mercanti ismaeliti, che lo cederanno poi a Potifarre (cfr. studiosi cristiani in nota successiva)., il capo delle guardie del FaraonePrecisano gli esegeti dell'École biblique et archéologique française (curatori della Bibbia di Gerusalemme) come in «Gen37,12-36 si intravedono qui elementi di due tradizioni, elohista e jahvista, che sono state fuse, e la loro duplicità appare soprattutto nella parte finale (vv 18s). Secondo la prima, i figli di “Giacobbe” vogliono uccidere Giuseppe; e Ruben ottiene che lo si getti solo in una cisterna, da dove spera di riprenderlo; ma mercanti Madianiti, passando all'insaputa dei fratelli, prendono Giuseppe e lo portano in Egitto. Per la seconda, i figli di “Israele” vogliono uccidere Giuseppe, ma Giuda propone loro di venderlo piuttosto a una carovana di Ismaeliti in cammino verso l'Egitto»; anche gli studiosi dell'interconfessionale Bibbia TOB ritengono che «il testo attuale non si spiega se non ammettendo la fusione insieme di due tradizioni. In una (“jahvista”), Giuda salva il ragazzo facendolo vendere a una carovana di Ismaeliti; nell'altra («elohista»), Ruben ottiene di farlo deporre in una cisterna vuota per poi liberarlo; ma, prima che potesse farlo, alcuni Madianiti lo portano via e Ruben lo crede morto (v. 30; cf 42,22)», mentre «la fine del versetto è un’armonizzazione redazionale, poiché, secondo il v. 36, i Madianiti vendettero Giuseppe direttamente in Egitto» e, in merito a Potifarre, precisano ancora gli stessi studiosi che «Il v. 1 [c. 39] è composito e identifica l'egiziano sposato che aveva comprato Giuseppe dalle mani degli Ismaeliti (racconto «jahvista») con l'eunuco Potifar, che l'aveva invece comprato dai Madianiti (racconto «elohista»). I redattori che unirono insieme le due tradizioni, videro in questo ricco egiziano e nel grande maggiordomo (presso cui erano imprigionati il gran coppiere e il gran panettiere, cf 40,3 «elohista») un unico personaggio. Gli stessi hanno identificato il maggiordomo con il comandante della fortezza dove Giuseppe e gli altri due funzionari finirono prigionieri (cf i doppioni 39,3.23; 39,4b.6). Il resto del brano è “jahvista”, mentre gli esegeti del "Nuovo Grande Commentario Biblico" confermano come «"la narrazione ritorna sugli Ismaeliti di 37,29, che ora vendono Giuseppe a un anonimo egiziano. Un'inserzione redazionale lo identifica con Potifar menzionato in 37,36, che è “sovrintendente” o comandante delle guardie, per il quale Giuseppe lavora in prigione» (Bibbia di Gerusalemme, EDB, 2011, pp. 96-97, ISBN 978-88-10-82031-5; Bibbia TOB, Elle Di Ci Leumann, 1997, pp. 102-103, 106, ISBN 88-01-10612-2; Raymond E. Brown, Joseph A. Fitzmyer, Roland E. Murphy, Nuovo Grande Commentario Biblico, Queriniana, 2002, pp. 47-49, ISBN 88-399-0054-3.).. I fratelli fecero credere al padre e a Rachele che Giuseppe era stato ucciso dai lupi.

In Egitto, Giuseppe spicca nel suo servizio e acquista la fiducia di Potifarre, che gli affida il governo sulla sua casa. Accade però che la moglie di Potifarre s'innamora di Giuseppe e cerca invano di sedurlo, pronta a tradire il marito. Dinanzi al rifiuto perentorio di Giuseppe, la donna, per vendetta, non esita a denunciarlo ingiustamente presso il marito, e Giuseppe viene imprigionato. In prigione, interpreta i sogni del coppiere e del panettiere del Faraone, preannunciando al primo la liberazione e il ritorno alla corte e al secondo la condanna a morte.

Dopo due anni, il Faraone - identificato erroneamente nel testo biblico. come RamsesSottolinea il Nuovo Grande Commentario Biblico, in merito a Gen47: "vv. 11-12. Giuseppe appare di nuovo in azione, a sistemare la famiglia in quella che il Faraone ha chiamato «la parte migliore del paese» (v. 6), e che lo scrittore definisce «il territorio di Ramses», un evidente anacronismo, dato che la regione fino al XIII sec. non avrebbe potuto ricevere questo nome (cf. Es1,11)" e anche la Bibbia Edizioni Paoline rileva che "è un anacronismo (Ramesse II è del XIII s. a.C. mentre qui siamo forse nel s. XVI-XV) e fa capire come la storia di Giuseppe sia un ponte di comunicazione tra la vicenda patriarcale e quella dell’esodo". (Raymond E. Brown, Joseph A. Fitzmyer, Roland E. Murphy, Nuovo Grande Commentario Biblico, Queriniana, 2002, p. 53, ISBN 88-399-0054-3; La Bibbia, Edizioni Paoline, 1991, p. 69, ISBN 88-215-1068-9.). , in vece di Akhenaton - essendo tormentato da un sogno ricorrente a cui nessuno dei suoi indovini riusciva a dare una spiegazione, su suggerimento del coppiere, fa liberare Giuseppe affinché dia la sua interpretazione. Il sogno riguardava sette mucche grasse divorate da sette mucche magre e sette spighe rigonfie di chicchi mangiate da sette spighe arse e rinsecchite. Interpretando il sogno con l'aiuto di Dio, Giuseppe predice al Faraone sette anni di grande abbondanza per l'Egitto, cui faranno seguito sette anni di carestia e suggerisce al Faraone di fare riserva di un quinto del grano durante il periodo dell'abbondanza, riponendolo in granai per poi poterlo utilizzare nel tempo della carestia. L'episodio delle vacche grasse e magre e' in relazione con quello delle piaghe d'Egitto.

Il Faraone, colpito dall'intelligenza e dall'abilità di Giuseppe, ripone in lui la sua fiducia e lo nomina visir d'Egitto, secondo solo al Faraone, affinché realizzi quanto aveva suggerito. Secondo quindi il racconto biblico. Giuseppe è elevato alla più alta carica in Egitto e riceve dallo stesso Faraone il nome di Safnat-Panèach («Dio dice: egli è vivente»), benché tale nome, così come quello della moglie Asenat («Appartenente alla dea Neit»), non è attestato in alcun documento egizio delle dinastie XX-XXICosì precisano gli studiosi della École biblique et archéologique française (i curatori della Bibbia di Gerusalemme) e aggiungono come "l'autore immagina questa investitura da ciò che ha sentito dire della corte d'Egitto: Giuseppe diviene il vizir d'Egitto; senza altro superiore che il faraone, egli regge la sua casa che è la sede dell'amministrazione, detiene il sigillo regale. [...] Giuseppe è assimilato alla più alta nobiltà di Egitto. Ma questi tipi di nomi non sono attestati con le dinastie XX-XXI. Sono il prodotto dell'erudizione dell'autore". (Bibbia di Gerusalemme, EDB, 2011, p. 104, ISBN 978-88-10-82031-5. Cfr anche La Bibbia, Edizioni Paoline, 1991, p. 60, ISBN 88-215-1068-9.).. Giuseppe sposa quindi Asenat, la nipote di Potifarre, dalla quale nascono i figli Efraim e Manasse.

Durante i sette anni di carestia, i fratelli di Giuseppe, che vivevano ancora a Canaan insieme al padre Giacobbe, per ordine di quest'ultimo si recano in Egitto per acquistare del grano e s'inginocchiano come servi davanti a lui, senza riconoscerlo. Giuseppe si fa raccontare dai fratelli chi siano e quale sia la loro storia. A questo punto, Giuseppe mette alla prova i fratelli: dopo averli accusati di essere spie, fa arrestare uno di essi e manda i restanti a prendere Beniamino, volendolo incontrare. La pena per l'eventuale mancato incontro sarebbe stato l'arresto definitivo del fratello e la mancata consegna del grano. Ritornati a Canaan, i fratelli riferiscono al padre quanto ordinato dal vice-re. Giacobbe, nel timore di perdere un altro figlio, si rifiuta di inviare Beniamino in Egitto ma, a causa della carestia opprimente, decide infine di mandarlo. Giuseppe quindi incontra Beniamino. Fa mettere di nascosto la sua coppa d'argento nel sacco di grano di Beniamino e fa nuovamente arrestare i fratelli. Giuda allora implora Giuseppe di risparmiarlo per non causare altro dolore al padre, offrendosi lui come schiavo al posto di Beniamino. A queste parole, Giuseppe scoppia in pianto, si fa riconoscere e decide di non vendicarsi del male ricevuto dai fratelli, perdonandoli.

Essendo al secondo anno di carestia, Giuseppe invia allora i fratelli dal padre per riferirgli di essere vivo, di avere potere sull'Egitto e di stabilirsi insieme a tutta la tribù in Egitto. Giuseppe quindi si ricongiunge col padre e lo fa stabilire in Egitto sotto il benestare del Faraone, che dispone di allocare gli israeliti presso la terra di Gosen. La carestia intanto si è inasprita e gli israeliti chiedono a Giuseppe il pane; quest'ultimo glielo concede in cambio del loro bestiame e dei loro terreni affinché diventino di proprietà del Faraone. Trascorsi diciassette anni, Giacobbe muore dopo aver benedetto i suoi figli e i figli di Giuseppe, Efraim e Manasse, e fatto giurare a quest'ultimo di seppellirlo a Canaan insieme ai suoi padri. Giuseppe quindi ottiene dal Faraone il permesso di andare a seppellire il padre insieme a tutte le tribù, lasciando in Egitto i figli e il bestiame. Dopo la sepoltura, essi tornano in Egitto.

Giuseppe muore all'età di 110 anni. Prima di morire, predice agli Israeliti che Dio li avrebbe condotti nella terra promessa e gli fa giurare di portare le sue spoglie con sé e di seppellirle nella terra di Canaan. Ciò avverrà in seguito all'esodo, quando gli ebrei guidati da Mosè porteranno con sé anche le ossaNotano gli studiosi del "Nuovo Grande Commentario Biblico" che "Gen 50,25 suggerisce che il corpo di Giuseppe fu mummificato alla maniera egiziana (cf. Gen 50,2-3), ma Es13,19 e questo versetto [Gios24,32] parlano solo delle sue ossa". (Raymond E. Brown, Joseph A. Fitzmyer, Roland E. Murphy, Nuovo Grande Commentario Biblico, Queriniana, 2002, p. 171, ISBN 88-399-0054-3.). del patriarca e le seppelliranno presso Sichem.

Giuseppe nella Torah orale La Torah orale narra:

Giuseppe commise maldicenza contro i fratelli dicendo al padre Giacobbe che gli altri fratelli si cibavano di animali vivi (e non ritualmente macellati per far diventare lecito il consumo delle loro carni): in quel caso essi mangiarono invece animali puri femmine con i piccoli ancora in grembo, macellati (cfr Shechitah) secondo l'uso corretto e non mangiati vivi (cfr 7 precetti Noachici), cosa assolutamente proibita secondo l'Halakhah (l'Halakhah per la Kasherut proibisce di cibarsi di sangue, anche degli animali permessi). Giuseppe veniva spesso protetto dai fratelli figli delle serve di Lia e Rachele, anch'essi figli di Giacobbe, ed invero con loro trascorreva molto tempo. Per il peccato di Ruben la primogenitura passò a Giuseppe.