Villa Tafone, nota anche come Villa Cutolo o Palazzo Bernasconi, è una residenza storica situata lungo la costa di Posillipo, a Napoli, tra le baie di San Pietro ai Due Frati e di Grotta Romana.
Anticamente l’unica via di accesso al palazzo era la discesa San Pietro ai Due Frati, una scalinata che collega via Posillipo alla baia omonima, consentendo il collegamento con la parte alta di Posillipo tramite Salita Villanova.
Attualmente il palazzo è accessibile, oltre che dai civici 7 e 9 di Discesa San Pietro ai Due Frati, anche tramite due ascensori con ingresso da Via Posillipo ai civici 281 e 286, realizzati rispettivamente nel 1956 e nel 1965, nonché attraverso un tunnel scavato nel tufo.
L’aspetto attuale della villa presenta una stratificazione di interventi edilizi riconducibili a fasi storiche differenti, con elementi riferibili all’architettura spontanea di Posillipo. A differenza di altre ville di Posillipo che conservarono a lungo una proprietà unitaria, l’edificio subì un frazionamento già dalla metà del XVIII secolo. I frequenti passaggi di proprietà determinarono numerose modifiche e ampliamenti. Attualmente l’edificio è un comune condominio.
Posizione e contesto
La costruzione originaria poggia su un alto zoccolo di tufo che separa le due baie. Non è noto se il grande traforo sottostante sia di origine naturale o artificiale; le dimensioni suggeriscono comunque un ampliamento antropico, probabilmente finalizzato al ricovero delle imbarcazioni.
Dal lato occidentale di Grotta Romana, al di sotto del costone di Villa Bracale e della grande cavità tufacea sovrastante, si è formata nel tempo una piccola spiaggia, in origine costituita prevalentemente da ciottoli. Attraversando il corpo edilizio all’interno del banco tufaceo si accede a un ulteriore punto di contatto con il mare, noto come chiana, costituito dai resti di una piattaforma in calcestruzzo e da accumuli rocciosi derivanti da precedenti strutture costiere.
Sul lato orientale, in prossimità della baia di San Pietro ai Due Frati, è presente un terzo accesso al mare, tradizionalmente utilizzato come sbarcatoio.
Storia
Le rappresentazioni cartografiche
Nella carta di Alessandro Baratta del 1629 l’edificio è raffigurato su una terrazza quadrata con torre merlata ed è indicato come palazzo del duca di Nocera. Nella carta di Antonio Bulifon del 1692, dove compare come P.o del Duque del Aquila, la terrazza è occupata da un edificio merlato a due piani e senza torre, impostato su una piattaforma di scogli tra due insenature e con ampi varchi sottostanti aperti nella roccia.
Un’ulteriore testimonianza è fornita da un’incisione di Antonio Cardon del 1764, in cui l'artista indica l'edificio come «Casa bianca». Il palazzo, ancora di due piani soltanto, appare privo della merlatura originaria ed appoggiato sopra lo zoccolo di tufo con un ampio traforo.
L'anno seguente, nel 1765, lo stesso Cardon, nella Veduta di Chiaia dalla parte di ponente riproduce l’edificio come il palazzo di Pastorino.
Nel 1775, dieci anni più tardi, nella mappa del duca di Noja, l’edificio è indicato come casino di Francione.
I proprietari
Fino alla metà del XVIII secolo la storia della villa è strettamente connessa a quella dei terreni sovrastanti, appartenenti al convento di Santa Brigida. Nel corso del tempo l’edificio inglobò strutture preesistenti, tra cui una torre, una taverna, grotte con peschiera e secondo alcune ipotesi, l’antica cappella di San Pietro che diede il nome alla località.
La proprietà è documentata almeno dal 1585, quando il complesso con i diritti sulle due insenature fu concesso in enfiteusi dal monastero dei Santi Pietro e Sebastiano ad Alfonso Caracciolo, detto l’Alfonsetto di Capaccio. Nei decenni successivi il bene passò a vari esponenti dell’aristocrazia napoletana, tra cui i Carafa, per poi essere progressivamente frazionato nel XVIII secolo.
Le numerose controversie legali tra i diversi proprietari portarono Domenico Viggiani a definire l’edificio «palazzo delle liti».
Nel corso dell’Ottocento i Tafone e Lapommerays riuscirono mettere insieme una certa consistenza della proprietà. Tra i principali proprietari durante il Novecento si annoverano le famiglie Cutolo-Tafone e Bernasconi, alle quali sono attribuiti importanti interventi di ammodernamento dell’edificio.
Evoluzione recente
L’edificio è costituito da due corpi principali, affacciati sulle rispettive insenature. Fino agli anni sessanta del Novecento la villa era attraversata da un ampio traforo, utilizzato come ricovero per le imbarcazioni e dotato di vasche comunicanti con il mare. All’inizio degli anni sessanta un'estremità del traforo fu chiusa per la costruzione di un appartamento con una banchina di protezione.
Negli anni settanta furono effettuati interventi di adeguamento degli impianti di smaltimento delle acque reflue. Nella grotta fu dunque costruita una vasca con delle pompe per trasportare le acque nere al livello della condotta fognaria. Attualmente sono ancora visibili l’ingresso della grotta dal lato di San Pietro ai Due Frati ed un bagno, una delle vasche comunicanti con il mare.
Ascensori
Il primo ascensore di collegamento con Via Posillipo fu inaugurato nel 1956 al civico 281, seguito nel 1965 da un secondo impianto al civico 286.
Contestualmente alla realizzazione del primo ascensore fu scavato il tunnel di accesso al palazzo, ancora riconoscibile per i segni delle lavorazioni manuali sulle pareti tufacee.
La scogliera
L’edificio si sviluppa in posizione avanzata verso il mare ed è stato nel tempo esposto all’azione diretta delle mareggiate, che hanno causato ingenti danni alle struttura. A seguito di una violenta mareggiata nel 1979, negli anni ottanta fu realizzata la scogliera frangiflutti antistante, completata poi nella seconda metà del decennio.
Altre immagini
Voci correlate Ville di Napoli Palazzi di Napoli San Pietro ai Due Frati Palazzo Donn'Anna Villa Roccaromana Villa Cottrau
Note
Bibliografia
Domenico Viggiani, I tempi di Posillipo. Dalle ville romane ai casini di delizia, Electa, 1989, ISBN 8843529641 / ISBN 9788843529643 Renato De Fusco e Emma La Bruna, Posillipo oggi, CLEAN, 2020, ISBN 8884977835 / ISBN 9788884977830.
Tafone Categoria:Posillipo