Funzionario dell'Archivio segreto vaticano, nel 1948 venne imprigionato con l'accusa di reati finanziari. Successivamente fu accusato di essere una spia al soldo dell'Unione Sovietica. Lo scandalo Cippico mise in imbarazzo la Santa Sede e la Chiesa cattolica nella preparazione delle elezioni politiche del 1948 in quanto il Fronte Democratico Popolare di sinistra lo utilizzò per criticare la Democrazia Cristiana, allineato con la Chiesa.

Primi anni di vita Cippico nacque come Eduard Prettner nella città immediata imperiale di Trieste, allora parte del Litorale austriaco dell'Impero austro-ungarico. Crebbe in una famiglia bilingue visto che sua madre era una dalmata italiana di Traù (oggi Trogir), mentre suo padre era di lingua tedesca.Stehle 2003 p. 263 La scelta della carriera ecclesiastica fu motivata dal guadagno materiale piuttosto che da una vocazione sacerdotale.Stehle 2003 pp. 263–264 Il fratello del padre, Antonio, era senatore e amico dei vescovi di Trento e di Trieste. Compì gli studi ecclesiastici a Roma presso l'Almo collegio Capranica, la Pontificia Accademia dei Nobili Ecclesiastici e la Pontificia Università Gregoriana dove conseguì le lauree in filosofia e diritto canonico. Era anche membro della Pontificia Accademia di Liturgia Romana. Essendo poliglotta, traduceva opere teologiche dal francese all'italiano.

Alla fine del 1932 entrò nella Curia romana come archivista, inizialmente nella Pontificia commissione per la Russia; alcuni documenti noti per essere stati passati ai sovietici in questo momento furono inviati da Cippico o dal suo predecessore Alexander Deubner.Alvarez 2002 p. 310 n. 27 Nel 1937 venne nominato cameriere segreto soprannumerario. In seguito fu archivista presso la Congregazione per le Chiesa orientale e, dal 1940, presso la Segreteria di Stato della Santa Sede,Alvarez 2002 p. 151Stehle 2003 p.264 dove venne nominato prelato domestico, acquisendo il titolo di "monsignore".

Carriera durante la guerra La sua conoscenza della lingua croata portò il cardinale Luigi Maglione, segretario di Stato di Sua Santità, a sceglierlo per assistere, con cordiale distacco, Nikola Rušinović, inviato dello Stato Indipendente di Croazia. Nel 1943 Cippico e l'avvocato Antonio Milo di Villagrazia aiutarono suor Pascalina Lehnert a preparare un piano di emergenza per condurre segretamente papa Pio XII nella Spagna franchista nel caso in cui l'invasione tedesca dell'Italia avesse minacciato la Città del Vaticano. Nel 1944 Cippico ostacolò la missione di Edvard Kocbek volta a ottenere un'udienza con il papa per conto del Consiglio antifascista di liberazione popolare della Jugoslavia. Cippico rispose alle successive accuse di aver spiato per i sovietici non con una smentita ma facendo riferimento alla sua cooperazione bellica con l'Office of Strategic Services (OSS) statunitense. Aiutò diversi ebrei italiani prima e durante l'Olocausto: Luciano Morpurgo affermò che lui e altri ebrei trovarono rifugio nell'appartamento di Cippico presso le Mura Leonine. Inoltre Cippico conservò oggetti di valore appartenenti a ebrei che temevano la loro confisca. Giorgio Volterra, fuggito in Argentina nel 1939, sostenne che Cippico avesse preso tutto il suo denaro per organizzare il viaggio. Il prelato conduceva uno stile di vita agiato, amava la compagnia delle donne e nel 1947 possedeva un grande appartamento e tre automobili.

Lo scandalo del 1948 Secondo Sergio Amidei, Cippico finanziò segretamente la produzione di Paolo William Tamburella del film del 1946 Sciuscià; progettò anche un film biografico su Francesco d'Assisi. Nell'agosto del 1947, un industriale si lamentò con il papa per l'alto interesse applicato a un prestito dell'Amministrazione dei beni della Santa Sede. Un'indagine scoprì che Cippico aveva falsificato le firme di funzionari della Segreteria di Stato e intascato gli interessi eccessivi del prestito. Fu sospeso dall'incarico il 2 settembre 1947 e sottoposto a ulteriori indagini. Alcuni documenti della Segreteria risultarono mancanti anche se riemersero in seguito. Fu accusato di aver usato i suoi contatti in istituzioni cattoliche straniere per consentire a ricchi italiani di aggirare i controlli valutari e inviare denaro all'estero tramite l'Istituto per le Opere di Religione (IOR), trattenendo per sé parte del denaro di queste transazioni. Fu anche accusato di aver venduto beni appartenenti alla Chiesa e di aver rubato gioielli per un valore di dollari affidatigli da Enrico Paolo Salem (figlio di Anna D'Angeri), podestà di Trieste fino al 1938. All'inizio del 1948 fu rimosso dall'ufficio, arrestato e detenuto nella Torre dei Venti.Stehle 2003 p.265 Il 28 gennaio dello stesso anno, Giulio Guidetti si dimise dall'ufficio di segretario dell'Amministrazione dei beni della Santa Sede a causa di una frode simile collegata da alcuni mezzi di comunicazione a quella di Cippico; morì poco dopo. Il 3 marzo, Cippico fuggì dalla sua blanda detenzione e lasciò il Vaticano per giungere nella Roma italiana. Fu sospeso a divinis (o ridotto allo stato laicale; le fonti differiscono) dalla Santa Sede dopo la fuga, per consentire alle autorità civili italiane di incriminarlo.

Gli eventi rimasero segreti fino a una breve menzione sul quotidiano vaticano L'Osservatore Romano la mattina prima della fuga di Cippico, con l'intento di anticipare la notizia che stava per essere diffusa dagli ostili mezzi di comunicazione di sinistra, i quali soprannominarono presto Cippico "Monsignor Cagliostro" suggerendo che fosse un capro espiatorio per nascondere una corruzione più profonda. L'Unità dedicò l'intera prima pagina del 6 marzo alla vicenda. Gli ambienti di destra risposero trattando Cippico come una mela marcia, accusandolo di spionaggio per la Jugoslavia comunista, e rilanciando le accuse secondo cui i comunisti avrebbero rubato l'oro di Mussolini dopo la sua morte nel 1945. Al momento delle elezioni di aprile, fu chiaro che "le teorie cospirative più selvagge erano infondate" e la maggior parte degli elettori guardò alla storia con divertimento piuttosto che con rabbia. Il diario di don Primo Mazzolari, pubblicato nel 2016, offre un resoconto contemporaneo e distaccato del caso.

Il 7 marzo, Cippico fu accusato di truffa e falso per circa un miliardo di lire (1,7 milioni di dollari). Fu arrestato il 9 marzo 1948 nella casa ai Parioli di un ex generale fascista e rimase in custodia cautelare nel carcere di Regina Coeli fino al marzo del 1950. Processato infine nel novembre del 1952, fu dichiarato colpevole di undici capi d'accusa in dicembre e condannato a nove anni di reclusione e a una multa di lire. Fu assolto da quattro capi d'accusa, incluso il furto dei gioielli, e i suoi quattro coimputati furono assolti da tutte le accuse, tranne uno che venne multato di lire. La sua pena effettiva ammontò a quattro anni, con due anni già scontati in custodia cautelare e tre anni condonati. Questa fu poi ridotta a cinque anni. Nel 1953 la stampa comunista italiana rispose alle notizie secondo cui il clero cattolico imprigionato nell'Europa dell'Est fosse vittima di accuse fabbricate per motivi religiosi, definendoli "Cippici" giustamente puniti per crimini comuni. Nel 1954 Cippico presentò appello, e nel 1956 la Corte suprema di cassazione annullò la sua condanna ritenendola incerta data la confusione del periodo postbellico in cui erano avvenuti i presunti reati. Cippico pubblicò opuscoli con la sua versione dei fatti nel 1950 e nel 1954. Affermò di essere stato un intermediario inconsapevole nelle transazioni dello IOR e di aver lasciato la Torre dei Venti solo per festeggiare l'onomastico di sua madre.

Vita successiva Dopo la decisione della Cassazione, Cippico chiese al papa di annullare la sua laicizzazione. Nel 1959 papa Giovanni XXIII accolse la richiesta e reintegrò Cippico come monsignore, impedendogli però di amministrare i sacramenti, tranne il celebrare la messa in privato (sine populo). Un articolo de La Stampa elencò i suoi vari presunti crimini e la sua risposta. Nel 1961 fu affiliato alla Pro Civitate Christiana.

Nel suo libro del 1962 La Chiesa verso il 2000, Cippico sostenne quelle che sarebbero diventate le riforme del Concilio Vaticano II e il riavvicinamento con i paesi del Patto di Varsavia. Intorno al 1965 si mormorò che avesse co-scritto opere sotto pseudonimo. Ebbe un ruolo di leadership non pubblicizzato nel Centro Cattolico per le Relazioni Pubbliche istituito nel 1964 da Alain Peyrefitte e dalla Conferenza dei vescovi cattolici degli Stati Uniti.Stehle 2003 p.267 Dal 1973 Milo di Villagrazia finanziò un "servizio di ricerca e informazione" per Cippico presso il Palazzo Massimo alle Colonne. Negli anni '60 e '70 passò segretamente alle ambasciate del Patto di Varsavia informazioni e copie di documenti interni della Santa Sede fornitigli da ex colleghi, inclusi i rapporti di Corrado Bafile come nunzio apostolico a Bonn.Stehle 2003 p.266

Dagli anni '70 Cippico ebbe una relazione con Gertrude "Traudl" Lechner (nata Parth), un'ex prostituta divorziata di Lasa, il cui ruolo ufficiale era quello di sua governante. Cippico morì nella sua casa vicino a Porta Angelica a Roma, il 7 aprile 1983, per complicazioni legate al diabete. Fu sepolto a Trieste il 10 dello stesso mese. Lechner diede allo storico Hansjakob Stehle l'accesso all'archivio di Cippico e nel 2003 questi pubblicò alcuni dei rapporti di Bafile.Stehle 2003

Opere

Note

Bibliografia

Categoria:Diplomatici della Santa Sede Categoria:Membri della Pontificia accademia ecclesiastica Categoria:Studenti della Pontificia Università Gregoriana