Il disastro della nave Struma avvenne il 24 febbraio 1942 nelle acque del Mar Nero e fu il naufragio con il maggior numero di vittime civili registrato in quella regione durante la seconda guerra mondiale: circa 800, tra cui oltre cento minori. L'evento è considerato un punto di svolta nelle dinamiche diplomatiche riguardanti i rifugiati ebrei durante l'Olocausto.
L'affondamento fu la conseguenza di una complessa situazione diplomatica che coinvolse la Romania, la Turchia (all'epoca neutrale), il Regno Unito (potenza mandataria in Palestina) e l'Unione Sovietica. La nave, un'imbarcazione adibita al trasporto di bestiame e riadattata per il trasporto passeggeri, stette ferma al porto di Istanbul per dieci settimane. Durante questo periodo i passeggeri rimasero a bordo a causa del rifiuto delle autorità britanniche di concedere i visti di ingresso in Palestina e della decisione turca di non permettere lo sbarco a terra.
L'evento si inquadra nel contesto della Aliyah Bet (l'immigrazione ebraica illegale verso la Palestina mandataria), condotta in opposizione alle politiche restrittive britanniche formalizzate nel Libro bianco del 1939.
La fuga dalla persecuzione sistematica L'origine del viaggio della MV Struma risale alle persecuzioni contro la comunità ebraica romena seguite all'ascesa al potere di Ion Antonescu e all'allineamento della Romania con le potenze dell'Asse. Tra il 1940 e il 1941 la popolazione ebraica fu colpita da una serie di violenze, tra cui i pogrom di Bucarest e di Iași, e da una legislazione antisemita che ne dispose l'espropriazione dei beni e la revoca dei diritti civili. In questo scenario, l'emigrazione in Palestina divenne la principale via di fuga dal regime fascista rumeno.
L'organizzazione del trasporto fu curata dal movimento sionista revisionista e dal gruppo Betar, che individuarono nel porto di Costanza il punto di partenza. Gli organizzatori, tra i quali Jean D. Pandelis, gestirono il trasporto in un contesto di semi-clandestinità, richiedendo ai profughi tariffe elevate. Molti passeggeri erano professionisti (medici, ingegneri, commercianti) che, per finanziare il viaggio e ottenere il permesso di uscita, dovettero vendere i propri beni e rinunciare ai documenti d'identità romeni, assumendo di fatto lo status di apolidi.
Profilo dei passeggeri Secondo le ricostruzioni storiografiche, in particolare le stime di Samuel Aroni, a bordo della Struma si trovavano tra i 781 e i 791 passeggeri: 406 uomini, 269 donne e tra 101 e 103 bambini e adolescenti sotto i 14 anni. La maggior parte era di nazionalità romena, con presenze minoritarie di ebrei ungheresi e bulgari. L'equipaggio era composto da 10 membri, principalmente di nazionalità bulgara.
La tragedia annunciata
La Struma presentava caratteristiche tecniche non idonee alla navigazione in mare aperto, specialmente nelle rigide condizioni invernali del Mar Nero. Costruita nel 1867 come yacht a vapore con il nome di Xantha per il marchese di Anglesey, l'imbarcazione aveva subito diverse modifiche strutturali nel corso di oltre settant'anni. Prima del 1941 era stata impiegata come chiatta per il trasporto di bestiame lungo il Danubio.
L'allestimento per il trasporto dei circa 800 profughi prevedeva la presenza nella stiva di cuccette in legno disposte su tre livelli; lo spazio ridotto tra i piani non consentiva ai passeggeri di sedere in posizione eretta e ognuno disponeva di una larghezza di circa 60 centimetri.. L'imbarcazione era priva di sistemi di riscaldamento e ventilazione. Le dotazioni di sicurezza si limitavano a due scialuppe di salvataggio in cattivo stato di manutenzione e la nave era sprovvista di giubbotti di salvataggio per la totalità dei passeggeri.
Problemi tecnici e navigazione La Struma era equipaggiata con un motore diesel da 300 CV, recuperato da un relitto nel Danubio e installato senza una revisione completa. Sin dalla partenza da Costanza il 12 dicembre 1941, l'apparato motore presentò gravi malfunzionamenti. La nave dovette essere rimorchiata fuori dal porto per attraversare i campi minati e rimase alla deriva per tre giorni, mentre l'equipaggio tentava di riavviare i cilindri alimentati da una miscela instabile di carburante.
Ricevuti i segnali di soccorso, un meccanico romeno raggiunse l'imbarcazione dal porto di Costanza, ma si rifiutò di completare le riparazioni senza un pagamento immediato. Poiché le autorità romene avevano requisito la valuta in possesso dei profughi prima dell'imbarco, i passeggeri raccolsero circa 250 fedi nuziali e altri oggetti preziosi per pagare il tecnico e far riavviare temporaneamente i motori. Grazie a questo intervento, la Struma riuscì a raggiungere le acque territoriali turche il 16 dicembre 1941.
Lo stallo diplomatico a Istanbul L'arrivo della Struma a Istanbul il 16 dicembre 1941 diede inizio a una fase di stallo diplomatico durata oltre due mesi. Al fine di preservare la propria neutralità e prevenire flussi migratori non regolamentati, il governo turco guidato dal primo ministro Refik Saydam impedì lo sbarco. La nave fu posta in quarantena a Sarayburnu e sorvegliata dalle autorità portuali, isolata dal mondo esterno.
Durante la sosta i passeggeri subirono gravi privazioni dovute al razionamento di viveri e acqua, aggravate dal freddo e dall'insorgenza di malattie infettive. L'unica assistenza sistematica fu fornita dalla comunità ebraica locale attraverso Simon Brod, che riuscì a inviare rifornimenti di prima necessità nonostante le restrizioni ufficiali. Sebbene tra i profughi vi fossero diversi medici, la carenza di presidi sanitari rese difficile la gestione delle emergenze; in un'occasione le autorità negarono persino l'invio di insulina per i pazienti diabetici.
La situazione fu ulteriormente complicata dall'opposizione britannica all'ingresso dei profughi in Palestina, sostenuta dall'Alto Commissario Sir Harold MacMichael per il rispetto delle quote previste dal Libro Bianco. In tutto il periodo della sosta, solo pochissimi passeggeri ottennero il permesso di sbarcare: tra questi Medea Solomonovici, autorizzata a scendere a terra per un'urgenza medica a seguito di un aborto spontaneo.
La rigidità britannica Nonostante le condizioni dei circa 800 occupanti della nave, la diplomazia internazionale si focalizzò su un numero limitato di casi individuali. In dieci settimane di stallo solo 9 persone ottennero il permesso di sbarcare a Istanbul. 8 di loro erano in possesso di visti palestinesi validi emessi prima del blocco delle frontiere (tra questi Theodor Benjamin Brettschneider, Emanuel Ghefner, David Israel, Tiwia Franck, Emanuel e Eduard Ludovic). La famiglia Segall (Martin Segall, direttore rumeno della Standard Oil Company, insieme alla moglie e al figlio) riuscì a sbarcare grazie all'intercessione dell'influente imprenditore turco Vehbi Koç e alle pressioni statunitensi; Medea Solomonovici ottenne il permesso per motivi medici. Tutti gli altri appelli volti a permettere lo sbarco di categorie vulnerabili, come bambini o anziani, furono respinti dalle autorità britanniche e turche.
Il governo del Regno Unito motivò il rifiuto con le disposizioni del Libro Bianco del 1939, che limitava l'immigrazione ebraica in Palestina per preservare gli equilibri politici con le popolazioni arabe del Medio Oriente, considerate alleati strategici per l'approvvigionamento del petrolio. I documenti del Foreign Office dell'epoca parlano anche del timore che tra i profughi potessero infiltrarsi agenti al servizio dell'Asse, usato per motivare il diniego dell'asilo, sebbene i passeggeri stessero fuggendo dalle persecuzioni naziste e dei loro alleati.
L'espulsione verso il Mar Nero
Il 23 febbraio 1942 le autorità turche procedettero all'allontanamento forzato della Struma. Un contingente di circa 80 poliziotti turchi salì a bordo per prendere il controllo dell'imbarcazione, nonostante l'opposizione dei passeggeri. Sebbene i motori fossero inutilizzabili e la nave fosse priva di ancora, la Struma fu agganciata a un rimorchiatore e trascinata attraverso il Bosforo verso il Mar Nero..
Durante il transito lungo il Bosforo i profughi esposero sulle fiancate della nave lenzuola con la scritta "Soccorreteci" (), nel tentativo di attirare l'attenzione degli abitanti della costa.. A circa dieci miglia nautiche dalla costa settentrionale turca il rimorchiatore sganciò la nave lasciandola alla deriva. L'imbarcazione si trovava in quel momento senza propulsione, priva di scorte di cibo e acqua, in un'area interessata dalle operazioni belliche dei sommergibili sovietici.
Il sottomarino Shch-213 e il siluramento Nelle prime ore del 24 febbraio 1942 la Struma fu intercettata dal sommergibile sovietico Šč-213 (classe Ščuka). L'unità operava in base a direttive che imponevano l'affondamento di qualsiasi imbarcazione, neutrale o nemica, in transito nel Mar Nero, allo scopo di interrompere i rifornimenti di materie prime verso la Germania nazista. Il comandante D. M. Denežko, identificata la nave, ordinò il lancio di un singolo siluro da una distanza di 1.118 metri.
L'esplosione colpì la Struma a centro barca. La nave si spezzò e affondò in breve tempo; la maggior parte dei passeggeri, che al momento dell'impatto si trovava nelle stive, rimase intrappolata all'interno. I superstiti finirono in mare in condizioni meteorologiche avverse e con temperature dell'acqua prossime allo zero. Pur avendo rilevato l'esplosione dalla costa, le autorità turche non inviarono immediati soccorsi.
David Stoliar, l'unico superstite David Stoliar (Chișinău, ottobre 1922 – Bend, 1º maggio 2014), all'epoca diciannovenne, fu l'unico sopravvissuto tra i passeggeri e l'equipaggio della Struma. Figlio di un industriale tessile di Bucarest, prima dell'imbarco sulla Struma era stato espulso dal liceo a causa delle leggi antisemite e impiegato nel campo di lavoro forzato di Poligon.
Al momento dell'esplosione Stoliar si trovava sul ponte e fu sbalzato in mare dall'onda d'urto. Riuscì ad aggrapparsi a un frammento di legno della struttura della nave che galleggiava tra i detriti. Durante la notte fu raggiunto dal primo ufficiale della nave, il bulgaro Lazar Dikof. I due cercarono di rimanere vigili per contrastare l'insorgenza dell'ipotermia, ma Dikof morì per assideramento nelle prime ore del 25 febbraio. Stoliar rimase solo tra i resti del naufragio fino al pomeriggio, quando fu individuato e tratto in salvo da una imbarcazione costiera turca con sei soccorritori a bordo. Dopo il salvataggio, sempre il 25 febbraio 1942, Stoliar fu arrestato dalle autorità turche e detenuto per 71 giorni con l'accusa di ingresso illegale nel Paese. Fu liberato grazie all'intermediazione di Simon Brod e al rilascio di un visto speciale da parte delle autorità britanniche, che gli permise di stabilirsi in Palestina. Nel 1943 si arruolò nella Brigata Ebraica dell'esercito britannico e prestò servizio in Nordafrica; successivamente prese parte alla guerra d'indipendenza israeliana del 1948.
Nel dopoguerra lavorò come dirigente nell'industria petrolifera e calzaturiera, visse a lungo in Giappone, poi si trasferì definitivamente negli Stati Uniti, in Oregon. La sua esperienza sulla Struma divenne oggetto di interesse storiografico e mediatico solo negli ultimi anni della sua vita, dopo decenni di riservatezza sul tema.
Indagini storiche e ritrovamenti subacquei La dinamica dell'affondamento della Struma fu chiarita solo a distanza di decenni. Nel 1964 lo storico tedesco Jürgen Rohwer trovò negli archivi sovietici i documenti relativi alle operazioni del sommergibile Šč-213 che confermavano il siluramento l'imbarcazione. Tale rivelazione smentì le ipotesi precedenti che attribuivano il disastro a mine subacquee tedesche o romene.