Studio di donna a mezza figura in veste di Sibilla, anche detto Sibilla con cartiglio, è un dipinto a olio su tela realizzato da Giovanni Francesco Barbieri, detto Guercino, intorno al 1619 e conservato presso la Pinacoteca nazionale di Bologna.
Storia L’opera appartenne alla collezione di William Douglas-Hamilton, XII duca di Hamilton, che la vendette il 24 giugno 1882 a George Howard, IX conte di Carlisle Per via ereditaria il dipinto passò quindi a George Josslyn L’Estrange Howard, XI conte di Carlisle. Fu messo all’asta presso Christie's il 18 febbraio 1944 (lotto 36), dove venne acquistato da Hills; ricomparve in una successiva asta della stessa casa il 7 marzo 1952 (lotto 76), occasione in cui fu acquistato da Ryce. Nell'aprile dello stesso anno Ryce lo vendette a Denis Mahon, che alla sua morte lo donò alla Pinacoteca nazionale di Bologna.
Descrizione e stile La figura femminile è raffigurata con un ricco abbigliamento di gusto antico: indossa un ampio turbante ornato da una spilla e da un diadema, insieme a una veste di velluto porpora. La Sibilla è colta nell’atto di srotolare una pergamena, mentre accanto a lei compare un libro chiuso. Tali attributi rimandano alla sua tradizionale iconografia profetica, particolarmente apprezzata dai collezionisti del tempo, al punto che Guercino fu chiamato a eseguire soggetti di questo tipo in ben tredici occasioni.
La figura della Sibilla presenta una strettissima affinità con quella di sant’Irene nel San Sebastiano soccorso conservato presso la Pinacoteca Nazionale di Bologna. La somiglianza non riguarda soltanto l’impostazione stilistica, ma si estende alla posa, all’abbigliamento e al modo in cui la luce incide sul corpo della figura, al punto da rendere le due immagini quasi sovrapponibili.
Sono state avanzate due principali ipotesi interpretative. La prima considera la Sibilla come uno studio preparatorio per il San Sebastiano soccorso, che Guercino avrebbe inviato al cardinale Giacomo Serra per sottoporlo al suo giudizio. In un secondo momento, il pittore avrebbe trasformato la figura di sant’Irene sostituendo gli attributi originari — la spugna e il catino — con il cartiglio e il rotolo di pergamena, adattandola così al soggetto profetico.
Una seconda ipotesi suggerisce invece che Guercino abbia eseguito una replica autonoma della sola figura femminile, forse su richiesta di un committente rimasto particolarmente colpito dall’invenzione originaria. Tale committente potrebbe essere identificato con un nipote del cardinale, ricordato dalle fonti come «colui che si dilettava di disegni».
Le indagini radiologiche hanno evidenziato l’assenza di pentimenti significativi nella stesura della figura; tuttavia, in mancanza di una documentazione bibliografica esplicita, questo dato non consente di confermare in modo definitivo nessuna delle due ipotesi.
Il San Sebastiano soccorso conservato presso la Pinacoteca Nazionale di Bologna fu eseguito per il cardinale Jacopo Serra intorno al 1619, insieme al Sansone arrestato dai Filistei (New York, Metropolitan Museum of Art) e al Ritorno del figliol prodigo oggi al Kunsthistorisches Museum di Vienna. Questo gruppo di dipinti, databile agli anni 1619–1620, è caratterizzato da una stesura pittorica fluida e da forti contrasti chiaroscurali, accentuati da un’illuminazione enfatica. Tali elementi stilistici si ritrovano anche nella Sibilla conservata presso la Civica Pinacoteca Il Guercino di Cento, confermandone la stretta prossimità cronologica e formale a questa fase della produzione giovanile dell’artista.
Note
Bibliografia
Collegamenti esterni
Categoria:Dipinti del Guercino Categoria:Dipinti nella Pinacoteca nazionale di Bologna Categoria:Dipinti su sibille