La Diga di Blufi è un progetto incompleto di realizzazione di uno sbarramento in terrapieno sul fiume Imera meridionale, nei comuni di Castellana Sicula e Blufi, nella catena montuosa delle Madonie, in Sicilia. Seppur in stato di abbandono, viene ritenuto uno di più importanti e strategici progetti per l'approvvigionamento e per la sicurezza idrica siciliana, specie in periodi di siccità.
Storia Il primo progetto per la costruzione di questa infrastruttura venne previsto nel piano generale regolatore degli acquedotti approvato con Legge 4 febbraio 1963, n. 129. Il cosiddetto "schema Blufi" prevedeva un'opera di approvvigionamento che garantisse almeno 23 milioni di metri cubi l'anno, a una portata continua di punta di 800 litri al secondo, per soddisfare i fabbisogni dei comuni limitrofi.
In sintesi, il progetto di massima riguardante l'istanza di concessione inoltrata a luglio 1982 dalla Cassa per il Mezzogiorno prevedeva di:
derivare una portata massima di 10 metri cubi al secondo, dal Fosso Canna al bacino dell'Imera Meridionale; regolare i deflussi del bacino dell'Imera Meridionale nell'invaso di Blufi, realizzato con una diga in materiali sciolti; derivare l'invaso di Blufi per alimentare l'acquedotto del paese; fornire all'ecosistema a valle dell'Imera nei periodi di magra, un deflusso minimo vitale con una portata continua di circa 50 litri al secondo; restituire nell'alveo dell'Imera, una portata media di circa 240 litri al secondo.
La costruzione della diga fu approvata dal Consiglio Superiore dei lavori pubblici in data 25 febbraio 1988, sulla base del progetto esecutivo del 1987.
Nel 1989, il governo regionale siciliano di Rino Nicolosi, riuscì ad avviare i lavori per la costruzione della diga, dopo un lungo iter per l'esproprio dei terreni. In particolare, l'infrastruttura venne dichiarata come opera di pubblica utilità urgente ed indifferibile con decreto lavori pubblici del 29 marzo 1989, n. 360/6.
Al febbraio 1996, risultavano necessari al completamento del sistema diga: +MaterialeCava di estrazioneQuantità necessaria (mc)Argille scagliettate (nucleo)Gelso1.000.000Calcare evaporitico (infianco)Fasanò1.800.000Calcare compattoPolizzi (Dirupo Bianco)500.000SabbiaCozzo Celsi200.000Conglomerati poligenici Cozzo Serre Rosse Cozzo Celsi800.000 Nel giugno 1996, i lavori vennero interrotti in attesa del reperimento dei materiali necessari e di un finanziamento suppletivo di 45 miliardi di lire, oltre i 225 miliardi già spesi.
A gennaio 2001, il Ministero dell'ambiente espresse parere positivo sulla compatibilità ambientale del progetto con opportune prescrizioni:
realizzare un piano per il controllo della qualità delle acque eseguire, prima del rilascio dell'autorizzazione: rilievo geomorfologico diretto in campagna a grande scala (1:1000 o 1:500); indagini specifiche geognostiche e geotecniche; progetto di sistemazione dei versanti e di messa in sicurezza delle aree in dissesto o franose; progetto di scavo del materiale argilloso all'interno dell'area di invaso e le conseguenti opere atte a garantire la stabilità dei versanti posti superiormente; garantire la connessione ittica (per le anguille ed altre specie particolari) tra l'invaso e l'alveo dell'omera a valle dello stesso e che le portate da rilasciare per la garanzia del deflusso minimo vitale (non inferiore di 5.000.000 metri cubi/anno) dovrebbero essere addotte a valle defluendo attraverso lo scarico di fondo ed il canale di scarico, posizionato in destra idraulica del corso d'acqua; progettare e attuare un piano di monitoraggio di tutti gli interventi a verde, di ingegneria naturalistica e di rinaturazione; realizzare rilevati di raccordo morfologico, tra il piede del corpo diga ed il fondo alveo del fiume Imera Meridionale; attuare provvedimenti di mitigazione, come rivegetazione, previsti dal progetto di massima.
Ripresi brevemente nel 2001, i lavori si bloccarono nuovamente nel 2002 con l'apertura di un contenzioso tra le società affidatarie e l'Ente Acquedotti Siciliani, conclusosi con la decisione di rescindere il contratto d'appalto a causa dell'inaffidabilità delle imprese affidatarie su proposta del presidente regionale Salvatore Cuffaro.
Il collaboratore di giustizia Pietro Riggio, in un interrogatorio da parte dei magistrati di Caltanissetta del giugno 2018, raccontò che la diga è sempre stata sotto lo sguardo di Cosa Nostra, in particolare della famiglia Maranto di Polizzi Generosa, scavalcata in seguito dalla famiglia mafiosa di San Mauro Castelverde, accordata con i Corleonesi.
Il 9 marzo 2008, venne reistituito il consorzio Diga di Blufi partecipato dal gruppo Astaldi (ora gruppo Webuild), al 2025 ancora in liquidazione.
Il 9 marzo 2021, il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, nell'adozione del Piano straordinario degli interventi nel settore idrico, ha proceduto a stanziare alla regione Sicilia, il 50% di uno stanziamento complessivo di 4,8 milioni di euro, per la progettazione dei lavori di completamento della diga. Il restante 50% è stato stanziato nel periodo 2023-2025.
Ad oggi, si stima che l'opera sia costata circa 250 milioni di euro (circa 500 miliardi di lire) e, secondo il Registro Italiane Dighe, che servano ulteriori 150 milioni di euro per il ripristino delle condizioni d'uso e per l'adeguamento al nuovo progetto.
Note
Voci correlate
Imera meridionale Ente acquedotti siciliani
Categoria:Acquedotti e impianti idrici della Sicilia