Le Repubbliche marinare furono alcune città portuali italiane che, a partire dal Medioevo, godettero, grazie alle proprie attività marittime, di autonomia politica e di prosperità economica, riattivando i contatti tra l'Europa, l'Asia e l'Africa, quasi interrotti dopo la caduta dell'Impero romano d'Occidente.

Tale definizione, nata nell'Ottocento, è in genere riferita a quattro città italiane, i cui stemmi sono riportati dal 1947 nelle bandiere della Marina Militare e della Marina Mercantile: Amalfi, Genova, Pisa e Venezia. Tuttavia, oltre alle quattro più note, furono repubbliche marinare anche Ancona,Fonti non locali:

Dizionari Zanichelli, capitolo Repubbliche marinare (tutto il volume; il capitolo del libro riguardante Ancona è consultabile alla pagina: )

() Horst Dippel, Costituzioni Degli Stati Italiani (volume 10: Documenti costituzionali di Italia e Malta, parte 1: Ancona-Lucca) edizioni Walter de Gruyter (Germania), 2009 () (Google libri, p. 67) ISBN 978-88-8358-686-6Fonti locali:

(tutto il volume). Gaeta,Fonti non locali:

Fonti locali: La città di Gaeta ha avviato un processo di riconoscimento del suo antico ruolo di repubblica marinara; vedi sito del Comune di Gaeta . . la piccola NoliPer la definizione di piccola: Giovanni Murialdo, Dinamiche territoriali e commerciali nella Noli signorile e comunale..., in: Mauro Darchi, Francesca Bandini, La repubblica di Noli e l'importanza dei porti minori del Mediterraneo nel Medioevo, Firenze, All’Insegna del Giglio (p. 9); Bohun Lynch, The Italian Riviera: Its Scenery, Customs, and Food, with Notes Upon the Maritime Alps, Doubleday, Doran, 1927 (p. 159).Fonti non locali:

(tutto il volume) (alla voce Noli)

Fonti locali: e, in Dalmazia, Ragusa;Fonti non locali:

(Google libri, p. 129). (Google libri, p. 439). (Google libri, p. 121). (Google libri, pp. 98 e 128). in certi momenti storici esse ebbero un'importanza non secondaria e in alcuni casi paragonabile.

Le repubbliche marinare furono importanti non solo per la storia della navigazione e del commercio: oltre far arrivare in Europa preziose merci altrimenti introvabili, i contatti stabiliti con paesi lontani ebbero un notevole impatto sulla cultura, sull'arte e sulle conoscenze geografiche.

Durante lo scorrere dei secoli, le repubbliche marinare, sia le più note, sia le meno note ma non sempre meno importanti, vissero altalenanti fortune, che misero in luce ora l'una, ora l'altra città. Nel IX e nel X secolo, tale fenomeno ebbe inizio con Amalfi e Gaeta, che presto raggiunsero il loro periodo di massimo splendore. Intanto Venezia iniziava la sua ascesa graduale, mentre le altre città vivevano ancora la lunga gestazione che le avrebbe portate all'autonomia e a dar seguito alla loro vocazione marinara.

Dopo l'XI secolo, Amalfi e Gaeta declinarono rapidamente, mentre Genova e Venezia divennero le repubbliche più potenti, seguite da Pisa, che visse il suo momento più florido nel XIII secolo, da Ancona e da Ragusa, alleate per resistere alla potenza veneziana. Dopo il XIV secolo, mentre Pisa declinava sino a perdere la sua libertà, Venezia e Genova continuarono a dominare la navigazione, seguite da Ragusa e Ancona, che vissero nel XV secolo il loro momento aureo. Nel XVI secolo, con la perdita di autonomia di Ancona, rimasero solo le repubbliche di Venezia, Genova e Ragusa, che vissero ancora momenti di grande splendore sino a metà del Seicento, seguiti da più di un secolo di lenta e dorata decadenza che si concluse con l'invasione napoleonica.

Numero delle repubbliche marinare nei secoli Nella tabella sottostante si evidenziano i periodi di attività delle varie repubbliche marinare nei vari secoli. IX secolo X secolo XI secolo XII secolo XIII secolo XIV secolo XV secolo XVI secolo XVII secolo XVIII secolo XIX secoloAmalfi, Gaeta e Venezia Venezia, Genova, Pisa,Ancona, Ragusa e Noli Venezia, Genova,Ancona e Ragusa Venezia, Genova e Ragusa

La tavola cronologica seguente entra maggiormente nel dettaglio, mettendo a confronto la durata delle varie repubbliche marinare ed evidenziando l'oscillare del loro numero nel corso degli anni. 839-958 - ci sono solo tre repubbliche marinare, ossia Amalfi, Gaeta e Venezia. 958-1050 - si aggiunge anche Genova: ci sono quattro repubbliche marinare, ossia Amalfi, Gaeta, Venezia e Genova 1050-1131 - si aggiungono anche Ancona, Pisa e Ragusa: si arrivano a contare sette repubbliche marinare, ossia Amalfi, Gaeta, Venezia, Genova, Ancona, Pisa e Ragusa. 1131-1192 - fine dell'indipendenza di Amalfi (1131) e di Gaeta (1137): rimangono cinque repubbliche marinare, ossia Venezia, Genova, Ancona, Pisa e Ragusa. 1192-1400 - inizia la storia marinara di Noli: in questo periodo ci sono sei repubbliche marinare, ossia Venezia, Genova, Ancona, Pisa, Ragusa e Noli. 1400-1532 - con la fine dell'attività di navigazione di Noli (1400 circa) e la perdita dell'indipendenza di Pisa (1406), rimangono quattro repubbliche marinare, ossia Venezia, Genova, Ancona e Ragusa. 1532-1797 - con la perdita dell'autonomia di Ancona, rimangono tre repubbliche marinare, ossia Genova, Venezia e Ragusa, le più longeve 1797-1808 - nel periodo napoleonico si chiude l'epoca delle repubbliche marinare: nel 1797 perdono l'indipendenza Venezia e Genova, nel 1808 cade anche l'ultima repubblica: Ragusa.

Nascita del concetto di "repubbliche marinare" Prima dell'unità italiana

L'espressione repubbliche marinare è stata coniata dalla storiografia ottocentesca*Francesco Pirani, Le repubbliche marinare: archeologia di un'idea, in Medievalismi italiani - secoli XIX - XXI, a cura di Tommaso di Carpegna Falconieri e Riccardo Facchini, Gangemi editore, 2018. ISBN 9788849236170; Alfonso Mignone, Diritto e storia delle repubbliche marinare di Ancona, Gaeta, Noli e Ragusa; Nino Materi, - Il Giornale, articolo del 13/04/2011 Storia: ecco tutte le "bufale" legate ai numeri., quasi in coincidenza con la fine dell'ultima di esse. L'introduzione di espressioni coniate ex-novo per definire ed interpretare fenomeni storici, del resto, è molto comune nella storiografia, come ad esempio nei casi delle "monarchie assolute", degli "stati regionali", dei "regni romano-barbarici" o del "feudalesimo", tutte espressioni mai usate nell'epoca di riferimento, ma necessarie a definire realtà storiche messe a fuoco in periodi successivi.

Lo storico che introdusse l'espressione repubbliche marinare e mise a fuoco il concetto corrispondente fu lo svizzero Simondo SismondiJean Charles Léonard Simonde de Sismondi, Histoires des républiques italiennes du Moyen âge, Zurigo, 1807-1809, tradotto in italiano nel 1831 con il titolo Storia delle repubbliche italiane dei secoli di mezzo, edito dalla Tipografia Elvetica. nel 1807, nell'opera Storia delle repubbliche italiane dei secoli di mezzo. Nel testo di Sismondi le repubbliche marinare erano viste come città dedite soprattutto a lottare tra loro per questioni legate alla propria espansione commerciale, a differenza dei liberi comuni, che invece lottavano insieme contro l'Impero difendendo coraggiosamente la propria libertà.

In Italia, ciò determinò dapprima un giudizio negativo sulle città marinare, perché la loro storia di lotte reciproche appariva in netto contrasto con lo spirito risorgimentale così diffuso all'epoca. Unica eccezione fu considerata la difficilissima e infine vittoriosa resistenza di Ancona nell'assedio del 1173, che la città ottenne contro le truppe imperiali di Federico Barbarossa; quella vittoria entrò nell'immaginario nazionale come anticipazione delle lotte dei patrioti italiani contro i dominatori stranieri. L'episodio, però, veniva inserito nell'epopea comunale e non in quella marinaraPer tutto il capoverso: Francesco Pirani, Le repubbliche marinare: archeologia di un'idea, in Medievalismi italiani - secoli XIX - XXI, a cura di Tommaso di Carpegna Falconieri e Riccardo Facchini, Gangemi editore, 2018. ISBN 9788849236170; Francesco Pirani, Ancona repubblica marinara fra orgoglio civico e medievalismo da Marca – Marche rivista di storia regionale 9/2017 – Andrea Livi editore.. Il giudizio negativo sulle repubbliche marinare perdurò per circa sessant'anni, dalla messa a fuoco del concetto sino all'unità d'Italia.

Dopo l'unità italiana

Durante i primi decenni successivi all'unità d'Italia, il patriottismo post-risorgimentale alimentò una riscoperta del Medioevo legata a un nazionalismo romantico, in particolare a quegli aspetti che sembravano prefigurare la gloria nazionale e le lotte per l'indipendenza. Il fenomeno delle "repubbliche marinare" venne allora reinterpretato, liberato dal pregiudizio negativo e affiancato alla storia gloriosa dei liberi comuni; si affermò così anche a livello popolare. Celebrando la storia le città marittime italiane, non si considerarono tanto le lotte reciproche, quanto la loro comune intraprendenza marinara. Nella temperie culturale post-unitaria si riteneva fondamentale per «la formazione del moderno popolo italiano», ricordare che «in seno alle repubbliche marittime ed ai comuni sorse quella operosità che inaugurò la civiltà novella».Così si legge nei programmi scolastici ministeriali del 1860. Si veda:

Francesco Pirani, Le repubbliche marinare: archeologia di un'idea, in Medievalismi italiani - secoli XIX - XXI, a cura di Tommaso di Carpegna Falconieri e Riccardo Facchini, Gangemi editore, 2018. ISBN 978-88-492-3617-0; Anna Ascenzi, Tra educazione etico-civile e costruzione dell'identità nazionale: l'insegnamento della storia nelle scuole italiane dell'Ottocento, edizioni Vita e Pensiero, 2004. ISBN 978-88-343-1085-4.

C'è anche da tener presente che nella Marina Militare italiana, nata subito dopo il raggiungimento dell'unità nazionale e quindi solo nel 1861, c'erano accesi contrasti tra le varie marine pre-unitarie: sarda, toscana, pontificia e napoletana;Alle quali si aggiungeva la "marina garibaldina" o "siciliana", originatasi con la Spedizione dei Mille e alla quale avevano aderito volontari di tutta Italia. l'esaltazione dello spirito marinaresco che univa tutte le repubbliche marinare permetteva di mettere in luce una base storica comune, superando le divisioni. Era necessario quindi rimuovere le antiche rivalità e assai significativa a tal proposito fu la riconsegna a Pisa, da parte della città di Genova, delle catene che chiudevano il porto della città toscana, sottratte durante le lotte medievali e restituite nel 1860 in segno di fraterno affetto e di unione ormai indissolubile tra le due città, come si legge nella targa apposta dopo la restituzione.

Nel 1860 ci fu anche l'introduzione nei programmi scolastici dello studio delle repubbliche marinare come fenomeno unitario. Ciò contribuì ulteriormente a rendere il concetto popolare. Nel programma del liceo, si prescriveva infatti, a partire da quell'anno, di affrontare in classe prima le «cagioni del rapido risorgimento del commercio marittimo italiano - Amalfi, Venezia, Genova, Ancona, Pisa» e l'“Assodamento della grande potenza navale italiana”. Per la classe seconda si disponeva che l'insegnante, all'inizio dell'anno, richiamasse alla memoria il periodo «in cui crebbero e fiorirono le repubbliche marittime».Anna Ascenzi, Tra educazione etico-civile e costruzione dell'identità nazionale: l'insegnamento della storia nelle scuole italiane dell'Ottocento, edizioni Vita e Pensiero, 2004. ISBN 978-88-343-1085-4. L'autrice fa riferimento alla Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia del 14 e 15 dicembre 1860, 297-298.