Tra i principali esponenti della letteratura cavalleresca, fu attivo alla corte dei Gonzaga e degli Estensi, in particolare nelle città di Mantova, Bozzolo e Ferrara, tra la fine del quattrocento e i primi anni del cinquecento. La sua opera più importante è il Mambriano, pubblicata postumo nel 1509; essa si colloca temporalmente fra l'Orlando innamorato di Matteo Maria Boiardo e l'Orlando furioso di Ludovico Ariosto, e occupa un posto di rilievo nella storia del genere cavalleresco, pur essendo stata a lungo trascurata dalla critica a causa delle poche edizioni attendibili che sono pervenute.
Biografia Nato da padre ignoto intorno al 1460, non è certo che il Cieco da Ferrara fosse ferrarese di nascita; dagli studi sulla lingua delle sue opere si comprende comunque che fosse settentrionale. Certo è che si chiamasse Francesco, ma ci sono tuttora dubbi sul cognome: nonostante venga riportato numerose volte come "Francesco Bello", l'ipotesi che appartenesse alla famiglia Conosciuti appare più fondata, risultando pur sempre di difficile prova; a sostegno di questa c'è l'epistola dedicatoria premessa alla prima edizione del Mambriano (1509), nella quale Eliseo Conosciuti parla di "mio parente Francesco Cieco" e afferma di esserne l'erede.
Non ci sono molte informazioni su infanzia ed educazione del poeta; è noto che non nacque cieco, ma perse la vista successivamente a un infortunio (per questo temeva costantemente di cadere o perdere la sua strada). Dopo un periodo alla corte di Gianfrancesco Gonzaga e Antonia del Balzo a Bozzolo, passò al seguito di Francesco II Gonzaga; in questo tempo si trova la prima notizia storica certa sul Cieco, un pagamento (a Francesco orbo ill.mi domini marchionis Mantue di florenum unum auri et in auro) risalente al 4 giugno 1489. Lo scrittore accompagnò poi il marchese di Mantova in una visita alla futura consorte Isabella d'Este, suscitando un'impressione positiva.
Nonostante la donna volesse trattenerlo a Mantova, nel 1492 Cieco da Ferrara tornò a Bozzolo; il 26 novembre, su richiesta insistente di Isabella, fu inviato nuovamente da Francesco II, a patto che venisse rimandato il prima possibile "perché qua ho pocho altro piacer se non de audirlo", come scrisse in una lettera Gianfrancesco. È probabile che, in seguito alla morte di quest'ultimo, si sia stabilito definitivamente a Mantova.
Opere Autenticate Mambriano Non è noto quando venne iniziato il Mambriano, poema cavalleresco in ottava rima, diviso in 45 canti, che è senza dubbio l'opera più celebre di Francesco Cieco da Ferrara. Tuttavia, nella seconda delle tre lettere inviate da Antonia del Balzo e Gianfrancesco Gonzaga a Isabella d'Este (le cui missive sono purtroppo andate perdute), datata 26 novembre 1492, viene scritto in riferimento al poeta:
Questo cantare sarebbe, molto probabilmente, proprio il Mambriano; per questo motivo si pensa che l'opera sia stata cominciata mentre Francesco era a Bozzolo. Il poema non contiene vero e proprio tema dinastico, e sono poco chiari i riferimenti al mecenate: la maggior parte è indirizzata con tutta probabilità a un membro della famiglia Gonzaga, anche se non si comprende a quale, in quanto il Cieco indica semplicemente il cognome e lo stemma araldico del Sole (per esempio, si trovano gli appellativi "divo sole" e "gonzagesco sole"). Si presume che il poeta si riferisse a Francesco II, marchese di Mantova.
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