Biografia Il padre Cataldo Il padre Cataldo ebbe un ruolo importante nella rivoluzione garibaldina del 1860, anno in cui ricopriva l'incarico di Intendente di Potenza. Di ideologia liberale, era intimo amico del repubblicano Nicolò Mignogna, capo della cospirazione antiborbonica napoletana, e, nel momento in cui quest'ultimo avanzò nell'agosto 1860 alla guida di duemila armati verso Potenza in nome della rivoluzione garibaldina, Cataldo Nitti preferì abbandonare il suo incarico piuttosto che contrastarne l'avanzata o esserne compartecipe come avrebbe voluto l'amicoF. Nitti, Biografia di Cataldo Nitti, manoscritto conservato presso la Biblioteca Acclavio di Taranto.. Da quel momento in poi, aderì alla corrente meridionale della destra storica che faceva capo al Ministro della Giustizia Giuseppe Pisanelli e fu proclamato senatore per requisiti di censo il 1° dicembre 1870.
L'attività politica e gli studi Il figlio Francesco visse invece la politica marginalmente, seppure non rinunciandovi. Al liceo dimostrò viva intelligenza, focalizzando la sua attenzione sulla Storia: non a caso il suo primo scritto, del 1865, fu Osservazioni sulla rivoluzione italiana del 1859-1860M. Capozza, Le carte di Francesco Nitti, Scorpione editore, Taranto 2010, p.15.. Dopo il liceo si trasferì all'Università di Napoli, dove si laureò nel 1872 in Scienze politiche e sociali. Nel 1873 è a Firenze dove risiedette -sebbene non stabilmente- due anni per attendere agli studi su Machiavelli.
Il primo volume del suo Machiavelli nella vita e nelle dottrine fu stampato nel febbraio 1876 ed ebbe un'ottima accoglienza tra gli addetti ai lavoriLavoro profondo, ricco di pagine bellissime" così lo definì Fausto Nicolini alla voce Francesco Nitti dell'Enciclopedia Italiana, edito della Treccani,Vol. XXIV, 1934, p. 858; cfr: https://www.treccani.it/enciclopedia/francesco-nitti_(Enciclopedia-Italiana)/, pagina consultata il 6/12/2025. Mentre Stefano Palmieri nell'Enciclopedia Machiavelliana la definisce "di gran lunga superiore al posteriore e più noto libro di Pasquale Villari ", S. Palmieri, Francesco Nitti, Enciclopedia machiavelliana, volume 2, Treccani editore, Roma 2014, p. 238; Url: https://www.treccani.it/enciclopedia/francesco-nitti_(Enciclopedia-machiavelliana)/ , pagina consultata il 6/12/2025.. Nel 1882 si candidò al parlamento da indipendente di destra storica nella sua città natia, non prevalendo però sul progressista Pietro D'Ayala. Fu nuovamente candidato nel 1886, ma anche questa volta, pur avendo un notevole riscontro, non riuscì. La sua indole riflessiva, puntigliosa, ma anche certe sfumature del suo programma non avevano proseliti, né egli si sentiva particolarmente abile nella battaglia politica e pertanto, come ebbe a confidarsi con la sua amica Anna Kuliscioff, rinunziò a candidarsi nelle successive consultazioni elettorali.
Dopo aver vissuto a Firenze e a Napoli, nel febbraio 1887 si trasferì a Roma, dove rimase fino alla morte. A metà luglio del 1892 dette alle stampe il suo secondo saggio storico, Leone X e la sua dottrina, in cui tra l'altro venivano approfonditi i rapporti del Papa con i suoi stretti parenti Lorenzo e Giuliano de' MediciS. Palmieri, Francesco Nitti, cit., p.239.. La sua ultima apparizione pubblica, nel 1903, fu in occasione del Congresso internazionale di scienze storiche in cui espose delle riflessioni sulla metodologia nella ricerca storica che possiamo considerare il suo testamento morale: per Nitti i posteri piuttosto che gli storici coevi hanno gli strumenti migliori per raggiungere “la maggiore possibile riproduzione della verità”, perché hanno la possibilità di analizzare “i fatti storici non solo nella loro apparenza esteriore ma anche nella loro genesi”, cogliendo il momento in cui, nelle dinamiche storiche, “le forze latenti” del periodo precedente diventano “le forze preponderanti” del periodo successivoF. Nitti, Comunicazione presentata al congresso di scienze storiche, in Atti del congresso internazionale di scienze storiche, (Roma 1-9 aprile 1903), vol.III, Roma 1906, pp.917-926. Cfr. F. Nitti, Un problema di metodica storica, manoscritto, in Biblioteca Acclavio Taranto, fondo Nitti, b 3, fasc. 27.. Nitti morirà due anni dopo, a 54 anni, per un'infezione polmonare.
Fu socio corrispondente dell'Accademia dei LinceiFrancesco Nitti venne ricordato nei discorsi commemotativi da Oreste Tommasini presso la Reale Accademia dei Lincei, da Benedetto Croce presso la Società Napoletana di Storia Patria e da Francesco D'Ovidio presso la Societa Romana di Storia Patria, cfr. M. Capozza, Le carte di Francesco Nitti, cit., p. 96..
Le amicizie Nitti fu molto apprezzato da Benedetto CroceB. Croce, Commemorazione del socio Francesco Nitti per la Società Napoletana di storia patria , in «Archivio storico per le province napoletane» , a . XXX , 1905 , fasc . II , pp . 275-91, ristampato in B. Croce, Pagine sparse, s. 3ª, Napoli 1920, pp. 115-20. Cfr. anche S. Palmieri, Lettere di Francesco Nitti a Benedetto Croce, in Storia, filosofia e letteratura. Studi in onore di Gennaro Sasso, a cura di M. Herling, M. Reale, Napoli 1999, pp. 703-36., per il rigore delle sue analisi e per l'approccio nella ricerca.
Oltre a Croce, ebbe numerosi corrispondenti: Antonio Rolando, Pasquale Villari, Francesco Brioschi, Guido Biagi, Martino Cassano, Attilio Luzzatto, Arcangelo GhisleriLe lettere di Francesco Nitti a Ghisleri (amico fraterno del Turati) furono archiviate presso la Domus Mazziniana di Pisa. L'archivio personale di Nitti è custodito presso la Biblioteca Pietro Acclavio di Taranto., Oreste Tommasini, Leopoldo Franchetti, Carlo PascalCfr. M. Capozza, Le carte di Francesco Nitti, cit., ad nomen..
Particolarmente interessante è stata la riscoperta di alcune lettere dirette da Francesco Nitti alla coppia Turati - Kuliscioff, precedentemente attribuite a Francesco Saverio NittiS. Miccolis, L'importanza di chiamarsi F. Nitti, in Belfagor, Vol. 59, No. 1 (31 gennaio 2004), pp. 75-83. Una notorietà, quella del poi Presidente del Consiglio F. S. Nitti, che aveva oscurato sin dal 1888 quella dello storico tarantino sino a tradursi da parte di quest'ultimo in snervanti puntualizzazioni, presso giornali e riviste, volti a smentire o, viceversa, ad attribuirsi la paternità di saggi, interviste e pubblicazione varie.. La vicinanza di Francesco Nitti con la coppia non si doveva a ragioni politiche, ma a una semplice casualità: la Kuliscioff, infatti, nel febbraio 1884 si trasferì a Napoli, andando ad abitare nello stesso stabile di Corso Vittorio Emanuele 578, dove abitava il Nitti. La giovane russa aveva già da tempo abbandonato l'attività rivoluzionaria (svolta a vent'anni in Russia) e si era infatti iscritta alla facoltà di Medicina per trasferimento da Berna. Sia Nitti che la Kuliscioff conducevano una vita solitaria e così presero a frequentarsi pressoché quotidianamente. Il Nitti parla di un rapporto limitato a una pura amicizia, ma è indubbio che ne fu attratto almeno sino a quando apparve il milanese Filippo TuratiCosì Turati anni dopo ricordò l'incontro: “…Ieri trovai il tempo di … ripescare la nostra casa …, in Corso Vittorio Emanuele 578, la quale, e tutta la zona circostante, è precisa identica a quando l'abbiamo lasciata, e ho ritrovato persino la tua finestra quasi d'angolo al secondo piano, se non sbaglio, semiaperta che pareva che ti dovessi affacciare colla Ninetta (la figlia di Costa e Kuliscioff, Andreina ndr) nelle braccia. Il portiere, vedendomi curiosare mi domandò chi cercavo e io gli risposi che cercavo le mie memorie di 36 anni fa”, in Carteggio Turati – Kuliscioff, vol.5, Einaudì, Torino 1977, p. 698. , all'epoca semplicemente un giovane poeta e giornalista che si era recato a Napoli per delle ricerche sulla condizione dei contadini. Rimane un dato ineludibile: quando la Kuliscioff lasciò Napoli, nel dicembre 1885, l'amicizia rimase intima e affettuosa, e anche Turati negli anni si rivolse più volte al Nitti (nel frattempo trasferitosi a Roma) per raccomandare, presso il Ministero della Pubblica istruzione, alcuni suoi amici docenti. E quando la Kuliscioff e Turati furono arrestati nel 1898, Nitti chiese l'intervento di un docente milaneseM. Capozza, Le carte di Francesco Nitti, cit., pp. 91-92, lettera in cui si descrive, tra l'altro, la storia dell'amicizia tra il Nitti e la Kuliscioff. Il nome del docente non è menzionato, ma potrebbe trattarsi di Antonio Rolando o Carlo Pascal, entrambi in quel periodo residenti a Milano; sul punto vedi M. Capozza, ivi, p. 162., preoccupato per la sorte della coppia nonché per quella di Andreina, la figlia diciassettenne della Kuliscioff, rimasta sola.
Note
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