LEuphonia è un macchinario, ideato la metà dell'Ottocento dall'inventore tedesco e austriaco Joseph Faber e poi andato perduto. Si trattava di un automa meccanico che, secondo le testimonianze dell'epoca, era in grado di pronunciare qualsiasi parola e frase di ogni lingua europea.

Sebbene qualcuno abbia sospettato che fosse in realtà un congegno fraudolento (la voce poteva provenire in realtà da qualcuno nascosto al suo interno), l'Euphonia ebbe alcuni estimatori, tra cui gli scienziati Joseph Henry e Alexander Graham Bell che, stando a quanto si dice, si ispirò ad essa per inventare il telefono. All'Euphonia viene anche attribuito il merito di aver anticipato la sintesi vocale di molti anni.

Descrizione Presentata come un macchinario in grado di simulare la voce umana e articolare frasi di senso compiuto in qualsiasi lingua europea, l'Euphonia viene descritta come un dispositivo composto da un automa dotato di una lingua artificiale e abbinato a un mantice che fungeva da polmone e una tastiera pressoché identica a quella di un pianoforte. Quest'ultima era composta da sedici tasti che servivano a riprodurre i fonemi basilari delle lingue romanze; un diciassettesimo tasto serviva invece ad aprire e chiudere la glottide del manichino. A seconda dei casi, l'automa presentava delle fattezze femminili o era a guisa di uomo turco.

L'Euphonia trova delle correlazioni con altri dispositivi dell'epoca come l'Eureka, macchinario in grado di generare versi latini in esametro ideato nello stesso periodo o la macchina parlante di Wolfgang von Kempelen.

Storia I prototipi L'Euphonia venne inventata da Joseph Faber, nato a Friburgo intorno al 1786. Ex studente al politecnico di Vienna e astronomo, Faber decise di costruire un macchinario in grado di riprodurre la voce umana dopo aver letto uno scritto di Wolfgang von Kempelen. Faber creò un primo prototipo che risultava essere in grado di pronunciare tutte le consonanti e le vocali della lingua tedesca. Il suo congegno venne esibito una prima volta a Vienna nel 1840 e una seconda l'anno seguente, in presenza del sovrano bavarese. Insoddisfatto dai tiepidi resoconti ricevuti, Faber distrusse il macchinario e, nel 1843, si trasferì negli Stati Uniti in cerca di fortuna.

Il secondo macchinario, battezzato Marvelous Talking Machine, venne presentato alla comunità scientifica di New York suscitando un certo interesse. Il matematico Robert Maskell Patterson fu colpito dall'invenzione, tanto da riferire della sua esistenza all'American Philosophical Society. Tentò anche di supportare finanziariamente l'inventore, ma senza riuscirci. Stando a quanto documentano i giornalisti del New York Daily Tribune il gennaio 1844: Deluso dall'assenza di guadagni ricevuti dalla sua invenzione, Faber distrusse anche questo macchinario.

La creazione dell'Euphonia e la presentazione a Londra

Nel 1845, quando Faber ultimò la versione definitiva dell'Euphonia, Joseph Henry analizzò il macchinario per assicurarsi che non fosse fraudolento. Stando ai suoi resoconti, quest'ultimo fu piacevolmente sorpreso e la considerò un'"invenzione meravigliosa" in grado di trovare numerose applicazioni. Sostenne che, collegando due Euphonia tra loro con una linea telegrafica, i suoi utilizzatori potessero comunicare tra loro servendosi di telegrammi: un'intuizione anticipatrice dell'odierna comunicazione telefonica. Incoraggiato da Henry, Faber esibì l'Euphonia alla Musical Fund Hall di Filadelfia il dicembre 1845.

L'imprenditore circense Phineas Taylor Barnum, venuto a conoscenza del macchinario e deciso a renderla parte dei suoi spettacoli, la esibì l'estate del 1846 alla Egyptian Hall di Piccadilly, a Londra. Fu Barnum a ribattezzarla "Euphonia". Coincidenza vuole che tale nome sia lo stesso del racconto omonimo di Hector Berlioz, scritto nello stesso periodo e trattante il tema dell'utopia, un concetto che sembra volesse incarnare anche il congegno di Faber.

Durante la sua inaugurazione all'Egyptian Hall, la macchina dichiarò: Il pubblico fu poi invitato a far pronunciare all'Eufonia delle parole in qualsiasi lingua europea e le venne fatta cantare God Save the Queen.

La presentazione londinese fu accolta positivamente dal Times, stando al quale era «quasi un dovere di tutti coloro che possono permettersi di vederlo, gratificare subito la propria curiosità e incoraggiare il genio.» Tuttavia, l'aspetto del congegno, considerato inquietante, portò un numero molto esiguo di individui a parteciparvi. Uno di questi, l'impresario teatrale John Hollingshead, fu durissimo nei confronti del macchinario e la sua presentazione e sospettò che in realtà fosse tutto parte di una truffa dal momento che la voce sarebbe potuta provenire da qualcuno nascosto all'interno del congegno.

Anni successivi Barnum rese il macchinario parte di altri spettacoli in altre località dell'Inghilterra, ma i riscontri furono anche qui negativi in quanto gli spettatori, spaventati dall'aspetto dell'Euphonia, abbandonavano gli spettacoli. Stando alle parole di Faber, in tali circostanze, il suo automa venne "apprezzato ancora meno". Il macchinario venne anche esibito a New York presso il Barnum's American Museum; venne anche fotografato da Mathew B. Brady.

Poco si conosce di ciò che accadde a Faber dopo il 1846 e al suo macchinario. Numerose testimonianze vogliono che, dopo aver distrutto l'Euphonia, morì suicida negli USA nel 1850. L'informazione è però contraddetta da altre fonti stando alle quali sarebbe in realtà deceduto a Vienna il 2 settembre 1866. Inoltre, stando a quanto riportò il Toronto Mail, l'Euphonia venne esibita di fronte a una grande platea agli Exhibition Grounds di Toronto nell'agosto 1874, questo sebbene "avesse forse il raffreddore o la mascella slogata" in quanto emetteva parole monotone e simili tra loro.

Note

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Categoria:Automi meccanici Categoria:Sintesi vocale