Cuore mangiato è un motivo narrativo diffuso nella letteratura romanza medievale tra il XII e il XIV secolo. Il nucleo del racconto riguarda un marito geloso che, per vendicarsi dell’adulterio della moglie, la induce con l’inganno a mangiare il cuore dell’amante, rivelandoglielo solo dopo che la donna ha consumato il pasto. Alla scoperta della verità, la donna muore per il dolore o si suicida.

Il tema, presente già nell’antichità classica (Zagreo), conosce un’ampia diffusione nelle tradizioni letterarie in antico francese, antico occitano, antico italiano e medio alto tedesco.

Origini e diffusione Compare per la prima volta in un’allusione “d’ambiente” nel Roman de Tristan di Thomas d’Angleterre (1170)M. Di Maio, Il cuore mangiato. Storia di un tema letterario dal Medioevo all’Ottocento, Milano, 1996. , dove la regina Isotta canta un lai in cui si narra dell’amante Guiron, ucciso dal marito della dama e servito a lei come pietanza.

Il tema si sviluppa in generi diversi: lirica, biografie trobadoriche (vidas), novelle in prosa, romanzi in versi e riscritture parodiche. Il suo radicamento nell’immaginario medievale è legato sia al simbolismo del cuore come sede delle emozioni sia a tradizioni folkloriche e rituali di origine più antica.

Schema narrativo Lo schema di base del motivo presenta alcuni elementi ricorrenti:

un cavaliere e una dama intrecciano una relazione amorosa; il marito della donna scopre l’adulterio; l’uomo uccide l’amante (oppure trova il corpo già morto); il marito fa estrarre il cuore, lo fa cucinare e lo offre alla moglie di nascosto; rivelata la verità, la donna muore (per suicidio, per dolore o lasciandosi morire).

Nelle varianti parodiche il cuore viene sostituito da altre parti del corpo; nelle versioni simboliche la cardiofagia è solo visionaria o metaforica.

La vida di Guilhem de Cabestaing

La versione più celebre del motivo è tramandata dalla vida e dalla razo del trovatore Guilhem de Cabestaing (fine XII – inizi XIII secolo). Secondo il racconto, Guilhem ama la dama Soremonda, moglie del signore Raimon di Castel Rossiglione. Scoperto l’adulterio, Raimon uccide Guilhem, ne fa estrarre il cuore, lo fa «arrostire e condire col pepe» e lo serve a Soremonda. Quando le rivela la verità, la donna si getta da un balcone e muore.

La vida riferisce inoltre che il re d’Aragona punì Raimon confiscandogli i beni e ordinò per i due amanti un’annuale commemorazione nella contea del Rossiglione.

Altre attestazioni medievali Il motivo è presente anche in: altri racconti francesi in versi e in prosa dei secoli XII–XIII; testi della tradizione trobadorica, in cui assume valore paradigmatico per l’amor cortese; opere narrative italiane di area toscana; racconti medio alto-tedeschi con connotazione morale o esemplare.

Le varianti possono modificare il ruolo del marito (talvolta condannato, talvolta giustificato) e la modalità della morte della donna.

Oltre alla vida e razo di Guilhem de Cabestaing e al riferimento al Lai Guiron conservato nel Roman de Tristan di Thomas d’Angleterre, il tema del cuore mangiato ricorre in altre opere romanze e germaniche dei secoli XII–XIV, appartenenti a generi diversi.

Area francese (d’oïl)

Lai d’Ignaure (fine XII): versione parodica in cui il cuore viene sostituito da un’altra parte del corpo; costituisce una riscrittura burlesca del motivo tradizionale. Roman du Châtelain de Coucy et de la Dame de Fayel (post 1280) di Jakemés: rielaborazione tragica e cortese, con uccisione dell’amante, estrazione e ingestione del cuore, e morte della dama alla rivelazione dell’inganno.

Area occitana

Vida e razo di Guilhem de Cabestaing (fine XII – inizi XIII secolo): la versione più celebre del motivo, considerata centrale nella tradizione.A. Langfors, Le troubadour Guilhem de Cabestanh, in «Annales du Midi», XXVI (1914), pp. 5–96. Ensenhamen a cavaier di Arnaut Guilhem de Marsan (XIII secolo): contiene la storia di Linhaura e presenta un nucleo narrativo affine alla tradizione di Ignaure, pur senza la presenza diretta dell'episodio cardiofagico. Plaigner voill en Blacatz di Sordello da Goito, trovatore Italiano (1236–1237 ca.): planh composto in occasione della morte del barone provenzale Blacatz III. Sordello immagina che il cuore del defunto sia suddiviso fra i principali sovrani d’Europa, affinché possano cibarsene e acquisire il coraggio e le virtù cavalleresche che essi non possiedono più. Il motivo del cuore, trasformato in simbolo politico e morale, serve al trovatore per formulare una critica satirica contro Federico II, Luigi IX di Francia, Enrico III d’Inghilterra, Ferdinando III di Castiglia, Giacomo I d’Aragona, Tibaldo I di Navarra e i conti di Tolosa e Provenza. La variante non ha carattere amoroso ma rielabora il motivo cardiofagico in chiave allegorica e moralizzante.

Area italiana

Decameron IV, 9 di Giovanni Boccaccio: rielaborazione toscana del motivo, nota come la novella di Guiglielmo Rossiglione e Guiglielmo Guardastagno, derivata dalla tradizione occitana e francese. Novellino, novella LXI (XIII secolo): versione con intento dichiaratamente parodico, che rielabora il motivo in chiave narrativa più leggera e deformante rispetto al modello cortese. Vita Nuova, III, 1-15 di Dante (1292-1293 o al 1294-1296): Nel sonetto, Dante chiede ai «fedeli d'Amore» di giudicare il sogno che segue al secondo incontro con Beatrice, avvenuto a 18 anni. Nel sogno, Dante vede la personificazione di Amore che tiene in braccio Beatrice, addormentata e nuda, avvolta in un drappo rosso. Amore tiene il cuore del poeta in una mano e, risvegliata la donna, le fa mangiare il cuore, cosa che lei fa “dubitosamente” (cioè provando paura). La gioia dell’amore si trasforma così in dolore e il poeta vede Amore, con la donna tra le braccia, salire piangendo verso il cielo.

Area germanica

Herzmäre di Konrad von Würzburg (XIII secolo): novella in versi che presenta il motivo del cuore mangiato in una forma moralizzata e altamente simbolica.

Queste opere mostrano variazioni significative rispetto allo schema narrativo canonico: il ruolo del marito può essere esaltato come difensore dell’onore o condannato come crudele vendicatore; la morte della donna assume forme diverse (suicidio, morte per dolore o digiuno); le versioni parodiche reinterpretano il motivo con intento burlesco.

Interpretazioni La critica ha proposto diverse letture del motivo: simbolo dell’unione totale tra gli amanti, con forte valenza corporale e rituale; esempio della tensione tra sentimento amoroso e struttura gerarchica della società feudale; residuo di antiche pratiche folkloriche legate alla sacralità del cuore; tragedia esemplare dell’amor cortese perseguitato.

Fortuna post-medievale Tra il XVIII e il XIX secolo il tema del cuore mangiato viene ripreso in riscritture letterarie, opere teatrali e testi musicali, talvolta come elemento macabro di gusto antiquario, talvolta come simbolo romantico dell’amore estremo.

Pierre de Belloy (1777), in Gabrielle de Vergy tragedia ispirata ai medievali Roman du Castelain de Couci et de la Dame de Fayel e Lai de la Chastelaine de Vergy, in un duello il marito uccide l'amante, per poi strappargli il cuore dal petto e mostrarlo alla moglie che muore per l'orrore. Stendhal, s’interessa al tema del cuore mangiato, traducendo/riscrivendo la razo di Guilhem de Cabestaing nel capitolo LII di De l’amour (1822), sotto il titolo di La Provence au XIIe siècle e lo cita anche nel Le rouge et le noir (1831)

Note

Bibliografia J. Boutière – A.-H. Schutz (a cura di), Biographies des Troubadours, Toulouse–Paris, 1950.

Ch. Marchello-Nizia (a cura di), Tristan et Iseut. Les premières versions européennes, Paris, 1994. Mariella Di Maio, Il cuore mangiato. Storia di un tema letterario dal Medioevo all’Ottocento, Milano, Guerini e Associati, 1996.

Gaston Paris, “Le Conte du Châtelain de Coucy et de la Dame de Fayel”, in Romania, XIII (1884), pp. 331–365.

Henri Hauvette, “La 39e nouvelle du Décaméron et la légende du cœur mangé”, in Romania, XLI (1912), pp. 241–288.

A. Langfors, Les chansons de Guilhem de Cabestaing, Paris, Champion, 1924.

A. Langfors, “Le troubadour Guilhem de Cabestaing”, in Annales du Midi, XXVI (1914), pp. 5–96.

D. Beltrandi – J.-J. Vincensini, “La vengeance est un plat qui se mange cuit. Notes de travail: quelques réflexions sur la thématisation”, in Bulletin du Groupe de Recherches sémio-linguistiques (EHESS), 16 (1980), pp. 30–43.

J. E. Matzke, “The Legend of the Eaten Heart”, Modern Language Notes, vol. 26, no. 1, 1911, pp. 1–8. Categoria:Letteratura medievale