Ganimede e l'aquila o Ganimede con l'aquila di Giove (), chiamato anche Ganimede che abbevera l'aquila di Giove in italiano, è una scultura dell'artista danese Bertel Thorvaldsen. Ne esistono diversi esemplari; il più famoso è esposto al Museo Thorvaldsen di Copenaghen. Altri esemplari di marmo si trovano alla Pinacoteca Tosio Martinengo di Brescia, nel Museo delle belle arti di Lipsia in Germania, nel Chrysler Museum of Art di Norfolk (Virginia) negli Stati Uniti, nella Heim Gallery di Londra, nelle Kennedy Galleries di New York, alla Killruddery House di Bray in Irlanda ed al Minneapolis Institute of Art negli Stati Uniti. Il Museo Thorvaldsen possiede anche due esemplari in gesso. La sua copia in marmo fu realizzata in Italia a partire dal 1815, portata da Livorno a Copenaghen sulla corvetta danese Galathea nel 1833 e lasciata al museo dopo la morte dell'artista nel 1844.
Nella mitologia greca, Ganimede era un principe troiano che era il più bello di tutti i mortali. Zeus, che corrisponde a Giove nella mitologia romana, si innamorò di lui e lo rapì sull'Olimpo con l'aiuto di un'aquila, a volte identificata come Zeus stesso. Ganimede visse poi nell'eterna giovinezza come coppiere degli dei.
Thorvaldsen fu un rappresentante del neoclassicismo e fu considerato dai suoi contemporanei lo scultore più importante dopo Antonio Canova. Soggiornò a Roma dal 1797 al 1838, dove fu una figura centrale per gli artisti scandinavi e tedeschi, che arrivarono in un flusso costante come viaggiatori istruiti per studiare la cultura romana antica.
Lo storico dell'arte Fritz Baumgart scrive che la scultura è caratterizzata da una "bellezza inquietante" ed è insuperabile nella sua perfezione di forma. Ganimede, con la sua pelle liscia e lo sguardo fiducioso, si inginocchia davanti all'aquila, il cui piumaggio è accuratamente lavorato. Thorvaldsen non scelse né il motivo del violento rapimento del ragazzo né quello del bel giovane come coppiere per questa scultura. Viene invece raffigurato come il potere del padre degli dei e la ferocia del predatore siano uniti nell'aquila, che a sua volta viene sconfitta dalla bellezza e dall'amore. Nell'arte, la relazione tra Zeus e Ganimede è solitamente ritratta come erotica.
Thorvaldsen raffigurò Ganimede come coppiere in altre due sculture: nella scultura () (1816) e nella scultura () (versione in gesso intorno al 1805, versione in marmo 1820). Entrambi sono esposti nel Museo Thorvaldsen.
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