Il Frassino di Moncenisio è un albero monumentale situato nella piazza parrocchiale di Moncenisio, nella città metropolitana di Torino.

Storia La tradizione locale fa risalire l'epoca d'impianto del frassino monumentale ai tempi in cui fu eretta la seicentesca chiesa parrocchiale di San Giorgio, cui l'esemplare è attiguo. Un’altra leggenda vuole invece Napoleone protagonista della piantumazione dell’albero, nel periodo in cui decise di costruire l’attuale strada statale 25 per collegare l’Italia alla Francia.

Esistono alcune immagini storiche risalenti ai primi anni del Novecento che mostrano, come scorcio ricorrente, proprio quello lungo il torrente al quale il frassino allora come oggi si affacciava. Nelle immagini d’epoca l’albero appare con entrambe le branche e alto almeno il doppio rispetto alla sua condizione odierna.

Nel 2002, a causa di una bufera di vento, l’esemplare subì lo schianto di una delle branche primarie, evento che richiese l’intervento della Regione per salvarlo. Nello stesso anno il frassino venne inserito tra gli alberi monumentali tutelati dalla Regione Piemonte.

Il Frassino di Moncenisio fa parte dell’elenco degli alberi monumentali italiani con identificativo 02/D553/TO/01. Descrizione L’esemplare di Fraxinus excelsior, dell’età presunta di oltre 400 anni, si presenta alto 10 metri e con una circonferenza del fusto a petto d’uomo di 5,7 metri. È un raro esempio di monumentalità per questa specie arborea, che difficilmente raggiunge una tale longevità.

Il possente fusto si divideva in due branche primarie all’altezza di circa quattro metri; oggi ne resta solo una, dopo lo schianto provocato da un nubifragio. Della branca caduta, prima degli interventi fitosanitari, rimaneva solo un moncone che mostrava un severo attacco di carie del legno, problematica che interessa anche il resto del tronco del frassino monumentale.

Nel corso degli anni sulla pianta sono stati effettuati vari interventi di cura: la branca superstite venne alleggerita e privata del legno malato, disinfettato con ossicloruro di rame e protetto mediante retini. Trattamenti analoghi furono eseguiti anche sul fusto e sul colletto. La pianta, per via della chioma ormai ridotta e del tronco completamente cavo, versa in uno stato vegetativo precario, nonostante una sorprendentemente vigorosa risposta alle potature. Galleria d'immagini

Note

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