Proveniente da una famiglia dell’aristocrazia liberale, sostenne l’azione patriottica durante le rivoluzioni del 1848 e fu legata a figure di rilievo come Francesco Hayez e Giuseppe Verdi.
Biografia Origini familiari e formazione Giuseppina Morosini nacque a Lugano nel 1824, terzogenita di Giovanni Battista Morosini (1782-1874),La parentela con l’omonima casata veneziana non è documentata con certezza. Il ramo lombardo dei Morosini, attestato a Milano dal XIV secolo, si trasferì tra XV e XVI secolo nel territorio di Lugano. Cfr.: Si conserva invece traccia del privilegio concesso dall’imperatore Venceslao nel 1397 che attribuì il titolo di conti palatini ai fratelli Giorgio, Uberto, Filippo e Francesco, figli di Pantaleone, "cittadino veneziano stabilito in Milano". Il privilegio, confermato da Giovanni Maria Visconti nel 1407 sarebbe stato successivamente presentato dal ramo luganese al Tribunale Araldico "per la conferma della nobiltà". Cfr.:, appartenente a un’antica famiglia patrizia luganese, deputato e membro del Gran Consiglio ticinese, e di Emilia Maria Magdalena Taddhea Zeltner, figlia di un esponente del patriziato di Soletta, balivo di Lugano nel biennio 1793-1794.
Giuseppina e i suoi cinque fratelli ricevettero un'educazione improntata a idee liberali e alla sensibilità patriottica. La madre, legata da un rapporto d'affetto con il generale e patriota polacco Taddeus Kosciuszko, educò i figli all'apertura culturale e all'avversione verso il regime austriaco. La villa di Vezia, presso Lugano, dove la famiglia risiedeva, fu luogo di incontro per esuli e patrioti italiani, contribuendo alla formazione indipendentista dei giovani Morosini.
Il padre, Giovanni Battista Morosini, svolse ruoli di rilievo nella vita pubblica e politica e nel 1833 divenne procuratore della principessa Cristina Trivulzio di Belgioioso. Nel 1829 acquistò la villa dei marchesi Recalcati a Varese, che la consorte Emilia trasformò in un famoso salotto risorgimentale. Poco incline alle idee liberali, nel 1842 il nobiluomo ottenne la cittadinanza austriaca e nel 1860 rinunciò alla cittadinanza svizzera. La sua posizione politica e il suo orientamento nei confronti del movimento di unificazione italiana restano oggetto di discussione tra gli storici.
Impegno patriottico (1848-1860)
Durante i moti del 1848 e negli anni successivi, Giuseppina Morosini, la madre e le quattro sorelle, parteciparono attivamente al sostegno dei patrioti italiani, ospitando esuli e feriti e sostenendo la causa nazionale con mezzi economici e reti di relazione.
Il fratello minore, Emilio Morosini (1831-1849), combatté sulle barricate nelle Cinque Giornate e, diciottenne, morì nella difesa della Repubblica romana, insieme a Luciano Manara ed Enrico Dandolo, fidanzato della sorella Annetta.
Dopo la morte di Emilio, affranta dal dolore, la madre si ritirò dalla vita pubblica, mentre Giuseppina continuò a sostenere la causa dell'indipendenza italiana. Nel 1851 sposò l’ingegnere milanese Alessandro Negroni Prati (1809-1870), vedovo, di idee conservatrici e filo-austriache, con il quale ebbe cinque figli.
Anche una delle sue sorelle, Cristina, sposò un membro della famiglia Negroni; il loro matrimonio fu al centro di una complessa vicenda giudiziaria e canonica, molto commentata sulla stampa dell’epoca.
Trasferitasi a Milano dopo il matrimonio, Giuseppina Morosini entrò in relazione con gli ambienti artistici e letterari della città, e la sua casa divenne punto d’incontro per esponenti come Andrea Verga, Andrea Maffei e Giovanni Visconti Venosta.
Nel 1853 fu ritratta da Francesco Hayez, suo insegnante di pittura, in un dipinto oggi conservato presso la Veneranda Biblioteca Ambrosiana, che testimonia i suoi legami con gli ambienti culturali milanesi dell’epoca. Tra il 1869 e il 1875 la nobildonna raccolse le memorie del pittore, facendone dono all'Accademia di Brera dopo la morte dell'artista.
Nell’aprile del 1860 organizzò una raccolta di fondi per la Spedizione dei Mille. Nello stesso anno partecipò alle iniziative del quotidiano patriottico La Perseveranza, fondato nel 1859, dedicandosi anche alla promozione di attività culturali e caritative.
Rapporti con Giuseppe Verdi
Giuseppina Morosini fu legata da un'amicizia di lunga durata con Giuseppe Verdi. Il compositore, introdotto nel 1842 nella residenza lombarda dei Morosini grazie alla comune amicizia con il giornalista Luigi Toccagni, mantenne con lei e con i suoi congiunti un legame di stima e consuetudine epistolare protrattosi per oltre mezzo secolo, fino alla sua morte nel 1901.
Alcune ricostruzioni biografiche hanno ipotizzato l'esistenza di un legame sentimentale tra Verdi e "Peppina" Morosini - o, secondo altre versioni, con la madre Emilia Zeltner - sulla base del tono particolarmente affettuoso di alcune lettere del compositore. Tale interpretazione, tuttavia, è stata anche riconsiderata in chiave storico-sociale, riconducendo l'espressività di Verdi ai codici relazionali tipici dei salotti aristocratici lombardi del tempo, in cui la dimensione emotiva non implicava necessariamente un coinvolgimento amoroso.
Tra le lettere note di Verdi, una delle ultime inviate (8 giugno 1895) testimonia l’interesse della contessa per la cultura manzoniana: Giuseppina Morosini propose a Verdi di musicare il coro dell’atto IV dellAdelchi (Morte di Emengarda), ma egli rifiutò cortesemente, ricordandole con ironia la propria età e la difficoltà dell’impresa.
Una parte delle lettere e dei cimeli verdiani appartenuti ai Morosini è oggi conservata presso il Museo Teatrale alla Scala di Milano, nei fondi Anna e Giuseppina Morosini e Casati.
Attività filantropica e ultimi anni Dopo l’unità d’Italia e la morte dei genitori, dai quali ereditò villa Negroni a Lugano, Giuseppina Morosini si dedicò ad attività filantropiche, in particolare nel campo dell’educazione infantile. A Gorla Maggiore, in provincia di Varese, donò una casa di sua proprietà, che fu destinata a sede di un asilo.
Nel 1882 ottenne per decreto reale l'autorizzazione a trasmettere lo stemma Morosini ai propri discendenti legittimi e naturali; nel 1886 re Umberto I le conferì con motu proprio il titolo di contessa, trasmissibile al figlio Gian Antonio Negroni Prati Morosini, in riconoscimento dei meriti patriottici della famiglia Morosini e in particolare del sacrificio del fratello Emilio, caduto nel 1849 durante la difesa di Roma.
Morì a Milano il 16 marzo 1909 e fu sepolta nella cappella della famiglia del marito a Pessano con Bornago.
Note
Bibliografia
Voci correlate Emilio Morosini Giuseppe Verdi Francesco Hayez Risorgimento
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