LAssedio di Crema del 1449 fu un fatto d'armi dal quale iniziò la lunga dominazione della Repubblica di Venezia fino al 1797. Storia Le premesse Nella notte tra il 24 ed il 25 gennaio 1423 fuggì da Crema Giorgio Benzoni, sostenitore delle fazioni guelfe, ponendo fine alla breve Signoria cittadina di Crema.

Si era insediato nel 1405 alla morte dei cugini di secondo grado Paolo e Bartolomeo – morti di peste. – che avevano instaurato la Signoria due anni prima nel contesto di una debolezza del Ducato di Milano che aveva perduto il controllo su parecchie terre permettendo l'istituzione di alcune indipendenze locali.

Filippo Maria Visconti iniziò un'operazione di ricostituzione dello stato milanese, per cui il Benzoni venne a patti con il Duca; gli sarebbe stata concessa l'autonomia su Crema, Pandino, Misano di Gera d'Adda e Agnadello purché non tramasse con nemici e avversari politici del Visconti, né avrebbe dovuto accogliere sul proprio territorio fuoriusciti milanesi; divenuto pressoché un vassallo dovette prestare assistenza militare al Visconti ma fu accusato di tradimento da alcuni nemici, forse per vendetta di alcune violenze perpetrate dai figli., da cui la precipitosa fuga prima a Mantova, quindi a Venezia permettendo il ritorno dei ghibellini..

Nel 1425 il conte Francesco Bussone, conte di Carmagnola fu allontanato da Milano ed essendosi trovato senza una carica e senza un comando pervenne a Venezia dove, dopo alcuni mesi di contrattazione, si mise in testa ad una condotta di 300 lance, quindi, dopo essere stato chiamato dal Senato veneto ad esprimersi, nominato capitano generale degli eserciti veneziani.. In tale veste mosse guerra contro il Visconti iniziando le ostilità in terra bresciana dove vi si aggiunsero quali condottieri Giorgio Benzoni e il figlio Venturino..

Informato, il Visconti confiscò tutti i beni dei Benzoni in Crema, cacciò tutti i familiari e molti guelfi..

Dopo una battaglia avvenuta nei pressi di Casalmaggiore. nella quale il conte di Carmagnola ne uscì sconfitto, i Benzoni furono mandati a difendere la fortezza di Fontanella che fu perduta e Venturino fu condotto in catene prima a Crema, successivamente rinchiuso nelle carceri di Monza e, infine, in una torre di Milano..; fu liberato grazie allo zio materno Bonicio Corio (di nobile famiglia milanese) che tesse le lodi del nipote presso il Duca descrivendolo come abile cavaliere): a Venturino fu concesso di partecipare ad una giostra che vinse ottenendo la libertà.. Il Carmagnola, invece, venne richiamato a Venezia, arrestato, torturato e quindi condannato a morte con l'accusa di tradimento per aver tramato accordi segreti con il Duca di Milano.

Le ostilità tra veneziani e milanesi cessarono nel 1441 permettendo ai Benzoni e alle partigianerie guelfe di rientrare in città. ma la tregua durò poco: il duca Filippo nel 1446 intendeva impossessarsi della signoria di Cremona in capo al genero Francesco Sforza, peraltro da lui stesso assegnata quale dote per il matrimonio contratto con la figlia Bianca Maria.; di questa contrapposizione familiare ne approfittò il generale dei veneziani Michele Attendolo il quale ruppe l'esercito di Filippo conquistando tutte le terre tra Oglio e Adda meno Crema presidiata per tempo dai milanesi al comando di Carlo Gonzaga; di seguito, scovata una cospirazione favorevole ai veneziani furono impiccati tre individui e cacciati tutti i guelfi dal borgo...

Poiché i disordini interni causati anche dalle soldatesche non cessarono il Duca inviò Giacomo Da Lonato, quindi le compagnie di fanti guidate da Ottaviano Visconti e Angelo Lavelli, un surplus di soldati che provocò all'interno delle mura un principio di carestia. poi risolta da Paolo Segizzi dei Conti di Pramollo che inviò il figlio Raimondo nelle terre del ducato per far scorta di viveri da portare a Crema.

Da Lonato fu sostituito nel 1447 da Giacomo Parravicino, ma nell'agosto di quell'anno moriva Filippo Maria Visconti, senza eredi maschi e senza disposizioni testamentarie, generando una serie di lotte intestine e politiche in merito alla successione.; nel vuoto di potere creatosi alcuni cittadini milanesi (Innocenzo Cotta, Antonio Trivulzio, Teodoro Bossi, Giorgio Lampugnano, Vitaliano I Borromeo, Mariano Vitali e Giovanni da Ossona) il 14 agosto radunarono la popolazione presso l'Arengo e proclamarono l'Aurea Repubblica Ambrosiana della quale Crema rimase sottomessa.

Il mese successivo i repubblicani inviarono Gasparo Vimercati a guidare la città concedendogli ampi poteri.; il Vimercati a sua volta spedì nel mese di ottobre a Milano Guido Parati, Antonio Poiani, Giacomo e Tomaso Vimercati e Cristoforo Martinengo affinché giurassero fedeltà alla Repubblica...

Instauratosi il nuovo governo, infine, fu permesso il ritorno in città dei guelfi pur nella totale ostilità delle fazioni ghibelline.

Ancora una volta ne approfittò Venezia che mosse guerra contro i milanesi i quali offrirono il comando a Francesco Sforza, che accettò, forse per non inimicarselo e frenare le sue ambizioni volte a prendere il posto del suocero; gli scontri logorarono l'esercito ambrosiano e corse voce che in un eventuale trattato di pace Crema fosse ceduta ai veneziani mandando nel panico i ghibellini della città.. Venturino Benzoni una volta liberato si mise al soldo della Repubblica Ambrosiana assieme al fratello Guido.

I mesi precedenti l'assedio

Nel mese di marzo 1448 Gasparo Vimercati valutava di cacciare di nuovo i guelfi da Crema, ma temendo disordini e violenze ricorse ad uno stratagemma: con un perentorio proclama fece radunare tutti gli uomini tra i 15 e i 70 anni fuori Porta Ombriano con la scusa di conoscere quante persone fossero idonee ai servizi militari... Una volta radunati, tale Giovanni Tintori dal rivellino esortò i ghibellini a rientrare prontamente, quindi fu levato il ponte e i guelfi rimasero esiliati.

Dopo la battaglia di Caravaggio del mese di settembre 1448, dalla quale l'esercito veneziano ne uscì sconfitto., vennero avviate trattative segrete tra Venezia e Francesco Sforza promettendogli l'appoggio (anche militare) alla salita del potere di Milano in cambio dell'abbandono dei paesi occupati dai milanesi nei territori bergamasco e bresciano, nonché la rinuncia dei diritti di Milano su Crema e la Gera d'Adda... Il trattato tra lo Sforza e Venezia fu stipulato il 18 ottobre a Rivoltella del Garda; venuti a sapere del sotterfugio i ghibellini scrissero una lettera alla repubblica milanese ottenendo in cambio rassicurazioni.

Il 1° gennaio 1449 Gasparo Vimercati dimostrò tutto il suo autoritarismo abolendo il Consiglio generale del comune e nominando dieci membri a sua scelta..

L'assedio Con l'aiuto della Sforza i veneziani conquistarono Treviglio, Caravaggio e parte della Gera d'Adda.

Nel mese di febbraio l'esercito di San Marco, condotto da Sigismondo Malatesta (provveditore era Jacopo Loredano) mosse verso Crema accampandosi nella zona meridionale, verso San Bartolomeo ai Morti. raggiunti anche dai guelfi cremaschi cacciati pochi mesi prima. Iniziò un bombardamento con lancio di palle di pietra che danneggiò seriamente le mura, ma assai spesso gli ordigni sorvolavano le fortificazioni causando danni anche alle abitazioni.

Tuttavia, i movimenti dei veneziani erano sorvegliati da vedette collocate sul campanile della chiesa di San Giacomo così I ghibellini di Vimercati tentarono una sortita che riuscì a danneggiare non poche macchine da guerra degli assedianti.

L'esercito veneziano si allontanò dalle mura per porre rimedio ai guasti delle macchine da guerra mentre da Milano giunsero a rinforzo Carlo Gonzaga, comandante supremo, e Francesco Picinnini., arrivo che preoccupò il Malatesta tanto da ritirarsi a Fontanella.. In questo periodo Venturino e Guido Benzoni si congedarono dagli ambrosiani e offrirono i loro servigi a Venezia: fu loro affidata la custodia di Bergamo.

Nell'agosto 1449 il Malatesta riportò l'esercito a ridosso di Crema, fortificò il ponte sul fiume Serio e si collocò sulla strada per Ombriano facendo scavare un canale per deviare le acque delle fosse.

Ma le sorti furono dettate da una serie di tradimenti e sotterfugi: Carlo Gonzaga, che ambiva al potere, offrì a Francesco Sforza Lodi e Crema in cambio della Signoria di Tortona; lo Sforza accettò e Gonzaga fece allontanare le truppe di presidio. Il Malatesta ne fu informato da Gasparo Vimercati in un segreto incontro avvenuto in un chiesetta in riva al Serio.

I ghibellini cremaschi, così, si ritrovarono senza aiuto e sempre più pressati dalle maglie dell'esercito veneto. Su consiglio di Gasparo Vimercati inviarono due ambasciatori presso il conte Sforza, Cristoforo Cristiani e Agostino Martinengo, per indurlo a tenere la Signoria di Crema; ma lo Sforza rifiutò perché intendeva mantenere fede al patto stipulato con Venezia l'anno prima., una scelta che sostanzialmente dettò la consegna di Crema al Leone di San Marco.

Rimasti soli i ghibellini nominarono sei oratori (i già citati Cristoforo Cristiani e Agostino Martinengo cui si aggiunsero Antonio De' Conti, Agostino Cerioli, Tommaso Vimercati e Bartolomeo Gambazocca) che raggiunsero il campo del Malatesta e trattarono la resa con il provveditore dell'esercito Andrea Dandolo.

Il 16 settembre 1449 Andrea Dandolo e Sigismondo Malatesta attraversarono Porta Ombriano ed entrarono a Crema assieme a Gentile Leonisa, Filiberto, Guido e Cesare Martinengo, anticipati da venti trombetta..

Gasparo Vimercati si nascose presso un'abitazione privata ma venne scoperto, spogliato e fatto allontanare dalla città nudo per scherno..

il 20 settembre 1449, furono stipulati tra il provveditore veneto Andrea Dandolo e i rappresentanti della comunità i patti di dedizione successivamente ratificati con lievi modifiche dal Doge.

Tra le mire espansionistiche di Venezia e le ambizioni di potere di Francesco Sforza e Carlo Gonzaga, delle quali la città fu sostanzialmente moneta di scambio, iniziava così un lungo e periodo sotto l’egida di San Marco destinato a durare fino al 1797..

Note

Bibliografia

Voci correlate Storia della Repubblica di Venezia Ducato di Milano Aurea Repubblica Ambrosiana Guelfi e ghibellini

1449 Crema Crema Categoria:Guerra nel 1449