Biografia Nacque nella prefettura di Mie il 14 aprile del 1919, figlio di una pescatrice di perle... Si arruolò nella Dai-Nippon Teikoku Kaigun, e prestò inizialmente servizio nella fanteria di marina a Kure, passando poi alla come allievo pilota del Dai-Nippon Teikoku Kaigun Kōkū Hombu. Dal 28 aprile 1941 al marzo 1942, in piena seconda guerra mondiale, quando conseguì il brevetto di pilota si addestrò a Tsuchiura e Oita.. Assegnato al 6º Gruppo aereo ad aprile, dopo l'attacco di Pearl Harbor del 7 dicembre 1941, prese parte all'operazione AL (Aleutine) e all'operazione MI (Midway) imbarcato sulla portaerei Junyo, e fino a giugno 1942 prestò servizio sulla portaerei di scorta Taiyō. Nel febbraio 1943 , fu trasferito sulla portaerei Zuikaku e avanzò verso la base di Rabaul a novembre. Il 2 dello stesso mese, abbatté due caccia Lockheed P-38 Lightning nel suo primo combattimento.. Rimase a Rabaul per i successivi quattro mesi, continuando a combattere contro gli aerei nemici, e mentre la battaglia infuriava, egli apprese i punti di forza e quelli di debolezza dei suoi avversari, temendo in particolare il Grumman F6F Hellcat, uno dei pochi aerei statunitensi in grado di sfidare lo Zero nel suo punto di forza: la manovrabilità. In generale, gli aerei americani si erano rivelati robusti e difficili da abbattere.
Nonostante il principio prevalente dello "uccidi o sarai ucciso", mostrò sempre compassione per i suoi avversari. Il 4 gennaio 1944, mentre tornava da una missione di combattimento, avvistò un solitario Chance Vought F4U Corsair il cui pilota lo abbandonò subito dopo lanciandosi con il paracadute da Capo St. George. Sorvolato il pilota, che attendeva in acqua l'improbabile arrivo dei soccorsi, sganciò la propria scialuppa di salvataggio. Il capitano Harvey F. Carter del VMF-321 salì a bordo, salutandolo, purtroppo il pilota americano fu mai ritrovato. Nel marzo del 1944 divenne istruttore presso il Tainan Kokutai in Giappone. Poco dopo, fu inviato a Formosa (Taiwan) per condurre missioni di intercettazione e pattugliamento. Effettuò anche missioni di caccia notturna e, nella notte del 31 agosto 1944, ingaggiò una formazione di undici bombardieri Consolidated B-24 Liberator che stavano bombardando il porto di Takao. Effettuò attacchi frontali sul B-24 pilotato dal tenente Norman B. Clendenen del 425th Bombardment Squadron, distruggendo il bombardiere, che si schiantò in fiamme (ci fu un solo sopravvissuto, che fu catturato). Danneggiò anche il bombardiere pilotato dal tenente George Pierpont, il cui B-24 Liberator si schiantò contro una montagna in Cina durante il volo di ritorno; l'aereo non fu recuperato fino al 1996.
Il 3 novembre 1944, sopra il porto di Amoy, in Cina, lui e il suo gregario, Manabu Ito, iniziarono l'avvicinamento dopo aver scortato un convoglio appena entrato nel porto quando due North American P-51 Mustang del 74th Fighter Squadron, pilotati dal capitano Paul J. Reis e dal tenente John Wesley Bolyard, attaccarono i velivoli giapponesi, aprendo il fuoco da lunga distanza. Egli, che non aveva ancora visto i caccia americani, credette che il suo giovane gregario avesse sparato per errore e, prima di poter rendersi conto della situazione, i due P-51 Mustang entrarono in contatto. Bolyard abbatté immediatamente Ito e poco dopo anche lui, il cui Mitsubishi A6M Zero divenne incontrollabile. Riuscì a lanciarsi dell'aereo quando era a soli 80 metri dal suolo e il suo paracadute si aprì poco prima di toccare l'acqua. Gravemente ustionato, fu tratto in salvo due ore dopo da due uomini cinesi che lo portarono sulla spiaggia. Dopo aver trascorso un mese in un ospedale a Formosa, ritornò in Giappone dove presentò domanda per diventare pilota Kamikaze, ma la sua domanda fu respinta. Venne quindi assegnato al 203. Kokutai operante sull'isola di Kyushu per difendere il territorio giapponese. Il 18 marzo 1945, attaccò i caccia F4U che mitragliavano l'aeroporto di Kasanbara, abbattendone alcuni, uno dei quali, pilotato dal tenente James J. Stevens del VBF 83, che stava tentando di raggiungere la portaerei Essex volando basso sul mare e lasciando una lunga scia di fumo nero. Cercò di intercettarlo, ma anche il suo aereo era rimasto danneggiato nella battaglia e fallì. L'F4U fu danneggiato mortalmente e si schiantò in mare, e Stevens annegò nell'affondamento del suo Corsair. Fu in questo periodo che iniziò a dipingere le vittorie ottenute con il suo aereo per risollevare il morale dei suoi gregari. Così apparvero le vittorie ottenute il 18 marzo, oltre a due Boeing B-29 Superfortress, uno probabile e l'altro abbattuto in collaborazione con Tetsuzo Iwamoto. Prese successivamente parte alla operazioni difensive durante la campagna di Okinawa.
Il 10 luglio 1945 ingaggiò un duro combattimento aereo con i Republic P-47 Thunderbolt sopra Kyūshū. Riuscì a danneggiare gravemente un aereo statunitense, ma anche il suo fu danneggiato, iniziando a perdere carburante, costringendolo a un atterraggio di fortuna. Quando fu annunciata la resa del Giappone, si rifiutò di accettare la sconfitta e per cinque giorni continuò a volare, cercando aerei nemici che non trovò mai e lanciando volantini che esortavano la popolazione a resistere e i suoi compagni a continuare a combattere. La fine della guerra lo colse sulla base di Usa, ed all'epoca aveva accumulato 1435 ore di volo e ottenuto 32 vittorie secondo Sakaida e 18 secondo Patton. Dopo la fine della guerra fu congedato definitivamente il 1 settembre 1945, lavorò come tassista, e nel 1998 viveva a Osaka.. Si spense il 12 marzo 2008.
Note
Bibliografia
Collegamenti esterni
Categoria:Assi dell'aviazione giapponese della seconda guerra mondiale