Cattura di Cristo è un dipinto a olio su tela (115,6x142,5 cm) realizzato da Giovanni Francesco Barbieri, detto Guercino, databile al 1621 e conservato al Fitzwilliam Museum a Cambridge.
Storia Questa tela e il suo pendant (Incredulità di san Tommaso) furono eseguiti dal Guercino nel 1621, poco prima della sua partenza per Roma. Le due opere furono commissionate da Bartolomeo Fabbri, che già nel 1616 aveva messo a disposizione del pittore due stanze per l’accademia del nudo. Il Malvasia le menziona nella Felsina pittrice con i titoli «Un Christo avanti à Anna» e «Un S. Tommaso, che tocca la piaga à Christo».
Il titolo «Christo avanti à Anna» può essere inteso come una interpretazione del Malvasia di un soggetto più genericamente identificabile con il Cristo catturato, corrispondente alla scena evangelica dell’arresto di Gesù. Giovanni Battista Pasqualini incise entrambi i dipinti in controparte.
I due dipinti entrarono nella collezione del cardinale Marzio Ginetti, che fu Legato pontificio di Ferrara dal 1640 a 1642, Non è noto se le opere siano giunte in suo possesso come dono oppure come acquisto. Il Malvasia conosceva le due incisioni eseguite da Giovanni Battista Pasqualini tratte da questi dipinti, e ne attestò anche l’esistenza. Essendo in rapporti di amicizia con il cardinale Ginetti, è molto probabile che abbia potuto vedere le tele a Roma, quando si trovavano nella sua collezione.
A metà dell’Ottocento i due dipinti si trovavano nella collezione Hope, appartenente a una famiglia di noti mercanti di Amsterdam, e furono probabilmente acquistati da Thomas Hope, che verso la fine del secolo si trovava a Roma. Egli fu ritratto da Jean François Sablet nel 1792 mentre gioca a cricket, e l’acquisto dei due quadri avvenne verosimilmente in quegli anni. Hope riunì la propria collezione nella residenza di campagna di Deepdene House, presso Dorking, nel Surrey, celebre per la ricchezza delle opere d’arte che vi erano conservate, tra cui numerosi dipinti di maestri italiani del Seicento.
Nella mostra che si tenne a Londra nel 1818 presso la British Institution entrambi i dipinti - La cattura di Cristo e l'incredulità di Tommaso - furono prestati da Thomas Hope e figurano nel catalogo ai numeri 113 e 117, con l’indicazione di provenienza Collezione Aldobrandini. Nel 1844 si tenne un'altra mostra, sempre presso la British Institution, per la quale i due dipinti furono prestati da H. T. Hope. Poiché Thomas Hope era morto nel 1831, si tratta di un altro membro della stessa famiglia. La cattura di Cristo fu acquistata da Robert Langton Douglas alla Hope Sale, la grande vendita all’asta della collezione Hope organizzata a Londra da Christie, Manson & Woods il 20 luglio 1917. L’opera fu poi da lui donata al Fitzwilliam Museum di Cambridge nel 1924, nel cui catalogo figura con il n. 1131. Descrizione e stile Il dipinto raffigura il momento della cattura di Cristo nell’orto degli ulivi. Gesù, al centro della scena, è circondato da soldati che lo afferrano con gesti concitati, mentre una lanterna illumina la scena. Le mani che strattonano, stringono armi o denaro e si protendono verso di lui creano una fitta trama di movimenti, esaltata dai contrasti di luce e ombra. Cristo, con le mani giunte e lo sguardo sereno, non oppone resistenza: la tensione dell’insieme è concentrata sul suo volto, verso cui convergono i gesti e le linee compositive dei personaggi. La scena, priva di profondità spaziale, concentra l’azione in primo piano e accentua l’effetto di drammatica intensità.
Secondo Denis Mahon, i due dipinti furono eseguiti prima della partenza per Roma, dunque nei primi mesi del 1621. Il formato orizzontale e la rappresentazione dei personaggi a mezza figura, già presenti in opere precedenti del Guercino, vanno considerati un retaggio della tradizione veneta. La sensazione di movimento e il tentativo di cogliere l’attimo fuggente sono, per Mahon, l’espressione di un’impetuosa «esplosione bassanesca», difficilmente concepibile a Roma e impossibile dopo il ritorno da quella città.
Di diverso avviso Pulini, secondo il quale il sapiente notturno di questa tela rende difficile pensare che Guercino non avesse ancora visto direttamente le opere di Caravaggio, o di una sua copia, circolante in Emilia, come riferisce Malvasia. E proprio la Cattura di Cristo del Guercino appare in preciso dialogo con la cattura di Cristo di Caravaggio, conservato presso la National Gallery of Ireland, Dublino. E proprio da tale affinità Pulini trae la conclusione che il Guercino abbia dipinto il suo Cristo mentre era Roma, o che comunque, non essendovi traccia di un suo precedente viaggio a Roma, in qualche modo sia venuto a conoscenza del dipinto di Caravaggio. La realizzazione e quindi la presenza, a Roma della Cattura spiegherebbe anche l'influenza diretta che ebbero su Giovanni Serodine dellIncontro di Pietro e Paolo sulla via del martirio.
Ma Mahon si serve del confronto con l'opera di Caravaggio per rafforzare il suo convincimento che Guercino non ne fu affatto influenzato «...la cui famosa interpretazione del soggetto, tutta concentrata nel suo meraviglioso semicerchio, chiusa e raccolta, rappresenta un punto di vista opposto alla maggior libertà di espansione così tipica del Guercino.» Le interpretazioni di Mahon e Pulini offrono dunque letture divergenti del medesimo episodio. Se per il primo i due dipinti segnano l’apice della fase giovanile di Guercino e ne confermano l’autonomia rispetto a Caravaggio, per il secondo essi documentano invece un momento di svolta, nel quale l’artista entra in contatto con la pittura caravaggesca o con quella dei suoi seguaci.
Note
Bibliografia
Categoria:Dipinti del Guercino Categoria:Dipinti nel Fitzwilliam Museum Categoria:Dipinti sulla cattura di Gesù