Numerosi sono i suoi libri pubblicati con editori diversi. Gli è stato assegnato il Grifone d'oro nel 1992.

Biografia

Alfio Cavoli nasce il 22 agosto 1927 in una casa del centro storico di Manciano primogenito di quattro fratelli. I suoi genitori, Corrado e Petronilla Franci, sono operai. Dopo i cinque anni di scuola elementare nel suo paese natale, le minime risorse economiche a disposizione della famiglia lo obbligano ad attenderne altri due prima che possa intraprendere la strada di proseguire gli studi, tra l'altro, con l'imposizione paterna dell'indirizzo scelto ai fini di una futuro lavorativo certo. Degli anni dell'infanzia racconterà nel capitolo Paese mio nativo del libro illustratoFotografie di dei mancianesi Bruno Baccioli, Romano Ballerini, Boero Bellezzi, del pitiglianese Lorenzo Adolfo Denci, dei grossetani F.lli Gori. Sapor della mia terra. Nel 1948 si diploma all'Istituto Tecnico Agrario Statale “Angiolo Vegni (Angelo Vegni)”Gianfranco Santiccioli, Graziano Tremori, Istituto Vegni (Dalle origini ai giorni nostri), Cortona (AR), Arti Tipografiche Toscane, 2007, p. 494. delle Capezzine (AR), vivendo il periodo della seconda guerra mondiale in convitto. Al suo ritorno a Manciano, prende in carico la famiglia. Inizia a lavorare facendo supplenze in materie tecniche all'Avviamento Professionale Agrario Statale di Castel del Piano. È il 1949. Nei primi anni Cinquanta esercita, in contemporanea all'insegnamento, la professione di Perito Agrario aprendo con il più giovane amico e collega Lindo Narciso Pascucci, anche lui mancianese, uno studio tecnico. Nel 1962 si sposa a San Marino con la professoressa Maria Luisa Michelotti (1929-1991) originaria della piccola Repubblica alla quale nel 1961, essendo il direttore della scuola, ha dato l'incarico d'insegnare Matematica e Scienze naturali nell'Avviamento Professionale Agrario di Roccalbegna. Avranno due figlie.

PubblicistaIscritto all'Albo dei giornalisti della Toscana dall'8 luglio 1974. Ordine dei Giornalisti della Toscana, Albo professionale degli iscritti al 31 dicembre 1975, Firenze, Tipografia Cavicchi & C., s.d.

Nel 1965, ha già scritto un discreto numero di articoli riguardanti la Maremma su Il Telegrafo con il quale inizia una prima collaborazione come corrispondente sportivo poi trasformatasi e durata a lungo. Raccoglie i pezzi di storia, archeologia, arte, costume pubblicati dal 1958 al 1965 nel suo primo libro Uomini, cose e paesi della Maremma dal quale, Luigi Veronelli, trae e trascrive nel supplemento al n. 179 di Panorama Italia gastronomica (n. 2, Italia centrale), l'articolo dedicato al piatto tipico mancianese originariamente pubblicato l'8 febbraio 1964 sul quotidiano livornese.Alfio Cavoli, Il “ciaffagnone” mancianese, Il Telegrafo, 8 febbraio 1964.

Continua a scrivere per Il Telegrafo anche quando «il giornale che ingiustamente superiori interessi […] avevano condannato a pena capitale»Editoriale del direttore del quotidiano Carlo Lulli, ne Il Telegrafo, anno 101, n. 119, sabato 21 maggio 1977, edizione straordinaria. viene pubblicato dalla Coop Libera Informazione. Nell'edizione straordinaria del 21 maggio 1977, Il Telegrafo Speciale centenario, composto da cinque fascicoli, in totale 88 pagine, è presente anche un suo pezzo. Continua a scrivere per il quotidiano anche quando diventa Il Tirreno.Anno 101, n. 141 (1977). Oltre a pubblicare sue recensioni, articoli nelle rubriche Il mondo dell'arte e Oggi in Libreria e in terza pagina, la Redazione di viale Alfieri a Livorno realizzerà due volumi a fascicoli settimanali a firma Alfio Cavoli: La Maremma dei briganti e Maremmani.

Collabora, negli anni, con numerose testate. Tra altre, e in aggiunta a Il Telegrafo/Il Tirreno, scrive per Il Tempo, La Nazione, Paese Sera, Toscana Qui, Le Antiche Dogane. Sull'ultima in elenco – stampata dal 1999 – sono apparsi ininterrottamente pezzi di Alfio Cavoli e molte recensioni nei numeri che vanno dal 2 al 60.Il mensile – edito da Aldo Sara, Roma –, che Alfio Cavoli ha contribuito a far nascere, continua a pubblicizzare per anni i primi quattro titoli della collana editoriale Le Antiche Dogane, pubblicati dal 2001 al 2003, opere dello scrittore.

Suoi articoli di archeologia, storia, arte, tutela dell'ambiente e del paesaggio, costume, tradizioni, soprattutto, riguardanti le peculiarità della Maremma, sono pubblicati su riviste di settore come Archeologia viva (Bimestrale di archeologia arte etnologia), Civiltà da scoprire (Trimestrale di etruscologia), Cultura d'Oggi, L'Era (Bimestrale di lettere ed arti) e numerose altre.

Nel 1972-1973 Alfio Cavoli fa parte del Comitato di Redazione della rivista semestrale Confronti la cui direzione passa al commediografo Marcello Morante dopo un primo numero intitolato La Comune diretto da Giuseppe Guerrini.Confronti, Rivista semestrale, Tipografia La Grafica, Grosseto, 1972/1973.

Negli anni Ottanta è responsabile del notiziario di Radio Grosseto.

Membro della Società Storica Maremmana, collabora al bollettino del sodalizio con studi e recensioni a sua volta ripetutamente recensito da altri Collaboratori. Uno degli studi, Maremma canora,Alfio Cavoli, Maremma canora, in Bollettino della Società Storica Maremmana, n. 28, 1973, pp. 43-64. è una testimonianza della intraprendenza vocale dei vecchi mancianesi – donne e uomini – che, spesso analfabeti, cantavano improvvisando in rime spontaneamente perfette. Nel 2022, a cura della figlia maggiore Daniela, è stato ristampato, ed è leggibile gratuitamente online La terra lavoratela solo con la zappa, un ulteriore contributo al bollettino relativo alle lotte contadine dei primi anni del Novecento a Manciano.Alfio Cavoli, Lotte contadine a Manciano - 1904-1908, in Bollettino della Società Storica Maremmana, nn. 39-40, dicembre 1980, pp. 86-100. Nell'aprile 2023, Maremma Magazine, distribuisce in omaggio copie del libriccino ai suoi lettori.Celestino Sellaroli, L'editoriale, in Maremma Magazine, Anno XXI, n. 2, aprile 2023, p. 13. Il mensile ha ospitato scritti di Alfio Cavoli negli ultimi anni della sua vita e, dal 2022, ripropone vecchi articoli dello scrittore in una rubrica dedicata.

Scrittore

«Il più attendibile studioso di cose maremmane.»Corrado Augias, Paesaggi di Maremma nei dipinti di Savina Tavano Amodeo, Vallecchi, Firenze, 1992, p. 26. Corrado Augias

Il brigantaggio

Alfio Cavoli si occupa costantemente di studiare e divulgare la storia del brigantaggio soprattutto ottocentesco, soprattutto maremmano. La scelta di affrontare questo fenomeno sociale è conseguenza diretta della sua frequentazione infantile con il dottore del paese che, tra le altre mansioni, ha dovuto supplire, quando necessario, anche a quella delle autopsie, talvolta dei briganti. Tommaso Fratini, questo il nome del medico, abita una casa poco distante da quella del bambino e, divenuto quasi cieco, lo invita a trascrivere quanto gli detta sul proprio diario.Intervista ad Alfio Cavoli, Io da ragazzetto, in Il fatterello è questo (Storie e memorie contemporanee dal Museo del Brigantaggio di Cellere), Bolsena, Sistema museale del Lago di Bolsena, 2015, p. 70. Alfio Cavoli, accettando, incomincia a conoscere i nomi dei vari fuoriusciti della zona, a incuriosirsi fra i libri che il medico gli suggerisce e gli presta volentieri.

Tommaso Fratini muore nel 1944, ma in Alfio Cavoli rimane fermo riferimento per il futuro ciò che apprende sui briganti in quegli incontri. Dopo gli studi scolastici incomincia ad approfondire la tematica per avere un quadro chiaro della situazione sociale nella Maremma di fine Ottocento. Raccoglie in volume le sue deduzioni. Recensito anche su Il Corriere della Sera da Carlo Laurenzi,Carlo Laurenzi, Maremma amara, ne Il Corriere della Sera, 17 novembre 1966, recensione poi riproposta nel libro Carovana di mare (Vallecchi, Firenze, 1968) come paragrafo intitolato: Maremma, pp.111-114. che lo definisce un «libro assurdo e quasi profetico» specificando: «Alfio Cavoli, chiunque sia, scrive cupo e antico, mi piace», La Maremma di Tiburzi venderà presto le copie stampate. Il brigantaggio vi è trattato in nuce come inevitabile conseguenza delle disastrose condizioni di vita delle masse proletarie in quella terra subito dopo l'Unità d'Italia. Le ricerche storiche compiute in seguito da Alfio Cavoli approfondiscono ulteriormente il fenomeno in Maremma e nel resto d'Italia. Sono sue quattro successive monografie dedicate a questo tema sul quale è stato invitato a scrivere anche uno studio riguardante il brigantaggio a San Marino inserito nel primo volume dell'enciclopedia Storia illustrata della Repubblica di San Marino.Alfio Cavoli, Briganti a San Marino (La malavita a San Marino nel Settecento e la banda del brigante Tommaso Rinaldini della Isabellona - Mason Dla Blona), in Storia illustrata della Repubblica di San Marino, a cura del Centro di Documentazione della Biblioteca di Stato della Repubblica di San Marino, San Marino, AIEP Editore, 1985, primo volume, pp. 253-268.

L'introduzione alla ristampa del libro Il brigantaggio nel ViterbeseAlfio Cavoli, Introduzione, ne Il brigantaggio nel Viterbese , Valentano, Scipioni Editore, 1993, pp. 5-15. è un ulteriore tassello del mosaico costruito sull'analisi di fatti e scritti dimenticati su cui Alfio Cavoli continuerà a lavorare fino alla fine dei suoi giorni. Come lo è la presentazione al volume di Angelo La Bella e Rosa Mecarolo Tiburzi senza leggendaAlfio Cavoli, Presentazione, in Tiburzi senza leggenda, Valentano, Scipioni, 1995, pp. 5-10. anch'essa dello scrittore.

Al noto brigante Domenico Tiburzi spettano i primati di latitanza e notorietà fra i fuorilegge maremmani di fine Ottocento, ma non quello di ferocia che è stato conquistato dal contemporaneo Enrico Stoppa di Talamone. Anche su quest'ultimo, nato solo due anni prima di Domenichino e morto alle Murate di Firenze, Alfio Cavoli scrive un libro Lo sparviere della Maremma.

Domenico Tiburzi

Cavoli contribuisce fattivamente al miglioramento della conoscenza di Domenico Tiburzi.Giulio Tatasciore, Tiburzi, Domenico Luigi, detto Domenichino, in Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 95 (2019),; Marco D'Aureli, Il fatterello è questo, 2015, op. cit., pp. 104-108. Nel 1975, licenzia alle stampe Il giustiziere di Cèllere che delinea, con una prosa semplice, ma incalzante, spesso pervasa di poesia, la figura del criminale in sette racconti. Sono tanti quanti erano gli omicidî attribuiti a Domenico Tiburzi e documentati al 1975. Sempre su Domenico Tiburzi, in tempi successivi diversi, scrive altri quattro volumi e, infine, ma non ultimo, il saggio Tiburzi perché proposto sulla rivista fiorentina Stazione di posta.Alfio Cavoli, Tiburzi perché, in Stazione di posta n. 11/12/13 maggio-ottobre 1986, pp. 57-73.

Consulenze storiche

In tema di brigantaggio ottocentesco, il regista Sergio Rossi chiede la consulenza storica dello scrittore per la realizzazione del documentario Briganti della Maremma tosco-laziale dell'800 prodotto nel 1986 per il Dipartimento Scuola Educazione dalla RAI. Documentario del quale Alfio Cavoli scrive anche i testi poi proposti personalmente in video. Il film è inserito la prima volta nel palinsesto di RAI 2 in due puntate passate rispettivamente il 18 e il 25 maggio 1987.La Repubblica, Programmi televisivi di domani, domenica 17/lunedì 18 maggio 1987; La Repubblica, Programmi televisivi di domani, domenica 24/lunedì 25 maggio 1987.

Anche Paolo Benvenuti invita Alfio Cavoli a collaborare, sempre in veste di storico, alla realizzazione del film Tiburzi (1996) presentato al 49° Festival del film di Locarno.49° Festival internazionale del film, Locarno 8-18 agosto 1996. Consulenza che, insieme a quella sulla patrimonializzazione, è nuovamente contributo dello studioso per l’istituzione del Museo del Brigantaggio di Cellere.