Biografia Nacque a Pralboino nel 1554, secondogenito di Giovanni Corona, conte di Milzano, e di Giulia Maurenzi di Tolentino.

Si addottorò in utroque iure il 6 gennaio 1577, insieme al fratello maggiore Uberto, conte di Pralboino.

L'11 maggio 1592 papa Clemente VIII lo nominò vescovo di Tortona, secondo le volontà del predecessore Cesare Gambara, suo zio (a sua volta succeduto nel 1548 al cardinale Uberto Gambara, vescovo di Tortona dal 1528 al 1548). Il 18 ottobre seguente fece il suo ingresso solenne nella diocesi. Risiedette nel palazzo vescovile, fatto costruire dallo zio, commissionando decorazioni raffiguranti i predecessori.

Il 7 novembre di quello stesso anno svolse la visita ad limina, rilasciando una corposa relazione sulle problematiche della diocesi tortonese.

Nel 1591 il Senato di Milano aveva aperto un'indagine per conoscere le "ragioni" della presunta indipendenza dei territori denominati il "Vescovato"Sull'intera questione si veda Sergio Pagano, Le ragioni temporali di un vescovo, Maffeo Gambara, vescovo di Tortona e il conflitto giurisdizionale con il Senato di Milano, Roma, 2000. Non si confonda il territorio del Vescovato di cui qui si parla con gli altri feudi del vescovo tra cui Albera Ligure, di cui era marchese come erede dell'estinta abbazia di Vendersi nell'alta Val Borbera. prima che si insediasse il vescovo Maffeo Gambara, anche perché non era conosciuto nessun documento che legittimasse la presunta indipendenza di questo territorio. Il vescovo non solo ostacolò l'indagine, ma addirittura instaurò "un clima di terrore e minacce" per impedire che i suoi sudditi aiutassero in qualsiasi modo le ricerche dei magistrati.S. Pagano, cit., p. 10. La Santa Sede sostenne per principio il vescovo, ma in seguito a gravi fatti (omicidi, incendi e vendette) compiuti dai bravi del presule (che li aveva fatti chierici per impedire che fossero punibili dall'autorità civile) nel 1594 cercò di appianare la questione inviando a Tortona come esaminatore pontificio Carlo Bascapè vescovo di Novara. Il quadro che uscì dalle lettere inviate a Roma fu sconsolante: non solo le notizie delle violenze erano vere, ma il Gambara aveva intentato processi davanti all'Inquisizione contro i suoi avversari politici e per provare le sue ragioni aveva ordinato di creare un intero codice di documenti apocrifi a falsari stipendiati.Il Bascapè avvertì Roma che "per la parte della Chiesa non s'era camminato sul sodo", cioè che non esisteva alcun documento che desse il minimo appiglio legale perché c'erano privilegi imperiali e pontifici (a partire dal XII secolo) che riguardavano donazioni di terre, ma non di giurisdizione. Era vero che i vescovi avevano esercitato da secoli una forma di governo, ma come acquisizione di fatto, del resto mai del tutto pacifica, che i sovrani tolleravano fin tanto che i vescovi non avanzavano richieste esorbitanti. Roma allora decise, per "spegnere" la questione, di far amministrare il territorio conteso al saggio vescovo di Lodi Ludovico Taverna dal 1597 al 1614. Il successore del Gambara, Cosimo Dossena, lo riottenne nel 1614 con un accordo con Madrid, anche per evitare un processo che avrebbe potuto annullare ogni diritto sulle terre del vescovato. Tale situazione rimase in essere fino al 1784 quando il vescovo Peyretti li cedette a Vittorio Amedeo III di Savoia ottenendo per sé e i vescovi suoi successori il titolo di principe di Cambiò.A ricordo della giurisdizione civile di cui fin dal Medioevo godevano questi prelati, si noti che fino al XX secolo l'entrata in città per la presa di possesso della diocesi vedeva il vescovo guidare la processione non a piedi, ma a cavallo e impugnando non il pastorale, bensì la spada a simboleggiare il suo potere e il suo rango. Sulla giurisdizione civile dei vescovi si veda anche G. M. Merloni, Splendore e tramonto del potere temporale dei vescovi di Tortona, Cassano Spinola, 1993.

In seguito si adoperò per completare l'applicazione dei decreti emanati dal Concilio di Trento: il 21 aprile 1595 aprì il sinodo diocesano, il secondo tenuto dopo il Concilio, il quale emanò 38 capi, pubblicati da Bartolomeo Bolla nel 1598.

Al contempo, avendo ricevuto dal padre il feudo di Milzano, vi fece costruire la parrocchiale, secondo il progetto commissionato dallo zio.

Morì a Pralboino nel 1612, ricevendo sepoltura nella cattedrale di Tortona.

Note

Collegamenti esterni

Categoria:Vescovi di Tortona Categoria:Gambara (famiglia)