Lassedio di Trento fu un episodio cruciale della Guerra di successione spagnola, combattuto nell'estate del 1703. L'esercito francese, guidato dal maresciallo Louis-Joseph de Vendôme, invase il Principato Vescovile di Trento con l'obiettivo strategico di attraversare le Alpi e unirsi agli alleati bavaresi.
Nonostante l'esercito francese fosse riuscito a conquistare e saccheggiare la città di Trento, l'invasione fallì. La guarnigione imperiale austriaca, comandata dal generale Christoph von Heister, si ritirò strategicamente nell'inespugnabile Castello del Buonconsiglio, resistendo al bombardamento. Logorato dalla guerriglia delle milizie tirolesi (i Landesschützen) e incapace di prendere la fortezza, Vendôme fu costretto a ordinare la ritirata, segnando il fallimento dell'intera campagna.
Antefatti
Nel 1701 scoppiò la Guerra di successione spagnola. Il Regno di Francia e i suoi alleati (tra cui la Spagna e l'Elettorato di Baviera) si scontrarono con la Grande Alleanza (guidata da Impero Asburgico, Inghilterra e Olanda).
Nel 1703, l'obiettivo strategico primario per i francesi, che operavano nell'Italia settentrionale, era quello di aprire un corridoio attraverso le Alpi per congiungersi con l'esercito dell'alleato bavarese, che minacciava Vienna da nord. Il Principato Vescovile di Trento, feudo imperiale governato dal principe-vescovo Johann Michael von Spaur, rappresentava il principale ostacolo su questa direttrice.
Il maresciallo Vendôme radunò un corpo di spedizione di circa 15.000 uomini e, nell'estate del 1703, risalì dalla Pianura Padana. Avanzando da sud, prese Riva del Garda dopo un breve assedio, Arco e Rovereto, sbaragliando le prime difese imperiali e delle milizie locali.
Svolgimento All'avvicinarsi dell'imponente esercito francese, il comandante della piazza di Trento, il feldmaresciallo tenente Christoph von Heister, prese una decisione strategica cruciale. Consapevole che le mura medievali (clesiane) non avrebbero potuto resistere all'artiglieria francese, decise di non combattere in città per evitarne la distruzione. Fece quindi evacuare la guarnigione imperiale (circa 3.000-4.000 uomini) e le milizie, ritirandosi all'interno del Castello del Buonconsiglio, una fortezza all'epoca moderna ed efficiente, posta in posizione dominante.
Vendôme occupò Sardagna, il Dos Trento e Piedicastello. Prima di attaccare, entrò in negoziato con i magistrati della città, nel tentativo di ottenere da loro soprattutto denaro, invece di un assedio che si prevedeva disastroso. Da lì, diede ordine alle sue truppe di saccheggiare la città (evento noto come "sacco di Trento"). Le cronache riportano violenze diffuse, razzie nelle chiese e nelle abitazioni private; persino il Duomo di Trento fu profanato e utilizzato come bivacco e stalla per i cavalli.
L'artiglieria francese bombardò la città per diversi giorni, concentrando il fuoco sul lato nord (verso la Cervara) e da est (dalle colline di Povo). Tuttavia, la struttura del castello, potenziata nei secoli precedenti, resistette efficacemente ai colpi. Le bombe colpirono ripetutamente anche il collegio dei Gesuiti e il palazzo Thun, nonché altre zone del centro; ma i preparativi meticolosi per l’opera di spegnimento impedirono lo svilupparsi di incendi in grande stile. Durante l'assedio emerse per le sue virtù militari il conte di Caldonazzo Giovanni Tamanini, il quale venne nominato comandante con piena autorità dal Principe Vescovo.
Tutti i cittadini si erano armati volontariamente per aiutare il comandante Solari, incaricato della difesa di Trento; e, nonostante il forte bombardamento che la città dovette subire per sei giorni consecutivi (2-8 settembre) con gravi danni, le proposte di resa furono respinte. Chi avesse parlato di voler capitolare era minacciato di venir decapitato.
Le operazioni si sarebbero prolungate ancora se il Vendôme, appresa in ritardo la notizia della sconfitta e della ritirata dei bavaresi, non si fosse deciso ad abbandonare l’impresa e a sgomberare il Trentino occidentale. L’11 settembre incominciavano le operazioni preliminari per la marcia verso la pianura; e, giunto a Cadine, il comandante riceveva da Luigi XIV l’ordine che gli imponeva di abbandonare i territori conquistati, e di scendere nella vallata del Po.
Piedicastello fu incendiata e messa a sacco (l'affresco della Madonna di Piedicastello venne sfregiato sfregiato a colpi di baionetta dalla soldataglia francese) Madonna di Piediscatello, e così anche la massima parte dei paesi nella valle del Sarca inferiore, fatta eccezione per Dro, risparmiato perché aveva come protettore sant’Antonio, del quale il Vendôme era devoto. Circa una settimana durarono gli incendi: le campagne vennero ridotte simili a una landa incolta, gli alberi sradicati, le case sparse date in preda alle fiamme, come i due castelli di Arco e di Castelbarco. L'esercito francese quindi lasciò Trento e si ritirò mestamente verso sud, ripercorrendo la strada dell'andata.
Conseguenze L'assedio fu un successo difensivo decisivo per l'Impero Asburgico e una disfatta strategica per la Francia. L'obiettivo primario, ovvero il congiungimento con l'Elettorato di Baviera, fallì completamente. Questo fallimento contribuì in modo significativo alla successiva sconfitta franco-bavarese nella Battaglia di Blenheim l'anno seguente.
La città di Trento subì danni enormi a causa del saccheggio. Edifici storici, chiese e archivi furono danneggiati o distrutti, ma la resistenza del Castello del Buonconsiglio assicurò la sopravvivenza del Principato Vescovile e il mantenimento del controllo asburgico sul corridoio del Brennero.
Durante i bombardamenti, la città fece voto di erigere un nuovo altare maggiore nel Duomo, se il pericolo fosse passato senza troppi danneggiamenti. E difatti, nel 1739, il voto veniva onorato: demolita la vecchia cripta, fu eretto, nello stile barocco del tempo, un altare a imitazione di quello del Bernini in San Pietro di Roma, che venne dedicato a San Vigilio e a Sant’Adelpreto “perché avevano salvato la città”
Note
Bibliografia
Voci correlate
Guerra di successione spagnola Luigi Giuseppe di Borbone-Vendôme Castello del Buonconsiglio Storia del Trentino Principato Vescovile di Trento
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