Biografia L'ombra del marito finì per oscurare, per annullare la professionalità di Mia, tanto che soltanto un gruppo di studiosi a partire dal 2006 ha potuto riscriverne la storia e riportare alla luce le immagini scattate dalla fotografa svizzera. Le origini della famiglia Bernoulli risalgono al XVI secolo ed ha avuto tra i suoi discendenti matematici, chimici e studiosi, personaggi di grande rilievo come i matematici e fisici Johann Bernoulli, Johann II Bernoulli e Daniel Bernoulli. Mia era la quarta di otto figli del notaio Friedrich (1824–1913) e di Emilia Barbara Gengenbach (1831–1911), le cui regole educative erano abbastanza rigide: ai maschi erano riservate le carriere sociali più prestigiose, come la giurisprudenza, teologia, medicina, politica, mentre alle femmine erano destinate quelle di moglie e della cura dei figli, oltreché quelle inerenti l'insegnamento della buona educazione e attività più raffinate come il disegno, la musica (fu anche una valente musicista) e lo studio delle lingue per le ragazze dell'alta borghesia.

La figlia di Friedrich, Mia, però, al compimento del 20esimo anno, cioè quando fu in età da marito, col sostegno della sorella minore Mathilde, detta Tuccia (1878-1976), si rifiutò di sposarsi ma pregò i genitori di dedicarsi alla fotografia. Nonostante la contrarietà del padre e non poche discussioni familiari, le due donne iniziarono l'apprendistato nel 1901 presso il celeberrimo, all'epoca, Atelier Elvira, fondato dalla giurista e attrice Anita Augspurg e dall'amica fotografa Sophia Goudstikker nel 1887, probabilmente la prima azienda fotografica in Germania. Completarono il percorso di studio artistico nel ritratto con Rudolf Dührkoop ad Amburgo prima di tornare a Basilea.

Verso la fine del 1902, le sorelle aprirono l'"Atelier for Kunstphotographie M & T Bernoulli" nel centro storico di Basilea ricercando la clientela nell'alta società. Lo studio iniziò ad avere una discreta notorietà tanto che anche personalità come il pittore Hans Thoma si fece ritrarre. Seguirono mostre e riconoscimenti a Bolzano, Dresda e L'Aia. Ottennero una premiazione in una mostra a Wiesbaden grazie ad un ritratto fotografico. Dopo la prima donna fotografa dagherrotipista svizzera, Franziska Möllinger, e la professionista zurighese Alwina Gossauer, che aprì uno studio negli anni Sessanta dell'Ottocento, Hesse-Bernoulli fu senz'altro tra le prime donne fotografe del suo paese ad aver aperto uno studio fotografico professionale.

Soltanto pochi mesi dopo l'apertura dello studio, era ormai famosa a Basilea ed era una donna determinata, quando a 35 anni incontrò Hermann Hesse, di nove anni più giovane. Non era ancora lo scrittore che poi sarebbe diventato. La relazione si intensificò rapidamente e i due si sposarono nel 1904, nonostante l'assoluta contrarietà dei genitori di lei. La coppia si stabilì a Gaienhofen, sul Lago Untersee, in una vecchia fattoria forse con lo scopo di sfuggire la vita cittadina inseguendo una vita improntata alla semplicità e quella piccola cittadina sembrava offrire, inoltre, un'occasione all'idillio del loro amore. La scelta cadde su Gaienhofen perché, tramite la vicina cittadina di Steckborn, Mia poté avere un buon collegamento ferroviario con Basilea e con la sua famiglia. Anche se è probabile che fosse la sorella Tuccia a sostenere la conduzione principale dell'atelier, in questa fase Mia non aveva alcuna intenzione di rinunciare al suo lavoro fotografico. Sono state conservate, infatti, alcune delle sue fotografie dei bambini, del paesaggio e della vita del villaggio di Gaienhofen. Qui nacque il suo primo figlio Bruno (1905–1999) che divenne pittore.

Va ricordato, inoltre, che quando la coppia decise di cambiare casa nel 1907 e costruirsene una nuova su di una collina sopra Gaienhofen, la storiografia ufficiale attribuì allo scrittore i meriti di tale decisione, la predisposizione delle stanze e la spesa. Si è poi scoperto che fu il padre di Mia a finanziarne la costruzione e che l'architetto era un parente della famiglia Bernoulli. Non solo, ma che nella casa fu previsto uno studio diurno e una camera oscura perché Mia era intenzionata a proseguire il proprio lavoro con la clientela della cittadina. In questa nuova casa nacquero i figli Heiner (1909–2003), di professione decoratore, e Martin (1911–1968) che seguì le orme della madre facendo anche lui il fotografo.

A poco a poco con tre figli da accudire e con un marito spesso assente, una grande casa da tenere in ordine ed una tenuta da sorvegliare, compresi i suoi lavoranti, Mia iniziò a sentire il peso crescente della sua condizione, con l'aggiunta della scelta essere vegetariana che comportava una ricerca assillante e faticosa di far arrivare frutta e verdura da Costanza, sprovvista nella sua cittadina. Con le prime prime crisi matrimoniali, nel 1912 decisero di vendere la casa e di trasferirsi nei pressi di Berna a Ostermundigen. Nonostante tutto, negli anni successivi, il secondogenito Heiner ricorda la madre come una donna piena di vita, allegra, che spesso con i figli amava passeggiare o portarli in montagna.

Accadde nel 1918, al ritorno di Hesse dalla prima guerra mondiale, peraltro dopo un esaurimento nervoso, che la coppia decise di separarsi e nello stesso periodo ella manifestò i sintomi di una forte depressione descritta come maniacale, tanto da dover essere ricoverata nel 1919 in una clinica psichiatrica. In quello stesso anno si separarono definitivamente anche se i contatti epistolari fra di loro non cessarono mai. Probabilmente, lei pose delle resistenze allo scioglimento del matrimonio che venne sancito nel 1923. Si ritirò poi in una piccola casa ad Ascona, insieme al figlio Martin, conducendovi una vita modesta. In vecchiaia traslocò in un ricovero per anziani a Berna dove morì.

Nel corso della malattia della madre, il padre affidò Bruno alla famiglia del pittore Cuno Amiet a Oschwand, mentre Martin era già stato affidato alla famiglia Ringier a Kirchdorf. Solo Heiner rimase con la madre. I tre fratelli nel corso della loro vita si incontrarono raramente anche se mantennero contatti epistolari con il padre. Martin poté fotografare il padre in varie pose nello studio dello scrittore.

Nel 2015 le è stata dedicata una retrospettiva a San Gallo. Non è noto il destino dello studio di Basilea che per un periodo può essere stato gestito forse dalla sorella, poi sposatasi, Mathilde Boehringer-Bernoulli.

Note

Voci correlate Storia delle donne fotografe famiglia Bernoulli Herman Hesse

Bibliografia Eva Eberwein, Monika Leister, Lichtwerke. Mia Hesse geborene Bernoulli als Photographin. Versuch einer Nahaufnahme, Hegau-Geschichtsverein, vol. 159, Singen, 2013 - ISBN 978-3942058056

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