La Congiura di San Godenzo fu una fallita cospirazione ordita dai Ghibellini e Guelfi bianchi in esilio, per far cadere il governo dei Guelfi neri a Firenze, nel 1302.

Storia Dopo le battaglie di Benevento del 1266 e Tagliacozzo del 1268, la sconfitta degli eserciti imperiali, con la tragica decapitazione dell'ultimo esponente della dinastia degli Svevi, Corradino, poco più che sedicenne a Napoli, il 29 Ottobre 1268, il partito ghibellino ebbe il tracollo a Firenze e i Guelfi tornati al potere, con sentenze del 1268, conservate nel Libro del Chiodo nel Libro del Chiodo, sono riportate le sentenze contro i ribelli fiorentini, fino al 1375 - Archivio di Stato di Firenze, stilarono una lunga e precisa lista di proscrizione, dei Ghibellini e delle loro casate, banditi da Firenze.

Nel 1280 inviato a Firenze da Papa Niccolò III, il Cardinale Latino Malabranca, riuscì in un primo appacificamento fra le due fazioni, a cui aderirono singolarmente alcuni esponenti ghibellini, ma la maggior parte delle casate ghibelline, dei loro rami principali, come si legge in una ulteriore sentenza del 1311, rimase ancora bandita da Firenze.

Il "partito" guelfo, saldamente al potere, si divise in due, Bianchi e Neri, la cui prima fazione, era politicamente schierata per una maggior autonomia verso il papato e favorevoli alla signoria. Non tardarono quindi forti ed accesi attriti, che portarono i Guelfi Neri, a espellere da Firenze, i Guelfi Bianchi.

In data 8 Giugno 1302non era nota la data precisa e gli storici, avevano avanzato varie ipotesi, che si ritrovano in più testi, fino a quando, venne rinvenuto un atto notarile, che era stato stilato, usando la carta dell'accordo di San Godenzo, ove era presente la data corretta. La carta all'epoca era assai preziosa e non andava sprecata e dato il rapido fallimento del progetto, il Notaio, Ser Giovanni di Buto d'Ampinana, ritenne opportuno riutilizzare la carta per un nuovo atto, i rappresentanti delle maggiori e più agguerrite consorterie ghibelline e guelfe bianche, si riunirono alla Pieve di San Godenzo, territorio dei conti Guidi, per accordarsi e riprendere Firenze manu militari e far cadere il governo dei "Neri". L'accordo prevedeva, che in considerazione che larga parte delle operazioni militari, si sarebbe svolta nel territorio della potente casata degli Ubaldini, fieramente ghibellini, questi ultimi, rappresentati da Ugolino di Feliccione, avrebbero ricevuto un risarcimento, da tutti i congiurati firmatari, per i sicuri danni che avrebbero subito ai beni della famiglia.

Il progetto era, dopo aver riunito le ingenti forze, di prendere d'assalto una Firenze ignara ed impreparata. La sorpresa ebbe successo, perché a Firenze non si aspettavano una simile azione, ma pur essendo capitano incaricato, Alessandro da Romena, appartenente ad un ramo dei conti Guidi, a causa del fatto che il più acceso dei fuoriusciti fiorentini, Baschiera della Tosa, preso dall'impazienza e smania di attaccare, non attese che tutte le forze alleate si riunissero, decise di attaccare presentandosi alle porte di Firenze, il suo "attacco" si ridusse ad una banale schermaglia verbale, con le forze di difesa fiorentine, pur prese completamente alla sprovvista, che ebbero così tutto il tempo di organizzarsi. Da quel momento, tramontò la possibilità di prendere Firenze e tutte le cruenti e sanguinose operazioni, si svolsero nel contado.

A Firenze però non la presero bene e il Podestà Cante de' Gabrielli da Gubbio, imposto alla città gigliata, da Carlo di Valois, emise una serie di sentenze di condanne alla pena capitale, seguite poi successivamente, da quelle del Capitano del Popolo, Nello de' Guelfoni. Anche il grande poeta Dante Alighieri, Guelfo Bianco, già Priore del Comune di Firenze, fu tra i partecipanti alla congiura e non fece più ritorno in patria.

Congiurati Elenco dei rappresentanti delle casate ghibelline e guelfe bianche (de' Grandi di Firenze), presenti a San Godenzo e firmatari del patto, l'8 giugno 1302, che vennero condannati nei giorni e settimane successive:

Messer Torrigiano, Carbone e Vieri de' CerchiDominum Torrigianum, Carbonem, et Vieri de Circhulis Messer Guglielmino da Ricasolia seconda dei testi e delle occasioni, è riportato come Guglielmo, o Guglielmino Messer Neri, Bettino il Grosso, Bettino e Nuccio di Messer Acerrito degli Ubertini da GavilleDominum Nerium, Bettinus Grossus, Bettinus et Nuccius Acceriti de Ubertinis Messer Andrea de' GherardiniDom. Andreas de Gherardinis Branca e Chele degli ScolariBranca et Chele de Scolaribus Dante Alighieri Mino da RaddaMinus de Radda Bettino de' Pazzi di ValdarnoBectinum de Paççis Vallis Arni Lapo, Taddeo, Ghino e Azzolino degli UbertiLapus, Ghinus, Taddeus et Azççolinus de Ubertis

Note

Bibliografia

Voci correlate Guelfi e ghibellini Famiglie magnatizie fiorentine

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