I dialetti della Bassa Val di Magra sono dialetti di transizione tra il ligure ed il lunigianese.

Diffusione Sono diffusi in tutta la bassa Val di Magra, nelle zone facenti parte della provincia della Spezia e in quelle limitrofe (Albiano Magra, Caprigliola).

Per affinità linguistica e caratteristiche si riportano in questa voce anche i dialetti delle zone di Follo, Bolano e Calice al Cornoviglio facenti parte della bassa Val di Vara.

Guardando la mappa in basso a destra si possono individuare come macro-area di diffusione le zone colorate in azzurro e blu (si comprende anche la zona di Lerici che tuttavia presenta ancora fenomeni linguistici vicini al ligure ed in particolare al Dialetto spezzino).

Si caratterizzano per tratti comuni condivisi soprattutto con l'emiliano e la vasta presenza di toscanismi.Fiorenzo Toso, Enciclopedia dell'Italiano, Dialetti Liguri, Treccani, 2010.

Caratteristiche principali

Non si assiste, come in spezzino e altri dialetti liguri, al fenomeno di palatizzazione dei nessi latini PL-, BL-, italiano PI-, BI-: pian (piano), pién (pieno), pù (più) o piaza (piazza), bianco (bianco), biastema (bestemmia). Non si ha il fenomeno di trasformazione del nesso latino FL-, italiano FI-, in SC- che si ha in molti dialetti liguri (fino a Portovenere): fioe/ fiore/ fioro (fiore).Giorgio Masetti, Antologia etimologica del dialetto Sarzanese, Agorà, 2000 Nella maggioranza dei dialetti della zona si ha la palatizzazione dei latini CL- e GL-, italiano, CH-, GH- (come in spezzino e genovese): giazo (ghiaccio, giasso in lericino), gianda (ghianda), ciàve/ ciava (chiave), ciamae/ ciamare (chiamare). Nel caso del suono "schi" si usa la forma "s-c" presente in diversi dialetti del settentrione: s-ciopàe/ s-ciopare (schioppare, scoppiare), mes-ciae/ mes-ciare (mischiare), mas-cio (maschio). Solito fenomeno si ha per i nessi latini -LI-, -LE-, italiano -GLI-: figio (figlio), famigia (famiglia). Nei dialetti di Follo Alto (Fòlo), Bastremoli (Bastrémi), Sorbolo (Follo) (Sòrboo), Castelnuovo Magra (Castarnó), Ponzano Superiore (Ponzan), Falcinello (Fauzinelo) e Montemarcello (Montimarzèi) sono presenti le “esplosive” gh’/ ch’ (pronuncia simile all’italiano GH-/CH- ma portando la lingua avanti contro il palato): gh’iazo (ghiaccio), gh’ianda (ghianda), ch’iave/ ch’iava (Castelnuovo) (chiave), ch’iamae/ ch’iamare (chiamare), sch’iopae/ sch’iopare (scoppiare), figh’io (figlio) etc..Vedi P. Maffei Bellucci, Profilo dei dialetti italiani - Lunigiana, Pisa, Pacini, 1977; per Follo R. Bruni, Vocabolario del dialetto di Bastremoli, La Spezia 1996. Tale fenomeno è presente anche per parole di origine tardo-latina: gh’iorno (giorno), conigh’io (coniglio), ogh’i (oggi) etc.. Il suono "UÒ", Ŏ latino, è spesso mutato in "Ó" come in nóvo (nuovo), óvo (uovo), fógo (fuoco). A Valeriano (Vezzano Ligure) e Sarzana invece diventa "Ò" (de nòvo, di nuovo).Roberto Chella e Giuseppe Bruni, Valeriano e il suo dialetto - Valeran e 'r so dialeto, Cassa di Risparmio della Spezia, 2004. A Lerici e Tellaro il suono diviene "È" come in spezzino: nèvo (nuovo), a trèvo (io trovo). A Bolano si ha invece doppio esito "Ò" e " É" (chiusa): ròta (ruota), stòməgu (stomaco), névu (nuovo), fégu (fuoco), te tə vé (tu vuoi). Anche a Montemarcello si ha doppio esito É" o "È": schéa (scuola), névo (nuovo), èvo (uovo). A Bastremoli invece il suono diventa "œ" (come in genovese ma con suono più abbreviato nella pronuncia): nœvo (nuovo), œvo (uovo). Fenomeno di assibilazione in S sonora (caSa) per la "c" palatale intervocalica, come in nose/ nosa (noce), dese (dieci), pase/ pasa (pace). Solito fenomeno di assibilazione si ha per la "g" palatale intervocalica, che viene spesso tramutata in "S" sonora (roSa) come in: siésa (ciliegia), cusìna (cugina). La doppia g -GG- è invece mutata in Ẓ (Z dolce di aZZurro): parcheẓo (parcheggio), ormeẓo (ormeggio). Solito fenomeno per i nessi GI-, GE-: ẓoven (giovane), ẓenẓiva/ ẓenẓia (gengiva), ẓalo (giallo). Assibilazione del nesso latino CI-, CE- in "Z" sorda (Z di poZZo) per esempio: zénto (cento), zinque (cinque), zibo (cibo), zena (cena), comenzae/ comenzare (cominciare), lanzae/ lanzare (lanciare). Similmente al Dialetto spezzino nei dialetti di Lerici, San Terenzo e Santo Stefano si ha la mancanza dei suoni Z aspra [t͡s] e Z dolce [d͡z], che confluiscono rispettivamente in S aspra [s] e dolce [z] (che per semplicità di trattazione si riporta sempre con il simbolo ẓ). Esempi: sorfo (zolfo), piassa (piazza), pumasso (cuscino, lett.te "piumaccio"), meẓo (mezzo), ẓà (già), ẓalo (giallo). Altro fenomeno, comune a molti dialetti settentrionali, è il troncamento delle parole terminanti in "-ne", "-no": can (cane/cani), man (mano/mani), vesìn (vicino/vicini), gatìn (gattino/gattini), ma non in àno (anno). Frequente sostituzione della "i" con la "e" ": en (in), fenìe (finire), desmentegàsse (dimenticarsi), mòrvedo (morbido). I nessi formati da 'vocale + L' sono frequentemente tramutati in 'vocale + R' come in arba (alba), merma (melma). Il nesso 'AL + D, T, S (sorda), Z' invece diventa 'AU') come in caudo (caldo), auto (alto), fausso (falso), cauza (calza), fauza (falce). A Castelnuovo Magra e Lerici si mantiene il mutamento in “vocale+R”: cardo (caldo), arto (alto), artro (altro) etc.. Vi è spesso la sonorizzazione delle consonanti sorde intervocaliche "c" (suono K), "p", e "t": amigo (amico), figo (fico), savoe/ savoro (sapore), pèrsego (dal lat. persecus, pesca), cadena (catena), montada (salita), sortida (uscita), tocadìna (toccatina). Fenomeno poco diffuso a Castelnuovo per cui si ha: amico, perseco etc.. I termini indicati unità di misura e tempo sono tronchi: giornà (giornata), caretà (unità contenuta in un carro, lett. carrettata). Quest'ultimo fenomeno accade anche per i nomi indicanti colpi inferti con oggetti come in cotelà (coltellata), bastonà (bastonata), e per molte parole derivanti dai participi (come spesso accade agli aggettivi): condanà (condannato), passà (passato), educà (educato), fenì (finito). Assenza del suono "sci", "sce" sostituito invece da "s" sorda: semo (scemo), pésso (pesce), assèla (ascella). Tranne nel dialetto di Ameglia che presenta ancora il suono in parole come: nisciun (nessuno), sciugo (sugo), sciortie (uscire), scióo (signore). Scempiatura delle consonanti doppie (come in tutta la zona lunigianese e della Val di Vara): dopio (doppio), atento (attento), aloa/ alora (allora) etc. In quasi tutti i dialetti, eccetto l’amegliese, il lericino e il santerenzino, si assiste all'aggiunta di una “a” in luogo dei prefissi “ra” e “ri”: arcontae /arcontare (raccontare), arfae/ arfare (rifare), arsentie/ arsentire (risentire), dae/ dar’ arcato (dare “recato”, espressione ligure per dire “mettere ordine”) etc. Caduta delle “r” e “l” intervocaliche nei dialetti di Sorbolo, Bastremoli, Follo, Arcola, Ameglia e Castelnuovo M.: àa (ala e aia), cantae (cantare), mòo (molo e moro) etc. Questo fenomeno è tipico dei dialetti liguri. A Castelnuovo e San Terenzo si ha inoltre la frequente caduta della “v” intervocalica: nóo (nuovo), óo (uovo), ua (uva), boào (bovaro) etc. A Tivegna, Piana Battolla e Valeriano, invece, si ha spesso la sostituzione della “l” intervocalica con la “r” (ed il mantenimento di quest’ultima): oriva (oliva), ara (ala, alla e aia), curo (fondoschiena), scara (scala) etc. A Tivegna e Piana Battolla questo suono era pronunciato come “r̂” (r “alla francese”), confluita poi in una “r”.

Utilizzo della mutola “ə” In tutti i dialetti della sponda orientale del Magra e sulla foce del Vara lato Est (Bolano, Ceparana, Sarzana, Santo Stefano etc.) a Vezzano Ligure, Piana Battolla e Follo le “e” atone sono pronunciate come [ə], ossia come schwa (vocale indistinta). Il fenomeno si riscontra soprattutto nelle e interne alle parole ed è spesso reso, nelle poesie e nei testi dialettali, mediante l’elisione grafica della lettera, sostituita da un apostrofo (’); tuttavia, la lettera non è completamente assente ma presenta una contrazione nella pronuncia: com’nzae/ com’nzar = comənzae/ comənzar (cominciare).

Esempi: də (di), tə (tu), a vədan/ a vədén (vediamo), Vəzan (Vezzano), fənie/ fənire (finire) etc.

Di seguito si riportano le caratteristiche principali dei dialetti della zona più diffusi.

Parole diffuse Molte parole sono in comune con il Dialetto spezzino pur considerando le differenze esposte sopra.

Si riporta (r) o (l) per i dialetti ove è presente il suono intervocalico (come ad esempio nei dintorni di Sarzana, a Vezzano, a Valeriano, a Ceparana/ Bolano etc..). I sinonimi sono separati dal simbolo «/»; lo stesso simbolo viene utilizzato per indicare la variante dialettale caratterizzata dal suono «gh'» o «ch'».

Si riporta inoltre, separata mediante il segno «-», la versione delle parole che, nelle diverse varianti dialettali, trasformano la Z sorda in S sorda (in particolare San Terenzo, Lerici e Santo Stefano).

Gli animali: cràva (capra), lévo(r)a (lepre), bó (bue, bè a Lerici, Tellaro, Bolano etc..), àsen (asino, aso a Sarzana e limitrofi), lésena (lucertola), liga(r)o (ramarro), luvo/ luo (lupo), pègo(r)a (pecora, piègoa a Follo e Arcola), gaìna/ gagh’ina (gallina), parpagion/ parpagh’ion (pipistrello), pito (tacchino), cròvo (corvo), fuin (scoiattolo o faina), bèloa (donnola), lion (leone), fagólo (granchio favollo), bòda (rospo).

Gli insetti: formìgo(r)a (formica), àvoa (ape), vespo(r)a (vespa), barbàto(l)a (farfalla/falena, barbatora a Valeriano e Bolano), gavaron (calabrone), zimesa/ simesa (cimice), tavàn (tafano), cavaòci/ cavaoch'i (libellula), nìzo(r)a/ lùzega - nìssoa/lussega (lucciola), gava(r)ina d'ò(r)o (cetonia aurata, maggiolino), bagon (scarafaggio), zétega - sétega (zecca).

Le piante: resomaìn (rosmarino), cornabrugia/ cornabrugh'ia (origano), erba persa/persega (maggiorana), erbo bianco (lavanda), arfoge(r)o (alloro), sarbia (salvia), prodosemo (prezzemolo), basìrco (basilico), timoè(r)o (timo), zafràn/ safràn (zafferano), bòco (pruno).

I pesci (pessi): o(r)à (orata), lovazo - lovasso (branzino), zigoèla (pesce donzella), sparlo (sarago sparaglione), ghigion (ghiozzo), babèca (bavosa), besugo (pagello occhione), muzeno (muggine), sarpa (salpa), lasèrto (sgombro).

Le verdure: gnìfra/ gnifrèlo (carota), ravo (sost. m., rapa), còo (cavolo), zuchè(l)o - suchèo (sost. m., zucchina), sèle(r)o (sedano), pomàta (sost. f. , pomodoro), articiòco/ artich'ioco (carciofo), zigola - sigola (cipolla), radicion/ radich'ion (cicoria).

La frutta: zuca - suca fetosa (anguria), zi(r)ésa - siésa (ciliegia), pèrsego (sost. m., pesca), soséna (susina, prugna), figo (fico), arbicòcoa/balicòcoa (albicocca), pomo (sost. m., mela), pé(r)o (sost. m., pera), nose/ nosa (noce), nizo(l)a (nocciola, a Lerici nissèa e Bolano nizèla, Santerenzo nissoa), pignò(l)o (pinolo, a Lerici e Bolano pignè(l)o), granèla (seme).

I funghi: sèrvo (porcino), bo(r)ìsena (mazza di tamburo), funzela/rossina (colombina), gaginèi/ gagh'inèi (galletti), còca (amanita cesarea).

La famiglia (famigia): mà (madre), pà (padre), zìo (zio), zéa - séa (zia), frade(l)o/ frè (fratello), so(r)ela (sorella), ma(r)ì (marito), mogé(ra) (moglie).

Le malattie e altro: freve/ freva (febbre), ràntega (raucedine), béssego (sost. m., tosse secca), angossa (nausea), caghéta (dissenteria), smangianza - smangiansa (prurito), s-ciopon/ sch'iopon (infarto e simili), pantazo - pantàsso (fiatone), brigoè(l)o / bogno (foruncolo, bolla), neron (livido).

I vestiti e accessori: camisa (camicia), pelizon - pelisson(maglia "della pelle"), cauzon- causson/ braga (pantalone), bragoneti (pantaloncini), rebèca (cardigan), pendìn (orecchini), pomè(l)o (bottone), gasséta (asola del bottone), scosà (grembiule), berta (tasca), giulèco/ gh'iulèco (gilet, giacchetto), rèsta (collana).