Il bagno di Diana (Le bain de Diane) è un dipinto di ambito francese degli anni 1550, attribuito a François Clouet e conservato al museo di Belle Arti di Rouen. Esistono alcune copie dell'opera, una delle quali si trova al museo di belle arti di Tours, mentre un'altra si trova al museo d'arte di San Paolo, in Brasile.

Descrizione L'opera ritrae Diana, la dea della caccia della mitologia romana, mentre si prepara a farsi un bagno assieme alle sue compagne, nel mezzo di una foresta. La dea si trova al centro, ed è riconoscibile dal suo diadema lunare. Tuttavia, accanto alle bagnanti si trovano due satiri, uno che sta suonando una tromba e l'altro che tiene un liuto, mentre guarda lo spettatore. Sullo sfondo, nel lato sinistro della composizione, si trova un cavaliere, mentre nel lato destro un cervo viene sbranato da un gruppo di cani da caccia: si tratta di un riferimento alla morte di Atteone, che secondo il mito venne trasformato in un cervo da Diana per averla vista mentre si faceva il bagno, venendo ucciso dai suoi stessi cani.

Il dipinto attribuito a Clouet presenta alcune influenze di origine italiana: l'artista riprese le pose manieriste dei nudi di vari artisti attivi nell'ambito della scuola di Fontainebleau, come Rosso Fiorentino, il Primaticcio e Nicolò dell'Abate, mentre il paesaggio richiama le opere giorgionesche e quelle di Tiziano giovane.

Analisi

Nel corso del tempo sono state avanzate varie ipotesi sul probabile significato nascosto dell'opera. Secondo Eckhart Knab, che scriveva su The Dictionary of Art, quest'opera sarebbe un esempio di paesaggio allegorico che farebbe riferimento al matrimonio tra il delfino di Francia (e futuro re) Francesco II e Maria Stuarda.Eckhart Knab, “Clouet”, in Jane Turner (ed.), The Dictionary of Art, 34 volumi. New York e London, 1996, 7: p. 465. Gilles Grandjean affermava che la dea della caccia simboleggiasse quest'ultima.Gilles Grandjean, Musée des Beaux-Arts de Rouen. Guide des Collections XVIe – XVIIe siècles, Paris, RMN, 1992, p. 60.

D'altro canto, Salomon Reinach riteneva che la dea Diana potesse rappresentare Diana di Poitiers, amante del re Enrico II di Francia,Salomon Reinach, "Diane de Poitiers et Gabrielle d'Estrées", Gazette de Beaux-Arts, 5e pér, n. 21, pp- 9-33, 1920. soprattutto se si considera che il cavaliere sullo sfondo indossa un abito bianco a strisce nere, due colori presenti nello stemma della nobildonna. La ninfa seduta, con un panno nero sulla coscia (giallo nella copia conservata a San Paolo), è stata vista come un'allegoria di Caterina de' Medici, in lutto per la morte di suo marito, Enrico II: il re era morto durante una giostra mentre indossava i colori di Diana di Poitiers.

I due satiri musicanti, che sembrano gioire del dolore della ninfa-Caterina, sono stati visti come delle caricature di due fratelli della famiglia di Guisa, Francesco e Carlo (il primo duca e il secondo cardinale di Lorena), gli zii materni di Maria Stuarda. La figura del satiro, spesso vista come maligna, si adatterebbe benissimo a questi due membri di una delle famiglie più potenti dell'aristocrazia francese, tra i capi della fazione ultrareligiosa della Lega Santa e odiati per i loro intrighi politici. La ninfa che porge a Diana il flammeo (un velo nuziale romano) è stata identificata sia con Maria Stuarda che con la duchessa Maria di Guisa.

Va detto che nella versione conservata a Tours, dipinta alla fine del secolo, Diana ha un volto diverso, molto simile a quello di Gabrielle d'Estrées, amante del re Enrico IV; il cavaliere, d'altro canto, indossa un'armatura all'antica ed è un ritratto del sovrano.

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Note

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