Alcuni temi ricorrenti nelle sue opere sono la famiglia come microcosmo sociale, il contesto siciliano, il rapporto fra vita, morte e sesso, l'attenzione per le disuguaglianze sociali e di genere, la demistificazione del potere. La sua poetica, ispirata soprattutto al teatro di Kantor,. è fondata su un'estetica essenziale, sulla corporeità degli attori, su "l'inclinazione all'estremo" (devozione e carnalità, violenza), sull'uso polifonico dei dialetti, sul paradosso e il rovesciamento...

Ha raggiunto la notorietà nel 2001 con gli spettacoli Carnezzeria (Premio UBU 2001), mPalermu (2003) e Vita mia (2004), conosciuti come la Trilogia della Famiglia.

Biografia

Infanzia Nata a Palermo nel 1967, Emma Dante trascorre parte dell'infanzia e dell'adolescenza a Catania, dove si trasferisce da piccola con la famiglia per seguire il lavoro del padre.

Ottenuta la maturità classica si iscrive a giurisprudenza, ma intorno ai vent'anni, dopo aver assistito ad uno spettacolo di Antigone al Teatro greco di Siracusa, ne rimane affascinata al punto da decidere di intraprendere un percorso teatrale.

Formazione A Palermo segue per circa un anno la scuola Teatès di Michele Perriera, importante teorico italiano esponente del Gruppo 63, che le fa conoscere Pinter e Beckett.

Nel 1987, sostenuta dalla madre, Emma Dante si iscrive al concorso per l'ammissione all'Accademia d'Arte Drammatica “Silvio D'Amico” di Roma. Si presenta alle selezioni con un testo di Henry Miller, Proprio pazza per Harry e viene ammessa dopo un'esibizione che lei stessa giudica mediocre..

Il periodo dell'Accademia è segnato dall'incontro con Elena Stancanelli, Arturo Cirillo, Davide Iodice, Lorenza Indovina, Ilaria Borrelli, Roberto Romei e Sabrina Scuccimarra, alcuni tra i principali esponenti della nuova generazione teatrale italiana, all'epoca suoi compagni di corso. Durante gli anni di studio lavora con insegnanti del calibro di Mario Ferrero e Lorenzo Salveti, Elena Povoledo, Enzo Siciliano, Paolo Terni e Ninni Giromella; in occasione di un seminario proposto dalla scuola conosce Andrea Camilleri, sotto la cui guida recita nello spettacolo La morsa di Luigi Pirandello..

Percorso artistico Alla fine degli anni ottanta si avvicina al teatro di avanguardia, assistendo ad uno spettacolo dello sceneggiatore polacco Tadeusz Kantor, La macchina dell'amore e della morte, durante il quale riceve una sorta di “folgorazione", che la porterà alla messa in discussione del teatro tradizionale e la guiderà verso una precisa direzione artistica come registaː «Di Kantor ricordo la macchina scenica che girava [...] E poi mi ricordo lui, Kantor, di spalle. [...] Era sempre di spalle: mi dava le spalle. Questa cosa mi inquietò e me la ricordo sempre perché le spalle di Kantor per me sono il teatro».

Nel 1990 si diploma come attrice all'Accademia, unendosi poi, nel 1993 e fino al 1995, alla Compagnia della Rocca a Torino, dove lavora con Roberto Guicciardini. Gli spettacoli a cui partecipa sono Turandot, Le preziose ridicole e Rinoceronti. Nel 1995, le compagnie di Torino realizzano un progetto teatrale denominato Canto per Torino, diretto da Gabriele Vacis, esperienza alla quale partecipa anche Emma Dante, debuttando nelle vesti di "una sorta di casalinga disperata ante litteram".

Lasciata Torino, nel 1999 frequenta un laboratorio di canto con Cesare Ronconi.. Ricorderà quel periodo come uno dei più formativi della sua carriera, in particolar modo per l'avvenuto incontro con Valeria Moriconi che la porta a capire che "fare l'attrice vuol dire vivere in un'altra dimensione, fatta di negazione della vita privata, essere sempre in viaggio e quindi vivere ogni volta in un posto diverso".. Dopo avere interpretato con l'attrice jesina La Rosa Tatuata, spettacolo diretto da Gabriele Vacis, decide di prendere una pausa dalla carriera di attrice.

La compagnia Sud Costa Occidentale

La malattia della madre, alla quale era molto legata, la porta a fare ritorno a Palermo. La sua morte, insieme a quella del fratello, avvenuta un anno prima, conducono Emma Dante ad un profondo ripensamento sul tipo di teatro e di scrittura drammatica sperimentate fino ad allora, così come ad una revisione del rapporto con la sua città natale.

Spinta dal desiderio di esplorare una nuova forma di teatro, nel 1999 fonda la compagnia Sud Costa Occidentale, con sede in una cantina ribattezzata La Vicaria, dal nome di un ex carcere dove si svolgevano i processi alle donne accusate della stregoneria. Il nome della compagnia è significativo: “In primo piano il Sud, la nostra lingua, le nostre storie, e poi specificato, quale sud: la costa occidentale della Sicilia”..

Fin dagli esordi Dante decide di affidarsi ad attori provenienti dall'accademia, perché più preparati sui classici e sulle basi della recitazione teatrale.

I primi spettacoli messi in scena a Palermo rivelano fonti diverse di ispirazioneː Il sortilegio (1999), sovvenzionato dalla Regione Siciliana per un paio di repliche, è tratto dal romanzo di Gabriel García Márquez Dell'amore e di altri demoni; La principessa sul pisello (2001) da testi di David Foster Wallace e Valerie Solanas; Gli Insulti (2001) da Superwoobinda di Aldo Nove; La favola di Farruscad e Cherestanì (2001) da La donna serpente di Gasparo Gozzi..

Il successo arriva nel 2001 con lo spettacolo mPalermu, che vince il Premio Scenario e nel 2002 il Premio Ubu.

Teatro Trilogia della Famiglia mPalermu, Carnezzeria e Vita Mia fanno parte di quella che viene definita la "Trilogia della Famiglia", una serie di spettacoli collegati dal tema centrale della famiglia, affrontata da varie angolazioni e mostrata nelle sue debolezze, frustrazioni e criticità.

mPalermu (2001) mPalermu è una riflessione amara sulla famiglia del Sud, la storia di cinque consanguinei che hanno come unico scopo – non raggiunto – uscire dalla propria casa; tutto lo spettacolo è giocato su questo desiderio frustrato. Il sogno di una gita fuori porta immediatamente soffocato dalla routine e dalla testardaggine con cui i protagonisti, impegnati in una perenne guerra intestina, difendono strenuamente convinzioni anche di poco conto. La famiglia Carollo è lo specchio di una Palermo ancorata al passato e alle sue tradizioni. La regista afferma che "a Palermo non si compiono azioni, si mettono in scena cerimonie"Porcheddu, Palermo Dentro. Il teatro di Emma Dante e sul palco i cinque giovani attori, attraverso la forte fisicità della loro recitazione, celebrano una vera e propria cerimonia. Questo teatro dell'impossibile "fa di Palermo una sorta di rappresentazione simbolica dell'anima del mondo, incessantemente indaffarata e incessantemente morente".Sezione dedicata a mPalermu

Con questo spettacolo Emma Dante partecipa e vince il Premio Scenario (2001) e il Premio Ubu (2002).

Carnezzeria (2002) Lo spettacolo inizia ex-abrupto con Nina, una giovane donna che è rimasta incinta pur non avendo un marito o un fidanzato; durante tutto lo spettacolo i suoi fratelli simulano atti sessuali espliciti che permettono al pubblico di pensare che la gravidanza di Nina possa essere il frutto di un rapporto incestuoso con loro stessi o con il padre.

I tre fratelli, che ricordano da vicino i Bravi di Manzoni, sono dei tipi loschi che annunciano di avere avuto l'ordine dal padre di accompagnare Nina al suo matrimonio con il padre del bambino che porta in grembo. Un matrimonio che non avrà mai luogo. I tre, infatti, mentono a Nina per condurla lontano da casa, lontano probabilmente dagli occhi indiscreti della gente.

Nina, vestita da sposa con l'abito bianco e il velo sul viso, mantiene un atteggiamento visibilmente infantile, comportandosi come una bambina che per la prima volta va in vacanza e scopre un mondo fatto di animali, di pesci (ci troviamo in una località di mare) e di mille altre cose di cui chiede in continuo spiegazione ai fratelli.

Il matrimonio a cui deve essere accompagnata si rivelerà essere il suo funerale: i fratelli hanno l'intenzione di ucciderla o abbandonarla (non sarà chiaro per tutta la durata dello spettacolo) in modo da nascondere l'abominio di un rapporto familiare fondato su relazioni incestuose.

Lo spettacolo culmina con la morte di Nina che si impicca con il velo del suo abito da sposa liberandosi e liberando la famiglia da tutto il dolore di una vita di sofferenza trascorsa nell'ombra.

Vita mia (2004) Vita mia porta in scena la vicenda essenziale, scarna, di una famiglia composta da una madre e tre figli maschi che si trovano di fronte alla morte del più piccolo, un evento che rimane sulla scena per l'intera durata dello spettacolo. Emma Dante propone un funerale sui generis che si trasforma in una sorta di delirio carnevalesco in cui il morto si alza continuamente dal letto-bara e non smette di girare per tutto l'arco del palcoscenico su una bicicletta. Il pubblico - con l'abbattimento della “quarta parete” tanto cara al teatro di tradizione, in questo spettacolo viene collocato intorno al letto, come a comporre una schiera silenziosa di partecipanti al rito funebre - partecipa attivamente alla tragedia di questa famiglia. Questo tipo di avvicinamento tra attori in scena e spettatori riporta all'avanspettacolo, dove il pubblico può interagire in maniera diretta, senza mediazioni.

Medea (2003) La rivisitazione dei testi classici e dei topoi culturali di cui sono portatori anche nel mondo contemporaneo, rappresenta un cardine del teatro di Emma Dante, che in molti suoi spettacoli inserisce elementi, personaggi e ambienti archetipici, in particolare quello familiare.. La Medea di Euripide inaugura il filone dedicato alla rilettura dei miti greci. Rappresentata nel 2003, si sviluppa intorno al "tema della fertilità come categoria antropologica"; l'uccisione dei propri figli da parte di Medea, più che costituire una vendetta nei confronti di Giasone, si pone come "un modo di negare la vita alla città", una Corinto rappresentata da un villaggio siciliano in cui regna la sterilità, e gli abitanti maschi, vestiti da donna, sognano gravidanze per perpetuare, negli eredi, il loro seme.

Medea è stato uno degli spettacoli più criticati di Emma Dante; ad essere presi di mira, in diverse recensioni, sono stati l'adattamento giudicato "schematico e formalista", l'eccesso di "intellettualismo", la scarsa tragicità del testo e la scelta dei protagonisti, Iaia Forte nel ruolo di Medea e Tommaso Ragno nel ruolo di Giasone, ritenuti distanti dal quel rapporto carnale e viscerale con il personaggio che rappresenta la cifra del teatro di Emma Dante.

La Scimia (2004) La Scimia è uno spettacolo liberamente ispirato a Le due zitelle di Tommaso Landolfi.

La piecè breve propone una critica del culto religioso cattolico, dei costumi e dell'ottusità della società moderna che talvolta rimane ancorata al passato negli usi e nelle credenze.

Il vivace animale del titolo, la scimmia, che appare in scena nuda e incatenata, mette in atto un tentativo di ribellione attorno all'altare e a due giovani preti, stimolando un'accesa discussione sul valore della fede tra Lilla e Nena, due zitelle brutte e devote al punto d'imporsi una vita di preghiera e penitenza.

Dopo una serie di fughe sul palco/presbiterio, Lilla e Nena riescono a fermare l'animale e lo legano con un guinzaglio; sono sconvolte per l'atteggiamento dissacrante della scimmia. "Questo peccato gravissimo dev'essere espiato" dice alterato uno dei sacerdoti: la scimmia deve morire perché Dio perdoni la sua ignobile colpa. "La scimmia - spiega Emma Dante - è una creatura di Dio, ed è un altro corpo preso in prestito per raccontarci, da secoli, la stessa storia"Sezione dedicata a La Scimia: .

Nella scena finale lo spettatore si trova di fronte alla scimmia che sale sull'altare, si sovrappone al crocefisso e diviene, come Gesù, capro espiatorio e vittima della stupidità dell'uomo che, accecato da rituali e simboli, ha perso il valore del perdono cristiano.

Mishelle di Sant'Oliva (2006)