Lecologia umana è uno studio interdisciplinare e transdisciplinare delle relazioni tra gli esseri umani e i loro ambienti naturale, sociale e costruito. La filosofia e lo studio dell'ecologia umana hanno una storia diffusa con avanzamenti in ecologia, geografia, sociologia, psicologia, antropologia, zoologia, epidemiologia, sanità pubblica ed economia domestica, tra le altre discipline.
Sviluppo storico
Le radici dell'ecologia, come disciplina ampia, possono essere ricondotte ai Greci antichi e a una lunga serie di sviluppi nelle scienze della storia naturale. L'ecologia si è sviluppata in modo significativo anche in altre culture; le cosiddette conoscenze tradizionali comprendono l'attitudine umana alla conoscenza intuitiva, alle relazioni intelligenti, alla comprensione e alla trasmissione di informazioni sul mondo naturale e sull'esperienza umana. Il termine ecologia fu coniato da Ernst Haeckel nel 1866 e definito con riferimento diretto alla "economia della natura".
Come altri studiosi contemporanei, Haeckel adottò la sua terminologia da Carlo Linneo, presso il quale i collegamenti ecologici umani risultavano più evidenti. Nello scritto del 1749 Specimen academicum de oeconomia naturae, Linneo sviluppò una scienza che includeva l'"economia e la polis della natura"; polis deriva dalle radici greche per comunità politica (originariamente basata sulle città-stato) e condivide l'etimo con "polizia" in riferimento alla promozione della crescita e al mantenimento del buon ordine sociale in una comunità. Linneo fu anche il primo a scrivere della stretta affinità tra esseri umani e primati. Egli presentò idee precoci che si ritrovano in aspetti moderni dell'ecologia umana, incluso l'equilibrio della natura, evidenziando l'importanza delle funzioni ecologiche (oggi servizi ecosistemici o capitale naturale): "In cambio dell'adempimento soddisfacente della sua funzione, la natura forniva a una specie il necessario per vivere". Il lavoro di Linneo influenzò Charles Darwin e altri scienziati del suo tempo, che usarono la terminologia linneana (cioè "economia e polis della natura") con dirette implicazioni per gli affari umani, l'ecologia e l'economia.
L'ecologia non è solo biologica, ma anche una scienza umana. Un precoce e influente scienziato sociale nella storia dell'ecologia umana fu Herbert Spencer, influenzato da Darwin e a sua volta influente sul suo lavoro: coniò l'espressione "sopravvivenza del più adatto", fu tra i fondatori della sociologia sviluppando l'idea della società come organismo e creò un precedente per l'approccio socio-ecologico che avrebbe collegato sociologia ed ecologia umana.
La storia dell'ecologia umana ha radici profonde nei dipartimenti di geografia e sociologia della fine del XIX secolo. In questo contesto, un importante sviluppo storico che stimolò la ricerca sulle relazioni ecologiche tra gli esseri umani e gli ambienti urbani fu il libro di George Perkins Marsh Man and Nature; or, Physical Geography as Modified by Human Action (1864). Marsh era interessato all'azione attiva delle interazioni uomo-natura (un precoce antecedente dell'ecologia urbana o della costruzione di nicchia umana) con frequenti riferimenti alla "economia della natura".
Nel 1894 il sociologo della Scuola di Chicago Albion W. Small collaborò con George E. Vincent pubblicando una "guida di laboratorio" per studiare le persone nelle loro "occupazioni quotidiane". Si trattava di un manuale che formava gli studenti di sociologia a studiare la società come un naturalista studierebbe gli uccelli, includendo esplicitamente il rapporto del mondo sociale con l'ambiente materiale. L'uso in lingua inglese del termine "ecology" è attribuito alla chimica statunitense e fondatrice dell'economia domestica Ellen Swallow Richards, che nel 1892 introdusse per prima il termine oekology e sviluppò successivamente l'espressione human ecology.
L'espressione "ecologia umana" (human ecology) apparve per la prima volta nel libro di Richards del 1907 Sanitation in Daily Life, dove era definita come "lo studio delle circostanze che circondano gli esseri umani e degli effetti che esse producono sulla vita degli uomini". L'uso del termine da parte di Richards riconosceva gli esseri umani come parte, e non separati, dalla natura. Il termine fece il suo primo ingresso formale in Sociologia nel volume del 1921 Introduction to the Science of Sociology, pubblicato da Robert E. Park ed Ernest W. Burgess (entrambi del dipartimento di sociologia dell'Università di Chicago). Il loro allievo Roderick D. McKenzie contribuì a consolidare l'ecologia umana come sotto-disciplina all'interno della Scuola di Chicago. Questi autori sottolinearono la differenza tra ecologia umana ed ecologia in generale evidenziando l'evoluzione culturale nelle società umane.
L'ecologia umana ha una storia accademica frammentata, con sviluppi distribuiti in un ampio spettro di discipline, tra cui economia domestica, geografia, antropologia, sociologia, zoologia e psicologia. Alcuni autori hanno sostenuto che la geografia sia ecologia umana; molto del dibattito storiografico ha ruotato sulla collocazione dell'umanità come parte della natura o come separata da essa. Alla luce del dibattito su cosa costituisca l'ecologia umana, studi interdisciplinari recenti hanno proposto un campo unificante denominato coupled human and natural systems (sistemi umani e naturali accoppiati), che "si fonda ma va oltre i lavori precedenti (ad es. ecologia umana, antropologia ecologica, geografia ambientale)". Altri ambiti collegati allo sviluppo storico della disciplina includono la ecologia culturale, l'ecologia urbana, la sociologia ambientale e l'antropologia ecologica. Sebbene il termine "ecologia umana" sia stato popolarizzato negli anni 1920 e 1930, studi in questo ambito erano condotti già dall'inizio del XIX secolo in Inghilterra e Francia.
Nel 1969, il College of the Atlantic (Bar Harbor, Maine) fu fondato come scuola di ecologia umana; da una prima classe di 32 studenti è cresciuto come piccolo ateneo di arti liberali con circa 350 studenti e 35 docenti a tempo pieno, e ogni laureato consegue un titolo in ecologia umana, un corso interdisciplinare progettato dallo studente secondo i propri interessi ed esigenze.
Gli ecologi biologici sono stati tradizionalmente riluttanti a studiare l'ecologia umana, attratti piuttosto dal fascino della natura "selvaggia"; l'ecologia umana ha storicamente concentrato l'attenzione sull'impatto umano sul mondo biotico. Paul Sears fu un precoce sostenitore dell'applicazione dell'ecologia umana, affrontando temi come l'esplosione demografica, i limiti globali delle risorse e l'inquinamento, e pubblicò nel 1954 una trattazione complessiva dell'ecologia umana come disciplina; ricordò che "ciò che conta è il lavoro da fare più che l'etichetta". In seguito l'Ecological Society of America ha istituito una Section on Human Ecology, segno della crescente attenzione all'interazione con sistemi dominati dall'uomo e del riconoscimento che la maggior parte degli ecosistemi contemporanei è influenzata dall'azione umana.
Panoramica L'ecologia umana è stata definita come un tipo di analisi applicata alle relazioni tra gli esseri umani che in ecologia veniva tradizionalmente applicata a piante e animali. A tale scopo, gli ecologi umani (tra cui anche studiosi di sociologia) integrano prospettive eterogenee provenienti da un ampio spettro di discipline, così da abbracciare "punti di vista più ampi". Nel numero inaugurale del 1972 di Human Ecology: An Interdisciplinary Journal i redattori offrirono una dichiarazione introduttiva che delineava l'ampiezza dei temi dell'ecologia umana. Tra gli ambiti indicati figuravano: adattamenti genetici, fisiologici e sociali all'ambiente e al cambiamento ambientale; il ruolo di fattori sociali, culturali e psicologici nel mantenimento o nella perturbazione degli ecosistemi; effetti della densità di popolazione su salute, organizzazione sociale o qualità ambientale; nuovi problemi adattivi negli ambienti urbani; interrelazioni tra cambiamenti tecnologici e ambientali; sviluppo di principi unificanti nello studio dell'adattamento biologico e culturale; genesi delle mal-adattività nell'evoluzione biologica e culturale umana; relazione tra qualità e quantità del cibo, prestazioni fisiche e intellettuali e cambiamento demografico; applicazione di calcolatori, telerilevamento e altri nuovi strumenti e tecniche.
Quarant'anni più tardi, nello stesso periodico, Daniel G. Bates segnalò linee di continuità nella disciplina e le trasformazioni intervenute, osservando che «oggi vi è maggiore enfasi sui problemi che affrontano gli individui e su come gli attori li gestiscono, con la conseguenza che si presta molta più attenzione al processo decisionale a livello individuale, mentre le persone strategizzano e ottimizzano rischi, costi e benefici in contesti specifici». Piuttosto che formulare un modello unitario di ecologia culturale o una specifica "ecologia umana", la ricerca attinge più spesso a teoria demografica, economica ed evoluzionistica, oltre che a modelli derivati dall'ecologia di campo. Una parte della letteratura ha inoltre preso le distanze dall'idea di una "teoria unificata" dell'ecologia umana (come proposta da Gerald L. Young), privilegiando un orientamento pluralista ben espresso da Paul Shepard: l'ecologia umana è più vitale quando "si muove in tutte le direzioni". In questa prospettiva, alcuni autori hanno sottolineato un accento sulla complessità più che sul riduzionismo, sul cambiamento più che sugli stati stazionari, ed un'estensione dei concetti ecologici al pieno coinvolgimento delle persone.
Applicazioni all'epidemiologia e alla sanità pubblica L'applicazione dei concetti ecologici all'epidemiologia ha radici simili a quelle di altre applicazioni disciplinari, con Carl Linnaeus spesso indicato come figura seminale nella formulazione storica dell'ecologia come "economia della natura". Il termine entrò tuttavia in uso corrente nella letteratura medica e di sanità pubblica a metà del XX secolo, come attestano contributi su medical ecology nella letteratura clinica. Tale indirizzo si consolidò nel 1971 con la pubblicazione di Epidemiology as Medical Ecology e, sul versante didattico, con il manuale Public Health and Human Ecology (prima edizione 1987; seconda edizione 1998). In parallelo è emersa una prospettiva di ecosystem health che integra ricerca e pratica in campi come gestione ambientale, sanità pubblica, biodiversità e sviluppo economico. Anche grazie all'adozione di cornici come il modello socio-ecologico della salute, l'ecologia umana ha progressivamente convergito con il filone principale della letteratura di sanità pubblica globale.
Collegamento con l'economia domestica Oltre ai legami con altre discipline, l'ecologia umana ha un forte collegamento storico con l'economia domestica attraverso l'opera di Ellen Swallow Richards e di altre figure affini. Già dagli anni 1960 diverse università iniziarono a rinominare dipartimenti, scuole e college di economia domestica come programmi di ecologia umana; la scelta rifletteva sia difficoltà percepite nell'uso del termine "home economics" in una società in rapido mutamento, sia il riconoscimento dell'ecologia umana come opzione originaria per la definizione della disciplina. Tra i programmi contemporanei si annoverano la School of Human Ecology dell'Università del Wisconsin–Madison, il College of Human Ecology della Cornell University e il Department of Human Ecology dell'Università dell'Alberta.
Nicchia dell'Antropocene