Il Vallo Alpino del Littorio, noto anche brevemente come Vallo Alpino (in francese Mur Alpin o Mur des Alpes, in tedesco Alpenwall, in sloveno Alpski zid, in inglese Alpine Wall), è un sistema di fortificazioni formato da opere di difesa (bunker), voluto da Mussolini e costruito durante il ventennio fascista prima della seconda guerra mondiale per proteggere il confine italiano dai paesi limitrofi, cioè Francia, Svizzera, Austria e Jugoslavia.

Il termine "vallo" deriva dall'antica costruzione difensiva romana denominata vallum.Y. Le Bohec, L'esercito romano da Augusto a Caracalla, Roma 1992. Pur essendo stato costituito nel 1931, la denominazione Vallo Alpino del Littorio venne ufficializzata solamente il 13 marzo 1940 in un discorso pronunciato dal Sottosegretario alla Guerra generale Ubaldo Soddu.. La costruzione sul confine ex austriaco, divenuto confine tedesco dopo l'annessione dell'Austria alla Germania il 13 marzo 1938, ebbe inizio nel 1939 a seguito della diffidenza che Mussolini manifestava verso la Germania di Hitler. Quest'ultimo tratto venne battezzato dalle popolazioni delle zone interessate ai lavori "Linea non mi fido", con evidente riferimento ironico alla Linea Sigfrido. Per ulteriori informazioni sulla "diffidenza di Mussolini verso l'alleato Hitler" vedere il seguito del capitolo citato e l'opera degli stessi autori Bernasconi Alessandro e Prünster Heimo, L'occhio indiscreto - Das indiskrete Auge, ed. curcuegenovese, 978-88-6876-121-9

Prima della seconda guerra mondiale, le opere di difesa erano presidiate dalle unità della "GaF", il corpo di Guardia alla frontiera, specificatamente creato per il presidio delle opere fortificate, il cui motto era «Dei sacri confini guardia sicura». La situazione geopolitica venutasi a creare nel dopoguerra portò al ripristino parziale e alla messa in funzione delle opere dell'ex Vallo Alpino Settentrionale, che tornarono operative dall'inizio degli anni 1950 fino al 1992, presidiate da reparti appositamente dedicati allo scopo: Alpini d'arresto e Fanti d'arresto..

Storia Prima della seconda guerra mondiale

Alla fine della prima guerra mondiale molte nazioni europee svilupparono una considerevole politica di fortificazione. I problemi territoriali, lasciati aperti dal Trattato di Versailles, diedero l'impulso a una corsa alla difesa delle frontiere, rendendole inaccessibili tra il 1920 e il 1940.

Le opere fortificate presero vari nomi tra cui:. Linea Maginot in Francia Linea Sigfrido in Germania Linea Stalin in Russia Linea Rupnik in Jugoslavia Linea Metaxas in Grecia Ridotto nazionale in Svizzera Waterlinie ("linea d'acqua") nei Paesi Bassi Vallo Alpino in Italia

L'Italia si trovò a dover difendere una frontiera molto ampia, e soprattutto montuosa. Si trattava infatti di 1.851 chilometri di linea di confine, così suddivisi da est a ovest:. "Vallo alpino occidentale": 487 km con la Francia; "Vallo alpino Settentrionale": 724 km con la Svizzera; 420 km con l'Austria, allora annessa alla Germania (Vallo alpino in Alto Adige, Cadore, Carnia e Tarvisiano); "Vallo alpino orientale": 220 km con la Jugoslavia.

La costituzione del "Vallo Alpino del Littorio" avvenne ufficialmente il 6 gennaio 1931 con l'emanazione della Circolare 200 da parte dello Stato Maggiore del Regio Esercito e i lavori per il suo completamento continuarono per diversi anni, proseguendo in alcuni casi anche durante il conflitto, fino all'ottobre 1942.. Il progetto iniziale comprendeva tutto l'arco alpino, partendo da Ventimiglia e arrivando all'allora città italiana di Fiume, sfruttando appieno la scarsità di rotabili, sentieri e colli e le difficoltà create dall'ambiente alpino. Ai tempi, i compiti attribuiti alla fortificazione permanente erano principalmente di: fungere da copertura, onde consentire lo svolgimento delle operazioni di mobilitazione e di radunata in un quadro di sicurezza; sbarrare le più importanti vie di penetrazione; costituire base di partenza e di appoggio per azioni offensive o controffensive; realizzare l'economia delle forze; incanalare l'avversario deviandolo da zone vitali e convogliandolo in zone più favorevoli alla difesa; ritardare e logorare la progressione nemica; arrestare l'avversario, agendo in combinazione con l'esercito di campagna.

Intorno al 1924-25 si ebbe un'implementazione della rete stradale civile italiana, e questo avvenne anche in seguito alla realizzazione di una rete di strade militari, necessarie per condurre le guarnigioni difensive e i relativi fabbisogni logistici in luoghi prima inaccessibili a mezzi ruotati.

In data 11 aprile 1930, il Ministero della Guerra pubblicò la Circolare 7100 in cui venivano definite le caratteristiche per la costruzione delle strade militari a supporto del futuro Vallo Alpino Occidentale.. Con questa disposizione, venne regolato il metodo costruttivo delle strade militari, che furono così suddivise: "Grande camionabile (tipo A)" strade con larghezza superiore a 6 m, praticabili in entrambi i sensi da autocarri, con fondo artificiale, pendenza massima dell'8% e raggio minimo di curve 12 m. "Camionabile (tipo B)" strade di larghezza di 3,50 m, con fondo artificiale, praticabili da autocarri con allargamenti a metri 6 in media ogni 4 km, pendenza massima 10% e raggio di curve massimo 10 m. "Carrareccia (tipo C)" strada di larghezza 3 m, con fondo artificiale e pendenza non superiore al 12% e raggio minimo di curve di metri 8, con allargamenti a metri 5 ogni 4 km. "Mulattiera (tipo D)" strada con fondo artificiale ove necessario, di larghezza circa di 2,20 m, pendenza max. 17% e allargamenti di metri 5 ogni chilometro circa, con opere d'arte capaci di sopportare un carico di cinque tonnellate per asse. "Mulattiera (tipo E)" strada di larghezza 1,50 m, con pendenza non superiore al 25%, fondo artificiale ove necessario, opere d'arte capaci di reggere una tonnellata per asse..

Questa classificazione stradale rimase in vigore fino al 1936, quando il Ministero della Guerra pubblicò la circolare 94210, che suggerì di improntare la ripartizione delle strade militari a criteri più generali e meglio aderenti alle necessità operative caso per caso. La vecchia circolare venne abrogata e le strade atte al transito veicolare vennero classificate in "Strade principali", con larghezza da 3,50 a 8,50 metri, e "Strade secondarie", con larghezza da 3 a 5 metri.

Il 28 giugno 1937 un'altra circolare, la numero 42240, presentò le normative inerenti alle "Viabilità minori",. ossia strade più adattate alla morfologia del terreno, di facile costruzione, adatte al transito di artiglierie carrellabili, salmerie e pedoni.

La zona inizialmente più interessata a lavori di rafforzamento fu la frontiera con la Francia: le vallate alpine piemontesi e le vallate al confine franco-ligure furono pesantemente fortificate e rinnovate. Queste vallate erano state al centro di episodi bellici nelle campagne francesi del XVIII secolo e, fin dalla nascita dello stato italiano, tutti gli accessi al territorio italiano furono oggetto di attenzione militare.

Dopo la cessione di Nizza e della Savoia alla Francia, per potenziare la difesa dell'arco alpino occidentale, fu nominata nel 1862 una "commissione permanente di difesa" che provvide alla ricostruzione dell'intero sistema difensivo dando vita a quella che fu poi denominata la "cintura dei forti"..

Nei decenni a seguire nacquero così numerose fortificazioni, dal Moncenisio al Colle dell'Agnello, da Vinadio al Colle di Tenda, dall'alta val Roja a Mentone, creando così un forte sistema difensivo, che però ebbe vita breve. Infatti con la fine della Grande Guerra e la dimostrazione dell'inefficacia difensiva dei forti ottocenteschi ai nuovi grossi calibri, ci fu un'evoluzione tecnica anche nei metodi fortificativi: i vecchi forti campali in cemento e pietra, privi di grossi spessori in cemento armato e corazzature, furono presto obsoleti e richiesero una ristrutturazione, se non la dismissione..

I limiti delle fortificazioni campali, i loro metodi costruttivi obsoleti e la loro vulnerabilità ai tiri da lunga distanza delle nuove artiglierie, fecero sì che l'attenzione venisse spostata verso nuove strutture basate sui punti forti naturali,. come alture, valloni e strapiombi, che furono spesso trasformati in vere e proprie fortificazioni, pressoché invulnerabili, scavate nella roccia e riparate dalla morfologia stessa del terreno.

All'inizio degli anni trenta, anche in risposta del fervore fortificatorio francese. con la costruzione della Linea Maginot, l'Italia di Mussolini iniziò la costruzione di un sistema difensivo verso il confine francese che si ispirava alla Maginot stessa. Il confine svizzero, al contrario, non fu interessato da lavori così ingenti di fortificazione,. data anche la presenza di molte ed efficaci opere del sistema difensivo italiano alla Frontiera Nord verso la Svizzera, risalenti alla prima guerra mondiale. Il confine occidentale, e successivamente anche quello austriaco, fu invece decisamente interessato da interventi militari.

Questa nuova difesa dei confini italiani era in realtà un progetto al limite delle capacità industriali ed economiche del paese. I lavori infatti subirono negli anni consistenti rallentamenti dovuti alla scarsità di fondi, ma anche di materie prime.

Successivamente i lavori proseguirono fino al 15 ottobre 1942.. Da una relazione del 3 ottobre 1942, a firma di Vittorio Ambrosio allora Capo di Stato Maggiore del Regio Esercito, si desumono i seguenti dati sul complesso dei lavori eseguiti sull'intera frontiera:

Se il Vallo Alpino fosse stato completato, avrebbe potuto contare nel complesso su 3.325 impianti fortificati.

La difesa italiana era organizzata in maniera differente rispetto a quella francese o tedesca, infatti il Vallo Alpino era pensato per utilizzare armi che all'epoca erano di uso comune nella fanteria e nell'artiglieria; a queste in alcuni casi si era pensato di affiancare un'ulteriore potenza di fuoco come i lanciafiamme e i mortai, e in alcuni casi anche vecchi pezzi d'artiglieria rimasti nei forti della prima guerra mondiale. Soltanto raramente, e solo in alcune valli, fu pensato l'utilizzo di gas tossici, come ad esempio l'iprite..

Le mancanze economiche costrinsero spesso all'utilizzo di materiali inadeguati: raro era l'uso dell'acciaio per le difficoltà di reperimento di materie prime, dovuto in parte alle sanzioni imposte all'Italia per la sua invasione dell'Etiopia e in parte all'autarchia imposta dal regime fascista che creava difficoltà di produzione e reperimento. Per far fronte alla carenza di materie prime, Adolf Hitler inviò in Italia ingenti quantità di merci. L'acciaio che arrivava, che serviva per i cannoni e generalmente per le armi, veniva fuso nuovamente per ottenere putrelle e feritoie corazzate a uso delle opere fortificate. Anche il carbone che serviva per alimentare gli altiforni delle industrie siderurgiche incaricate della produzione delle corazzature, porte blindate e per la produzione del calcestruzzo era inviato dalla Germania..

Alla fine degli anni trenta i centri "tipo 200", così denominati dal numero di protocollo della circolare che stabiliva le loro caratteristiche costruttive ("Direttive per la organizzazione difensiva permanente in montagna".), erano prevalentemente di media grandezza e solo alcuni di essi potevano vantare dimensioni rilevanti. In ogni caso erano ancora piuttosto isolati e spesso, al contrario delle grandi opere multiformi della Maginot, non erano in grado di difendersi a vicenda. Per ovviare a questo inconveniente venne decisa la costruzione di numerose piccole opere monoblocco in calcestruzzo, denominate "tipo 7000" dal numero della circolare che ne istituiva la realizzazione, che avrebbero dovuto, in breve tempo e con costi limitati, colmare gli intervalli tra le opere esistenti e coprire le zone non ancora protette da fortificazioni.