Robin Hood and the Monk (it. “Robin Hood e il monaco”) è una ballata in inglese medioevale avente come protagonista l’eroe popolare Robin Hood. La versione più antica a noi pervenuta risale al 1450, ma potrebbe essere stata composta prima, il che la rende una delle ballate più antiche sul leggendario fuorilegge. È anche una delle più lunghe, con novanta stanze e circa 360 versi.

Trama La ballata si apre con una celebrazione poetica dell’estate. Robin Hood, desideroso di andare in chiesa per assistere alla messa, decide di recarsi nella vicina città di Nottingham. Uno dei membri dell’allegra brigata, Much il figlio del mugnaio (in originale, “Moche, the mylner sun”), gli consiglia di farsi scortare da una dozzina dei suoi uomini, ma il capobanda porta invece con sé soltanto Little John. Lungo il tragitto i due fuorilegge si sfidano ad una gara di tiro con l’arco, ma, rifiutandosi Robin Hood di ammettere la vittoria di Little John, litigano e il capobanda prosegue da solo.

Mentre prega nella chiesa di Santa Maria a Nottingham, Robin Hood viene riconosciuto da un monaco da lui rapinato in passato, il quale corre a denunciarlo allo sceriffo. Il fuorilegge si ritrova circondato dagli armigeri dello sceriffo, riesce ad abbatterne una dozzina, ma poi la sua spada a due mani si spezza ed è quindi costretto a cercare rifugio nella chiesa. La sezione seguente della ballata è andata perduta, ma presumibilmente descriveva l’arresto di Robin Hood.

Il testo riprende con gli allegri compari che si disperano, eccetto Little John, che parte con Much a salvare l’amico. I due intercettano il monaco delatore in compagnia di un giovane paggio, inviati dallo sceriffo di Nottingham ad informare il re (di cui non viene rivelato il nome) della cattura di Robin Hood. Little John e Much dapprima si offrono di scortarli, poi uccidono sia il monaco che il paggio e si sostituiscono a loro. Il re ricompensa i falsi messaggeri e li rimanda dallo sceriffo con l’ordine di condurre Robin Hood al suo cospetto. Little John e Much si recano quindi dallo sceriffo di Nottingham in qualità di emissari reali. Spiegano l’assenza del monaco raccontando che il re lo abbia premiato nominandolo abate. Felice del successo, lo sceriffo celebra un banchetto e si ubriaca. Little John e Much ne approfittano per penetrare nelle segrete, uccidere il carceriere, liberare Robin Hood e darsi alla fuga.

Di nuovo al sicuro, Little John fa notare a Robin Hood come abbia ricambiato il torto subito con una buona azione. Robin Hood ammette il proprio sbaglio e gli offre di cedergli il comando dell’allegra brigata, ma Little John rifiuta, dichiarando di volere che il capo rimanga Robin Hood.

Venuto a sapere del raggiro subito e della fuga di Robin Hood, il re è furioso, ma ammette che Little John si sia dimostrato l’uomo più leale d’Inghilterra, decide quindi di lasciar correre. Il verso conclusivo della ballata celebra Dio come sovrano incoronato.

Storia della ballata Lo scrittore William Langland (1332 – 1386) fa dei riferimenti a racconti su Robin Hood nel suo poema Piers Plowman, e Walter Bower (1385 – 1449) descrive una storia simile alla trama di Robin and the Monk negli anni ‘40 del XV secolo. Il testo più antico della ballata oggi conservato risale al 1450 circa ed è conservato nel manoscritto Ff.5.48 dell’Università di Cambridge. Il suo stato è molto usurato, ma è successivamente è stato parzialmente integrato con una pagina proveniente da un altro testo, contenente alcune delle strofe mancanti. Le variazioni testuali tra la pagina e il manoscritto Ff.5.48 sono minime.

Vi sono forti parallelismi tra Robin Hood and the Monk e un’altra ballata avente come protagonisti dei fuorilegge leggendari: Adam Bell, Clym of the Cloughe and Wyllyam of Cloudeslee (la versione più antica a noi pervenuta è quella stampata nel 1505 da Wynkyn de Worde). Secondo lo storico James Holt, ciò suggerisce che la prima sia stata influenzata dalla seconda, risultando quindi meno autentica rispetto ad altre ballate di Robin Hood.

Assente nelle raccolte su Robin Hood (cd. “garlands”) dell’età moderna, la ballata fu stampata per la prima volta nel 1806 da Robert Jamieson all’interno della sua opera Popular Ballads And Songs From Tradition con il titolo Robyn Hode and the Munke. Quest’edizione è però molto diversa dal testo nel manoscritto dell’Università di Cambridge. Versioni più fedeli furono pubblicate da Charles Henry Hartshorne nel 1829, da Joseph Ritson nel 1832 e da Frederick Madden nel 1833. Nel tardo ‘800 Francis James Child (1825 – 1896) la inserì nella sua raccolta di ballate popolari (“Child Ballads”) come ballata n. 119.

Analisi Robin Hood and the Monk potrebbe essere stata originariamente concepita per essere recitata piuttosto che cantata, il che la renderebbe più simile ad un poema epico che ad una ballata. Nel penultimo verso, infatti, si legge: “thus endys the talkyng of the munke” (it. “così finisce il discorso riguardo al monaco”). Sul punto però non vi è certezza, giacché la parola “talkyng” potrebbe anche essere intesa come “racconto scritto”.

Tra i temi di Robin Hood and the Monk ricorrenti nelle più antiche ballate su Robin Hood, si segnalano il protagonista che respinge i moniti alla prudenza dei compagni per avventurarsi incontro al pericolo da solo, la sua devozione per la Vergine Maria, la natura rissosa del suo rapporto con il fedele Little John e l’occasionale spietatezza degli allegri compari (il paggio ucciso da Much è poco più che un bambino). Sono riscontrabili, ad esempio, in A Gest of Robyn Hode, Robin Hood and Guy of Gisborne e Robin Hood’s Death. Ciò avvalora l’ipotesi che Robin Hood and the Monk fosse popolare già nel XV secolo, se non prima, e abbia influenzato le ballate successive. Cionondimeno non sembra che fosse particolarmente diffusa nel repertorio delle ballate cantate del XVI e XVII secolo, poiché l’unica copia quasi completa ritrovata è oscura e molto vecchia.

Robin Hood and the Monk è generalmente considerata una delle storie di Robin Hood sopravvissute più belle dal punto di vista artistico e meglio costruite dal punto di vista letterario.

Note

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