Uno dei più importanti capi del movimento comunista iraniano della seconda metà del XX secolo, fu segretario generale del Partito Iraniano del Tudeh tra il 1979 e il 1984.

Come architetto, con lo pseudonimo Silvio Macetti contribuì a costruire la città di Aryashahr. Come statista, fu fautore di una politica di conciliazione con gli islamisti di Ruhollah Khomeini dopo la rivoluzione iraniana. Nonostante ciò, fu da questi tradito nel 1983: il Tudeh venne bandito e represso, e tutti i militanti e politici comunisti arrestati, torturati oppure uccisi. Kianouri e la moglie Maryam Firouz furono entrambi arrestati e torturati, e il leader comunista costretto a rinnegare pubblicamente le proprie idee in diretta televisiva.

Biografia Nacque nel 1915 nella città di Baladeh, appartenente a un'importante famiglia del luogo: il bisnonno Mirza Husain Nouri Tabarsi era un importante imam sciita, il nonno Fazlollah Nouri uno degli animatori della rivoluzione costituzionale iraniana del 1906, e così anche il padre Mehdi Nouri. Il padre fu ucciso durante i disordini politici iraniani sei mesi prima della sua nascita, così Noureddin nacque postumo. Studiò prima a Teheran, poi emigrò in Germania e si laureò in architettura all'Università di Aquisgrana nel 1939, rientrando in Iran appena in tempo per scampare allo scoppio della seconda guerra mondiale e diventando insegnante di architettura all'Università di Teheran. Durante il soggiorno tedesco entrò a far parte del Partito Comunista di Germania, allora clandestino per la represisone operata dal nazismo.

Dopo l'invasione anglo-sovietica dell'Iran del 1941 e la temporanea caduta del regime di Reza Shah Pahlavi, Kianouri fu tra i fondatori del Partito Iraniano del Tudeh. Nel 1944 si sposò a Mosca con la principessa Maryam Firouz, fondatrice dell'ala femminile del Tudeh; Firouz, che Kianouri aveva conosciuto quando lei gli commissionò la costruzione di un palazzo a Shemiran in quanto rinomato architetto, divenne sua compagna di vita oltre che di lotta politica. L'unione fu condannata dalla famiglia nobile di lei, che la diseredò. Nel 1945 fondò l'Associazione degli Architetti Iraniani, mentre negli anni successivi organizzò numerose mostre artistiche e architettoniche tese ad esaltare l'arte e l'architettura iraniana. Rimase importante esponente politico iraniano fino al 1949, quando lo Scià, dopo essere scampato ad un attentato, riprese il potere e accusò i comunisti di essere i mandanti, ordinando numerosi arresti in tutto il paese; anche Kianouri, dopo una breve fuga, fu arrestato, ma riuscì ad evadere nel 1951, dopo essere stato accusato di essere uno degli organizzatori dell'attentato.

Rifugiatosi in Italia, assunse una falsa identità, l'architetto italiano Silvio Macetti, e tornò nuovamente in Iran per motivi di lavoro, dirigendo la costruzione della città di fondazione Aryashahr (in seguito rinominata Fulad Shahr) dopo un accordo stabilito tra lo Scià e i sovietici. A livello architettonico Kianouri/Macetti seguiva gli ideali di Le Corbusier, in parte influenzato anche dal realismo socialista. Fece appena in tempo a stilare i piani per la costruzione di Aryashahr (avvenuta negli anni 1960) che, vista compromessa la sua nuova idendità, nel 1956 si rifugiò con la moglie in Germania Est, da dove continuò a dirigere il Tudeh. Entrambi i coniugi Kianouri furono condannati a morte in contumacia per il loro supposto ruolo nell'attentato allo Scià. Durante l'esilio in Germania Est, divenne uno dei principali teorici dell'architettura socialista, teorizzando in numerose pubblicazioni la costruzione e l'efficienza potenziale di grandi blocchi abitativi detti Großwohneinheiten.

Durante l'esilio in Europa Kianouri divenne uno dei membri di spicco del Tudeh, finendo col mettere in ombra il segretario generale Iraj Eskandari, ritenuto da molti troppo ligio alla linea imposta dall'Unione Sovietica e contrario al compromesso con le altre fazioni del dissenso iraniano, prima tra tutte l'islam radicale dell'ayatollah Ruhollah Khomeini. Kianouri, favorevole ad un accordo con l'ayatollah, divenne capo dell'opposizione interna al Tudeh, tanto da destituire all'inizio del 1979 Eskandari e a rientrare trionfalmente in Iran dopo lo scoppio della rivoluzione iraniana. Cominciò così a collaborare col governo teocratico di Khomeini, cercando di ritagliare per il comunismo nuovi spazi nella vita sociale iraniana. Nonostante lo scetticismo dei suoi referenti sovietici per l'alleanza con gli islamisti, Kianouri perseguì decisamente questa direzione, tanto che un coinvolgimento comunista nella crisi degli ostaggi in Iran non è da escludersi.

Khomeini, tuttavia, non aveva alcuna intenzione di condividere il potere coi comunisti di Kianouri. Nel febbraio 1983, in seguito a una delazione fatta dal disertore russo del KGB Vladimir Kuzichkan, Kianouri e la moglie furono arrestati con l'accusa di essere spie sovietiche, mentre nell'aprile successivo cominciò la repressione del Tudeh, fatta di arresti arbitrari, torture e uccisioni. Lo stesso Kianouri venne ripetutamente torturato, con anche la rottura di entrambe le mani. Nel maggio 1983, costretto dopo le molte torture subite, fu mostrato alla televisione iraniana mentre rinnegava la sua appartenenza al comunismo al fine di propagandare la potenza e il predominio della teocrazia islamica di Khomeini. Nel 1984, ormai non più ritenuto pericoloso dall'ayatollah, fu rilasciato, e poté ricongiungersi alla moglie, anche lei da poco liberata per motivi medici, a condizione che non rilasciasse interviste né alcuna dichiarazione pubblica. Segretamente invece tenne un memoriale delle torture e dei maltrattamenti subiti da sé e dalla moglie, che poi pubblicò in una lettera aperta a Khomeini quando il suo regime repressivo si allentò. Nonostante la durissima repressione operata dall'ayatollah contro i comunisti di Kianouri, per opportunità politica l'Unione Sovietica mantenne relazioni amichevoli col governo teocratico dell'Iran. Il leader comunista non tornò più a far parte della vita pubblica, spegnendosi nel 1999.

Note

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