Il catarismo è stato un movimento ereticale cristiano, diffuso in diverse zone dell'Europa (Linguadoca e Occitania in Francia, Italia, Bosnia, Bulgaria e impero bizantino) durante il Medioevo, attivo dal X al XIV secolo.
I catari professavano una dottrina dualista che contrapponeva il bene spirituale al male materiale, rifiutando le ricchezze, la corruzione del clero e i sacramenti della Chiesa cattolica. Considerati eretici da Roma, furono duramente perseguitati, culminando con la crociata albigese e l'Inquisizione, che portarono alla loro quasi totale estinzione.
Origini Il termine deriva dal latino medievale cathărus (prestito dal greco καθαρός, «puro»), con il quale si autodefinirono per primi i seguaci del vescovo Novaziano elettosi antipapa nel 251; per questa ragione il termine katharoi fu citato per la prima volta in un documento ufficiale della Chiesa Cristiana nei canoni del Concilio di Nicea del 325. Una proposta etimologica medievale del termine «catari» (Alano di Lilla - 1200 circa), afferma che il termine derivi da un non attestato greco katha (spurgo) o da una inconsueta grafia cathus per cattus (gatto) in relazione alla presunta abitudine dei catari di adorare i gatti come incarnazione di Lucifero.
I nomi «càtari» o «albigesi» (dal nome della cittadina francese di Albi) furono successivamente utilizzati per indicare le persone coinvolte nel sostegno culturale o religioso del movimento religioso sorto intorno al XII secolo in Occitania.
Fu proprio per contenere l'estendersi del fenomeno cataro che, dopo infruttuosi tentativi da parte di alcuni legati papali, Domenico di Guzmán concepì un nuovo modo di predicazione: per combattere i Càtari bisognava usare i loro stessi principi, vale a dire, oltre alla predicazione, operare in povertà, umiltà e carità. Questa nuova formula portò Domenico, dieci anni più tardi, alla fondazione dell'ordine domenicano.
Data l'inefficacia di questi interventi di tipo non violento, papa Innocenzo III bandì contro di essi nel 1208 una vera e propria crociata, la prima indetta da cristiani contro cristiani. L'errore fu, per i catari, riunirsi in chiese alla pari della chiesa di Roma. Nonostante questo, nel 1229 i catari dovettero istituire un quinto vescovado, dato l'aumento numerico dei fedeli. Per rimediare all'inefficacia religiosa della crociata e per debellare l'eresia catara fu appositamente creato da papa Gregorio IX il Tribunale dell'Inquisizione, che impiegò settant'anni ad estirpare il catarismo dal sud della Francia.
La dottrina dualistica
Il catarismo si diffuse nel basso Medioevo, e in particolare tra il 1150 e il 1250. La dottrina dei catari dualista si fondava essenzialmente sul rapporto oppositivo tra materia e spirito e fu assimilata al suo apparire a quella del manicheismo e dei Bogomili dei Balcani: con questi ultimi in effetti aveva molti punti in comune. Le derivazioni manichee,Franco Cardini, Marina Montesano. Storia medievale, Mondadori, Firenze 2006, p. 265; ISBN 978-88-00-20474-3. pauliciane e bogomile dei catari erano forse giunte fino in Europa all'inizio del XII secolo, tramite l'Impero bizantino e i Balcani o tramite i crociati e i pellegrini che tornavano dalla Terra Santa: i fedeli catari erano detti anche "bulgari".
Alcune similitudini con il movimento patarino (che lottò per una Chiesa di poveri ed uguali) fecero sì che i due movimenti finissero per essere confusi nell'opinione pubblica.
Appoggiandosi ad alcuni passi del Vangelo, in particolare quelli in cui Gesù sottolinea l'irriducibile opposizione tra il Suo Regno celeste e il regno di questo mondo, i catari rifiutavano del tutto i beni materiali e tutte le espressioni della carne. Professavano un dualismo in base al quale il Re d'amore (Dio) e il re del male (Rex mundi) rivaleggiavano con pari dignità per il dominio delle anime umane; secondo i catari, Gesù avrebbe avuto solo in apparenza un corpo mortale (docetismo). Essi svilupparono così alcune opposizioni irriducibili, tra Spirito e Materia, tra Luce e Tenebra, tra Bene e Male, all'interno delle quali tutto il creato diventava una sorta di grande tranello di Satana (una sorta di Anti-Dio diverso dalla concezione cristiana) nel quale il Maligno irretiva lo spirito umano contro le sue inclinazioni rette verso lo Spirito e verso il Tutto. Lo stesso Dio-creatore dell'Antico Testamento corrispondeva al dio malvagio, a Satana. Basandosi su questi principi rifiutavano di mangiare carne e uova e rinunciavano perfino al coito: il sesso era infatti considerato cosa tanto malefica che perfino il matrimonio era per essi peccaminoso poiché serviva solo ad aumentare il numero degli schiavi di Satana.Duvernoy, Jean, Zambon, Francesco. La religione dei catari. Fede, dottrine, riti. Edizioni Mediterranee, Roma 2000, pp. 160-161; ISBN 88-272-1372-4.
Pur convinti della divinità di Cristo, gli albigesi sostenevano che egli fosse apparso sulla Terra come un angelo (un eone emanato dal Dio e dalla Luce) di sembianze umane (di natura angelica era considerata anche Maria), e accusavano la Chiesa cattolica di essere al servizio di Satana, perché corrotta e attaccata ai beni materiali. Credendo nella deviazione dalla vera fede della Chiesa di Roma, i catari crearono una propria istituzione ecclesiastica, parallela a quella ufficiale presente sul territorio.
La convinzione che tutto il mondo materiale fosse opera del Male comportava il rifiuto del battesimo d'acqua, dell'eucaristia e del matrimonio, suggellato dall'unione carnale. L'atto sessuale era da evitare in quanto responsabile della nascita di una persona considerata prigione per lo spirito. Allo stesso modo era proibito ogni alimento originato da un atto sessuale (carni di animali a sangue caldo, latte, uova), ad eccezione del pesce, di cui in epoca medievale non era ancora conosciuta la riproduzione sessuale.
L'origine delle funzioni del corpo umano era per loro diabolica, in quanto esse sono connesse con la materia, donde l'affermazione dello storico dell'Inquisizione Henry Charles Lea, secondo il quale
Era quindi proibito ai Catari collaborare in qualsiasi modo alla realizzazione di quelli che essi ritenevano i piani di Satana. La massima vittoria del Bene contro il Male era la morte, che liberava lo spirito dalla materia, e la perfezione per il càtaro era raggiunta quando ci si lasciava morire di fame (endura).
A seconda del contenuto della fede professata, Ioan Petru Culianu distingue tra Catari “moderati” e “radicali”.Ioan Petru Culianu, I miti dei dualismi occidentali, Jaca Book, 2018 Per i moderati il Diavolo non è creatore del mondo ma solo architetto, con il permesso di Dio; la loro dottrina deriva dal bogomilismo. I Catari radicali invece sostengono l’esistenza di due principi opposti, l’uno buono e l’altro cattivo, che hanno dato luogo a mondi distinti; le anime umane preesistono alla nascita, essendo anime di angeli decaduti imprigionate da Lucifero in corpi materiali, e destinate a reincarnarsi fino alla liberazione; tale dottrina ha molte analogie con quella origenista da cui in qualche modo deriverebbe. In Italia la maggiore chiesa di Catari radicali era quella degli “Albanesi” di Desenzano, il cui principale maestro era Giovanni di Lugio.
Struttura e aspetti liturgici La propaganda catara ebbe una forte presa tra i ceti più umili, gli stessi che avevano fatto la forza dei patarini, ma anche tra le élite nobili più acculturate, che proteggevano attivamente questo movimento ereticale. Essi attirarono nuovi adepti nel clima di delusione seguito alla riforma gregoriana, che aveva mancato di riformare la Chiesa secondo la povertà predicata da Cristo e ritenuta tipica del cristianesimo delle origini.
Le comunità di fedeli erano divise in "credenti" (simpatizzanti, non tenuti ad applicare tutte le norme della disciplina catara), che si chiamavano «Buoni Uomini», «Buone Donne» o «Buoni Cristiani» e quelli che per l'Inquisizione erano i "perfetti", coloro cioè che praticavano la rinuncia ad ogni proprietà e vivevano unicamente di elemosina. Gli unici che potevano rivolgersi a Dio con la preghiera erano i perfetti, mentre i semplici credenti potevano sperare di divenire perfetti con un lungo cammino di iniziazione, seguito dalla comunicazione dello Spirito Santo, il consolamentum, mediante l'imposizione delle mani. Questo era uno dei pochi sacramenti càtari, tra i quali vi era anche una sorta di confessione collettiva periodica.
L'Uomo e la Donna costituiscono l'Essere Umano. Questo era il pensiero che animava la comunità catara e si rispecchia nel fatto che i cosiddetti "perfetti" potevano essere sia uomo che donna.
Tra i perfetti esisteva comunque una gerarchia facente capo ai vari vescovi di ogni provincia (assistiti da coloro che venivano detti il "Figlio Maggiore" e il "Figlio Minore") e ai vari diaconi delle comunità catare.
Dal punto di vista dell'organizzazione sociale:
Crociata contro gli albigesi
Inizialmente la gerarchia cattolica tollerò l'eresia, cercando di contrastarla con la predicazione e l'educazione catechistica. I primi atti di repressione violenta furono invece praticati dal potere politico (re e feudatari) che tentarono di bloccare la diffusione dell'eresia che scardinava le basi sociali (famiglia e società civile) oltre che punire gli eretici violenti che devastavano chiese e monasteri creando grave disordine sociale. Il re di Francia Roberto il Pio fu il primo sovrano a condannare a morte dei catari responsabili di violenze nel 1017. Pochi anni dopo l'imperatore Enrico III fece impiccare alcuni eretici catari. Nei Paesi Bassi un tale Tanchelmo di idee catare si circondò di tremila proseliti e portò scompiglio e devastazione in tutta la regione; la repressione condotta dal duca di Lorena fu terribile.
Il catarismo si diffuse in vaste regioni della Francia meridionale e dell'Italia settentrionale, con punte di elevata densità nella Linguadoca, nella Provenza e nella Lombardia. Nel terzo Concilio Lateranense, convocato da papa Alessandro III a Roma nel marzo 1179, venne condannato il catarismo; i Catari e i loro protettori furono colpiti da anatema, i loro beni confiscati e si invitarono i principi secolari a porre gli eretici nella debita soggezione, disponendo inoltre un'indulgenza biennale, o più ampia a discrezione dei vescovi, a beneficio di coloro che prendevano le armi contro i Catari, accusati di professare dottrine eterodosse e di sovvertire l'ordine sociale:R. Aubert, G. Fedalto, D. Quaglioni, Storia dei concili, Ed. San Paolo, Cinisello Balsamo, 1995. «Ora in Guascogna, ad Albi, nella regione di Tolosa e in altri luoghi la maledetta perversità degli eretici, chiamati da alcuni Catari, da altri Patarini, Pubblicani e in altri modi ancora, ha talmente preso piede, che ormai non professano in segreto, come alcuni, la loro malvagia dottrina, ma proclamano pubblicamente il loro errore e si conquistano dei seguaci tra i semplici i deboli; ordiniamo che essi, i loro difensori e i loro protettori siano colpiti da anatema, proibiamo a chiunque di accoglierli nella propria casa o nelle proprie terre, di aiutarli di esercitare con essi il commercio. Se poi morissero con questo peccato, nessuno potrà richiamarsi a privilegi concessi da noi o invocare qualche indulto per offrire la messa in loro suffragio o ammetterli alla sepoltura cristiana». Dopo l'elezione al soglio pontificio di Innocenzo III, nel 1198, la Chiesa reagì in modo violento e repressivo al diffondersi dell'eresia. Il Pontefice intervenne in Italia, ma soprattutto in Linguadoca.