La Corte d'onore permanente di Firenze venne creata a Firenze il 2 giugno 1888 da un gruppo di gentiluomini, per risolvere le controversie su questioni d'onore.
Storia La Corte venne istituita su proposta di Giuseppe Zanardelli, all'epoca ministro di Grazia e Giustizia. Il suo scopo era quello di dirimere le vertenze cavalleresche fra gentiluomini. Si avvaleva di un proprio statuto e del Codice Cavalleresco, scritto e pubblicato la prima volta nel 1879 da Jacopo Gelli (1858-1935), che sarà presidente della Corte per diversi anni.
Il codice regolamentava le dispute e i duelli e la corte era uno strumento utile per evitare questi ultimi, cercando di ricomporre le accese divergenze.
Dopo la pubblicazione del R.D. n. 605 del 4 ottobre 1908, per la "costituzione dei Giurì d'onore per le vertenze cavalleresche fra militari del Regio Esercito e dell'Armata", la Corte si avvalse anche di questo strumento.
La Corte d’onore non era un organo dello Stato, perché il Governo Crispi non volle ufficialmente avallare i duelli, che continuarono comunque ad aver luogo durante tutto il periodo del Regno d'Italia. L'organo non fu dunque mai riconosciuto come istituzione giudiziaria, e pertanto le sue deliberazioni non erano vincolanti secondo la legge.
La Corte ebbe comunque grande autorevolezza e fama, data la presenza, fra i fondatori e i consiglieri, di persone del più alto profilo nazionale. Essa inoltre aveva la funzione di vero e proprio tribunale supremo nel campo dell'onore, deliberando anche nei casi di ricorsi contro lodi di primo grado.
Composizione
La Corte si componeva di un presidente, di uno o più vice-presidenti, di un giudice relatore e di un numero illimitato di consiglieri. Erano membri di diritto della Corte: i Collari della Annunziata; i senatori del Regno; il presidente della Camera dei Deputati; gli Ufficiali Generali; i presidenti delle Corti e dei Tribunali del Regno; i presidenti dei Consigli dell'Ordine degli Avvocati e dei Consigli di Disciplina dei Procuratori; il sindaco di Firenze.
Principi fondamentali Il funzionamento della Corte si basava su una serie di principi codificati nel Codice cavalleresco di Gelli; innanzitutto, alla Corte si rivolgevano i cosiddetti "gentiluomini", intesi come coloro che, "per una raffinata sensibilità morale", ritenevano le leggi nazionali come insufficienti per la tutela dell'onorepunto primo delle generalità, tratte dal Codice Cavalleresco del Col. Jacopo Gelli. Il concetto stesso di onore prendeva in considerazione la stima e la considerazione di una persona nell'opinione pubblica, ottenute tramite le proprie azioni. Il sentimento di onore, per i gentiluomini, superava qualsiasi altro senso del dovere.punto quinto delle generalità
Nelle sue decisioni, la Corte seguiva le cosiddette "leggi d'onore" (o cavalleresche, il cui insieme costituiva il Codice cavallerescopunto quarto delle generalità), ossia un insieme di norme e consuetudini attraverso cui i gentiluomini tutelavano il proprio onore, e da essi considerate come norme da seguire nella vita civilepunto secondo delle generalità. Scopo della Corte, infine, era dirimere le "vertenze cavalleresche", ossia "il mezzo col quale i gentiluomini debbono rilevare le offese"; due rappresentanti della persona offesa venivano inviate dall'offensore, chiedendo "spiegazioni, soddisfazione o riparazione", dando quindi inizio alla vertenza vera e propria, che poteva essere risolta sia in un duello, sia in un giudizio di un Tribunale d'onorepunto terzo delle generalità
Nel Codice cavalleresco era inoltre riportato il lodo del 17 novembre 1924, con il quale la Corte, giudicando la vertenza Neumann-Wusche, riportava le caratteristiche di un gentiluomo, sentenziando nel merito delle questioni politiche e religioseTutte le informazioni sono state estratte dal Codice Cavalleresco Italiano di Jacopo Gelli, 15a Edizione, Hoepli, 1926:
In questo modo, la Corte negava la possibilità di addurre ragioni politiche o religiose per sottrarsi agli obblighi cavallereschi.
Membri fondatori I ventisei gentiluomini che il 2 giugno 1888 costituirono la Corte erano: Matteo Biffi-Tolomei Carlo Carafa Arturo Carpi Pier Francesco Corsini Tommaso Corsini Carlo Cugia Ulrico d'Aichelbourg Sansone d'Ancona Carlo degli Alessandri Angelo de Gubernatis Paulo Fambri Sebastiano Fenzi Enrico Fossombroni Jacopo Gelli Carlo Gentili Leonida Giovannetti Luigi Hawermann Carlo Incontri Odoardo Luchini Eugenio Michelozzi-Giacomini Giovanni Papa Arnaldo Pozzolini Tommaso Salvini Giuseppe Tanari Luigi Ubertone Giuseppe Zanardelli
Note
Bibliografia
Categoria:Storia di Firenze