È stata nominata per tale posizione in seguito alle proteste giovanili del settembre 2025 che hanno portato alle dimissioni del Primo ministro in carica K. P. Sharma Oli.

In precedenza, è stata altresì giudice capo della Corte suprema del Nepal dall’11 luglio 2016 al 6 giugno 2017, impegnandosi in prima persona per combattere la corruzione.

Biografia Prima di sette figli, Karki ha studiato prima presso l'università Tribhuvan, ottenendo un Bachelor of Arts nel 1972, in seguito si è recata presso la Banaras Hindu University di Varanasi, in India, dove ha ottenuto nel 1975 un Master of Arts in scienze politiche. Tornata a Tribhuvan si è infine laureata in giurisprudenza (Bachelor of Laws) nel 1978.

Completati dunque gli studi, nel 1985 Karki si dedicò al ruolo di professoressa di giurisprudenza presso la stessa Università Tribhuvan, partecipando nel 1990 alle grandi proteste pro-democrazia e contro il Panchayat, venendo anche brevemente arrestata per questo è condotta nella prigione di Biratnagar (da cui ha preso poi spunto per un suo romanzo, di nome Kara, pubblicato nel 2018).

In seguito è divenuta una barrister, registrandosi presso l'Ordine degli avvocati del Nepal nel 2008.

Corte Suprema del Nepal Nel gennaio del 2009, fu infine nominata giudice ad interim presso la Corte suprema del paese, venendo poi la sua posizione confermata l’anno successivo.

Nell’aprile 2016 poi, in seguito al ritiro del giudice capo Kalyan Shrestha Karki agì come facente funzioni fino al luglio successivo, quando fu ufficialmente nominata a capo della Corte, divenendo così la prima donna a ricoprire il ruolo di capo del potere giudiziario del paese. Durante il suo mandato spiccò per il rigore nel contrastare la corruzione, venendo anche sospesa, dopo una procedura di messa in stato d’accusa ritenuta politicamente motivata, nell’aprile del 2017, ma non condannata, anche per via della forte pressione nazionale ed internazionale, tra cui quella dell'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani Zeid Ra'ad Al Hussein.

Karki si è infine dimessa il 6 giugno 2017, avendo raggiunto il limite costituzionale di età di 65 anni. Dopo il suo pensionamento, ha scritto un'autobiografia sui suoi primi anni di vita e sulla sua vita come giudice, chiamandolo Nyaya e sostenendo in questa che la democrazia si basasse intrinsecamente sull'indipendenza del potere giudiziario.

Primo ministro ad interim In data 12 settembre, a seguito di forti proteste iniziate quattro giorni prima a partire dalla cosiddetta “Generazione Z”, e presto sfociate in un più ampio risentimento popolare per la dilagante corruzione, povertà e cattiva amministrazione del paese, viene nominata, su istanza dei manifestanti ed in accordo con il Presidente, capo del governo ad interim. Accettata la nomina, ha sostituito il Primo ministro dimissionario Khadga Prasad Sharma Oli ed è divenuta così la prima donna a ricoprire tale incarico; come primo atto ha richiesto con successo al capo dello Stato lo scioglimento della Camera dei rappresentanti (al fine di traghettare il paese a nuove elezioni per il 2026, sebbene i principali partiti politici si siano opposti a questa mossa con motivazioni di tipo formale, respinte poco tempo dopo).

Da un punto di vista giuridico, poi, la sua assunzione d’incarico è stata ricca di peculiarità in quanto non solo si è trattato della prima nomina di un capo del governo ad essere stata determinata dagli stessi manifestanti, collegialmente, su un social network (Discord) aperto a tutti, ma anche perché quest’ultima è stata fatta, con il passaggio di consegne di fatto avvenuto tra lei ed il capo di stato maggiore dell'Esercito nepalese con la mediazione del capo dello Stato, in deroga al regolare procedimento previsto dalla Costituzione del Paese (che prevederebbe esclusivamente l’assegnazione dell’incarico ad un membro della Camera dei rappresentanti ed un successivo voto di fiducia entro 30 giorni — Art. 73 Cost.), utilizzando un’interpretazione estensiva, da alcuni giuristi ritenuta controversa, degli artt. 61 e 66 della legge fondamentale riguardanti le mansioni del Presidente, tra cui quella di agire "a salvaguardia dell’ordine costituzionale ed in promozione dell’unità nazionale" — per quanto si fossero paventate anche altre opzioni, tra cui la nomina al rango di “funzionario plenipotenziario” nel governo dimissionario per evitare il passaggio parlamentare, secondo l’art. 78.

Rassegna le sue dimissioni il successivo 27 marzo, al fine di agevolare il subentro alla carica di Balen Shah, ex-sindaco di Katmandu e candidato designato dal Partito Rastriya Swatantra (RSP), vincitore delle elezioni tenutesi nel marzo del 2026.

Vita privata Ha sposato Durga Prasad Subedi, un membro e leader dell'ala giovanile del Partito del Congresso Nepalese (NC). Si sono incontrati mentre studiavano alla Banaras Hindu University, in quanto lui era il suo tutor. Hanno almeno un figlio.

Oltre al nepalese, Karki parla un po' di hindī e di inglese.

Note

Altri progetti

Categoria:Primi ministri del Nepal Categoria:Studenti dell'Università Tribhuvan