Biografia Nato a Collepardo, piccolo comune della Ciociaria, veniva soprannominato "Lallo lo zoppo" a causa di un disturbo alla gamba derivato da un problema di salute avuto in giovane età. Fin da giovanissimo iniziò a commettere i primi reati, portando a termine numerose rapine nelle gioiellerie. Nei primi anni Settanta, si affiliò al clan dei marsigliesi che in quel periodo gestiva lo spaccio di stupefacenti a Roma ed era tra le bande criminali più organizzate della capitale. Parallelamente, De Sanctis aiutò Danilo Abbruciati, boss della banda della Magliana, a entrare nel clan dei marsigliesi. Nel corso di tutta la sua carriera criminale, De Sanctis prese sempre le distanze da qualsiasi rapporto con i servizi segreti italiani e lo spaccio di droga, disponendo solo dei sequestri di persona e delle rapine come fonte di reddito.

Sequestri di persona e omicidi Il 21 febbraio 1975, De Sanctis e i suoi complici Albert Bergamelli e Jacques Berenguer rapinarono un ufficio postale in Piazza dei Caprettari a Roma per un bottino di quattrocentomila lire. Durante la rapina rimase ucciso il poliziotto Giuseppe Marchisella, originario di Barletta, crivellato a colpi di mitra appena fu visto da De Sanctis. Pochi giorni dopo (il 10 marzo) la fidanzata di Marchisella, Clara Calabresi, si gettò dal quarto piano del palazzo dove abitava e morì dopo dieci giorni di coma. De Sanctis e i suoi due complici vennero arrestati il 1º marzo grazie a Claudio Tigani, diciottenne che aveva rubato l'auto con la quale era stata commessa la rapina e che poi fu ucciso pochi giorni dopo. Nel novembre 1975, tuttavia, De Sanctis riuscì a fuggire dal carcere di Regina Coeli in un'evasione di massa dove si resero latitanti anche Edoardo Toscano, Giuseppe Magliolo e Nicolino Selis. Sei anni dopo, nel 1981, De Sanctis uccise due partecipanti a quella rapina: Giacomo Palermo e Angela Piazza, ammazzati perché, per pressioni e paura, avevano rivelato particolari importanti sull'omicidio di Giuseppe Marchisella.

Per cominciare ad affermarsi maggiormente nell'ambito della criminalità organizzata, De Sanctis iniziò a rapire industriali e parenti di imprenditori per trarre profitto dal riscatto. Il primo sequestro avvenne il 15 luglio 1980 ai danni di Antonella Montefoschi, che quella sera era in compagnia del fidanzato Massimo Venturini, entrambi figli di industriali. Il sequestro, però andò storto: Antonella oppose resistenza e fu ferita da diversi colpi d'arma da fuoco, forse sparati solo come avvertimento ma poi sfociati nell'omicidio. Sia la Montefoschi che il Venturini vennero feriti, ma il Venturini si salvò mentre la Montefoschi morì all'ospedale San Camillo dopo tre giorni d'agonia.

La seconda vittima fu Valerio Ciocchetti, imprenditore e industriale del marmo, rapito nel suo ufficio il 3 dicembre 1980. Venne picchiato e sequestrato mentre stava parlando di affari con il suo cliente Mario Quinti, e fu ucciso a colpi di mitra nonostante fosse stata pagata una parte del riscatto per liberarlo (circa 320 milioni di lire); il suo cadavere venne rinvenuto il 2 marzo 1981 sul fondo del Tevere. Per questo sequestro fu accertata anche la complicità di Pietro De Sanctis, fratello maggiore di Laudovino, che aveva pedinato gli spostamenti di Ciocchetti per riferire al fratello il momento migliore per rapirlo.

Un mese dopo il ritrovamento del cadavere del Ciocchetti, il 17 aprile 1981, De Sanctis e altri suoi quattro complici (tra cui Virgilio Gottarelli, detto Furia) misero a segno il terzo sequestro di persona; stavolta il bersaglio era Giovanni Palombini, conosciuto come il "re del caffè" di Roma, che venne sequestrato davanti alla sua casa mentre era in compagnia della moglie (anche lei rimasta ferita nella colluttazione). I rapitori fissarono un riscatto di 3,7 miliardi di lire per la liberazione del noto industriale del caffè, che però fu quasi immediatamente ucciso con tre colpi di pistola al cuore. In sede processuale, Gottarelli e De Sanctis si accusarono a vicenda dell'omicidio e le dinamiche di quest'ultimo sono sempre rimaste oscure. Ciò che è certo è che, dopo la morte di Palombini, De Sanctis e i suoi complici misero il suo cadavere in un congelatore per conservarlo e far sembrare la vittima ancora in vita ingannando la stampa, in modo da continuare a chiedere parte del riscatto. Il suo corpo senza vita verrà ritrovato il 28 ottobre nella zona di Valmontone.

Arresto L'ultimo sequestro di persona di De Sanctis avvenne il 17 luglio 1981, anche questa volta con la complicità di Virgilio Gottarelli. I due rapirono la giovane Mirta Corsetti, figlia di un noto imprenditore romano che gestiva un ristorante a Roma. Gottarelli, durante il periodo di segregazione di Mirta in una casa al mare nei pressi della capitale, tentò di violentare la ragazza ma fu fermato da De Sanctis stesso. Alcuni giorni dopo, Gottarelli fu arrestato per possesso d'armi e per convincere le autorità a rilasciarlo fornì loro informazioni su dove fosse nascosta Mirta Corsetti. I poliziotti, arrivati sul luogo indicato da Gottarelli, fecero irruzione e arrestarono De Sanctis a seguito di una sparatoria dove lo stesso malvivente rimase ferito. Il 19 aprile 1982, nove mesi dopo l'arresto, De Sanctis si autoaccusò dell'omicidio di Giuseppe Furci, avvenuto il 1° dicembre 1980. Per questo delitto fu processato e condannato all'ergastolo, ma in seguito assolto per mancanza di prove.

Morte Ricondotto in carcere, anche durante la reclusione De Sanctis era temuto da tutti i detenuti tanto che si sospettava avesse compiuto altri omicidi dietro le sbarre. Nel 2000 iniziò a beneficiare dei primi permessi per uscire dal carcere a causa delle sue precarie condizioni di salute, causate da un linfoma che lo portò alla morte il 20 giugno 2004 mentre era recluso nel carcere delle Vallette a Torino.

Nella cultura di massa Nel 2020, lo scrittore Aurelio Picca ha pubblicato un romanzo dedicato interamente alla figura di De Sanctis e alla sua carriera criminale.

Note

Bibliografia