Il giallo di Posillipo è un caso di omicidio avvenuto il 31 marzo 1981, ai danni della giornalista napoletana Anna Parlato Grimaldi, uccisa davanti alla villa di famiglia nel quartiere napoletano di Posillipo. Nonostante le varie piste seguite, tra cui anche quella della camorra, il caso è rimasto insoluto.

Storia Anna Parlato Grimaldi (Napoli, 28 gennaio 1936), presidente dell'ippodromo di Agnano, era sposata con il noto armatore Ugo Grimaldi dal 1955 e dal matrimonio erano nati quattro figli. Grimaldi era nipote di Achille Lauro, politico e dirigente sportivo ex presidente del Napoli. Figura di spicco nell'alta borghesia napoletana, Anna Parlato Grimaldi viveva insieme al marito e ai figli nella villetta familiare a Posillipo, al civico 135 di via Petrarca.

Il 31 marzo 1981, intorno alle 20:30, Anna Parlato Grimaldi fu raggiunta da cinque colpi di pistola poco dopo essere tornata a casa per festeggiare il compleanno della figlia Elvira. Il corpo, colpito da tre delle cinque pallottole esplose, venne trovato nel giardino di casa dalla governante, la tunisina Jamina Neyri, che si era insospettita dopo aver visto il cancello della villa spalancato con l'auto della signora Grimaldi lì vicino. Nessun testimone disse di aver sentito gli spari, ma uno studente di medicina che vive vicino a villa Grimaldi riferirà di aver sentito "come dei petardi scoppiare". Anna Parlato Grimaldi, ferita gravemente dai colpi di pistola, arrivò già morta in ospedale.

Indagini La pista Elena Massa Pochissime ore dopo l'omicidio, le indagini si indirizzarono verso la giornalista Elena Massa. La Massa era l'ex moglie di Ciro Paglia, ultimo amante di Anna Parlato Grimaldi. Gli inquirenti accertarono che a uccidere Anna Parlato Grimaldi era stata una pistola semiautomatica calibro 6,35, molto probabilmente una Browning modello Baby, e Paglia disponeva di una pistola dello stesso modello che aveva lasciato a Elena Massa alla fine del matrimonio. Tuttavia, la Massa non aveva più quella pistola dal 2 ottobre 1980, cinque mesi prima dell'omicidio, come testimoniano le denunce di smarrimento presentate alla Questura di Salerno.

Gli inquirenti seguirono attentamente la pista su Elena Massa, e nella sua abitazione di via Posillipo venne trovata una scatola di cartucce inesplose calibro 6,35 e di marca Winchester prodotte dalla ditta Fiocchi. Nonostante la Massa in seguito avesse gettato nei rifiuti le cartucce poiché non furono sequestrate subito dalla polizia, queste risultarono essere incompatibili con quelle usate dall'assassino di Anna Parlato Grimaldi dato che la ditta di provenienza non era la Fiocchi ma la Western. Infine, cinque ore dopo il delitto la Massa si sottopose alla prova del guanto di paraffina che rilevò tracce di Antimonio e di Bario rispettivamente sulla mano destra e sinistra, entrambi i composti ritrovati in quantità insignificanti. Gli accertamenti stimarono che queste particelle si erano depositate sulle mani della Massa dopo che questa aveva utilizzato una pistola corta, ma almeno 12 o 13 ore prima dell'esame. La presenza di quelle particelle era infatti dovuta a un'esercitazione della Massa al poligono di tiro in via Campagnano, avvenuta tra le 13:30 e le 14:00 del 31 marzo 1981.

Riguardo all'ora dell'omicidio, Elena Massa dichiarò che poco dopo le 20:00 del 31 marzo si era recata in auto in Piazza San Luigi per prendere due bottiglie d'acqua. A confermare la versione della donna, oltre che al figlio Fausto, furono il gestore del bar Umberto Manzilli e il portiere del palazzo in cui abitava la Massa, Vittorio Esposito. Emerse che solo Ciro Paglia e i familiari di Anna Parlato Grimaldi sapevano del rientro anticipato a casa di quest'ultima, per cui era impossibile che lei e Anna Parlato avessero organizzato un incontro (poi finito in tragedia) tra rivali d'amore anche perché quel giorno la Massa non aveva fatto né ricevuto chiamate da Anna Parlato Grimaldi. Infine ci fu un'ultima testimonianza, quella del geometra Luigi Pujia, che insieme a Jamina Neyri scoprì il cadavere di Anna Parlato Grimaldi nel giardino di casa. Riferì che a nemmeno un'ora dall'omicidio una donna si presentò in via Petrarca chiedendo cosa fosse successo, ma non riconobbe questa donna in Elena Massa dopo aver visto una sua foto.

Arresto di Elena Massa e processi Nonostante la mancanza di prove concrete e la debolezza degli indizi, Elena Massa venne arrestata nel giugno 1981. Dopo quattro mesi di reclusione la Massa viene scarcerata dopo essere stata prosciolta dal giudice istruttore Giuseppe De Falco Giannone, convinto della sua innocenza, tuttavia il sostituto procuratore di Napoli Felice Di Persia ribalta il verdetto e nel gennaio 1983 fa arrestare di nuovo la Massa, oltre che a chiedere e ottenere il rinvio a giudizio della donna.

Difesa in aula dagli avvocati Renato Orefice e Nicola Foschini, al termine di un processo di primo grado durato solo un mese, il 21 dicembre 1984 Elena Massa venne assolta da ogni accusa (omicidio volontario, detenzione illegale di arma, spari abusivi in luogo abitato) dalla Corte d'Assise di Napoli. Il 20 gennaio 1987, in appello, la Massa fu assolta dall'accusa di omicidio volontario per insufficienza di prove, mentre le altre due accuse erano state annullate da un'amnistia. Il verdetto fu confermato in cassazione il 23 maggio 1988. Elvira Grimaldi, la figlia di Anna Parlato Grimaldi, ad oggi crede nell'innocenza di Elena Massa e lo ha più volte ribadito pubblicamente.

La pista Paolo Diamante Nel gennaio 1986, la procura di Salerno ricevette una lettera anonima in cui il mittente (firmatosi con il nome Ferdinando Del Carretto di Novello, ex sindaco di Napoli defunto nel 1937) accusava l'avvocato Paolo Diamante di essere l'assassino di Anna Parlato Grimaldi. Diamante, legale di famiglia di Achille Lauro e armatore della Flotta Lauro, secondo l'anonimo mittente della lettera avrebbe ucciso Anna Parlato Grimaldi poiché questa non gli aveva restituito il denaro che lui aveva rubato dalle casse della Flotta Lauro. Gli inquirenti scoprirono che Diamante disponeva di una pistola dello stesso modello e calibro di quella usata per uccidere Anna Parlato Grimaldi, ma l'avvocato disse di averla smarrita in circostanze che non si ricordava.

Per la sera del delitto, Diamante dichiarò che alle 20:30 di quel 31 marzo aveva lasciato il suo ufficio per recarsi a casa della sua compagna, e che era rimasto lì fino alle 22:00 circa; la versione fu confermata dalla stessa compagna di Diamante. Nel corso delle indagini, Ugo Grimaldi riferì che nel dicembre 1980 la moglie gli aveva confidato di aver ricevuto forti pressioni da Paolo Diamante per la restituzione di un'ingente somma di denaro. Durante un'intervista nel dicembre 2024, Elvira Grimaldi confermò la versione del padre. Nonostante i sospetti verso Diamante, quest'ultimo non fu mai ufficialmente accusato per il delitto.

La pista mafiosa Un'ipotesi avanzata dagli inquirenti fu quella dell'omicidio accidentale da parte della camorra; il 2 dicembre 1980, tre mesi prima del delitto, Gianluca Grimaldi (il nipote di Anna Parlato Grimaldi) fu sequestrato dalla camorra che chiese alla famiglia Grimaldi un riscatto di 10 miliardi di lire. Appena due giorni prima dell'omicidio della nobildonna, l'appello di Papa Giovanni Paolo II per la liberazione di Gianluca fu respinto. Secondo la testimonianza di un pentito di camorra, Anna Parlato Grimaldi avrebbe provato a mediare con Raffaele Cutolo per il rilascio del nipote e sarebbe stata uccisa per sbaglio in un tentativo di avvertimento. Tale ipotesi fu confermata dall'ex boss Luigi Giuliano, dicendo che quella sera Anna Parlato Grimaldi doveva essere gambizzata ma invece è stata assassinata per errore.

Ad oggi la figlia di Anna Parlato Grimaldi, Elvira, continua a sostenere che l'assassino di sua madre sia ancora vivo e ha più volte chiesto la riapertura delle indagini da parte della Procura di Napoli. Ha anche riferito di aver subito diverse minacce, come un piccione sgozzato davanti a casa e lettere intimidatorie che mirano a farla desistere dal cercare la verità.

Note

Bibliografia

Categoria:Casi di omicidio nel 1981 Categoria:Casi di omicidio in Italia Categoria:Casi di omicidio irrisolti in Italia Categoria:Storia di Napoli