La guerra anglo-persiana venne combattuta tra il novembre 1856 e l'aprile 1857, e vide contrapposti il Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda da un lato e l'Iran dei Qajar (o Persia) dall'altro.

I contrasti politici tra Regno Unito e Iran nella prima metà del XIX secolo ruotavano principalmente attorno al controllo della città afghana di Herat, all'epoca costituita come piccolo emirato indipendente: gli scià Qajar rivendicavano il possesso della città, in passato a lungo un dominio della Persia, mentre i britannici badavano piuttosto che essa non cadesse in mano a una grande potenza militare, ritenendola una possibile via di accesso da nord-ovest ai loro domini coloniali in India. Nelle dinamiche del cosiddetto "Grande gioco", i britannici ritenevano che l'Iran dei Qajar fosse uno Stato controllato surrettiziamente dall'Impero russo, e che le sue pretese su Herat fossero un modo per preparare un'invasione russa dell'India; non contribuì a rasserenare gli animi una serie di sgarbi diplomatici provocati nei confronti del governo iraniano dal comportamento dell'ambasciatore britannico a Teheran tra il 1853 e il 1855.

La situazione precipitò nel marzo 1856 quando, approfittando dell'impegno britannico nella guerra di Crimea, gli iraniani invasero nuovamente Herat e la presero d'assedio; non avendo risposta a un loro ultimatum con cui chiedevano il ritiro delle truppe iraniane, i britannici dichiararono guerra nel novembre 1856. Le forze britanniche intrapresero quindi una campagna di sbarchi anfibi lungo la costa iraniana del Golfo Persico, catturando l'importante porto di Bushehr e infliggendo varie sconfitte alle forze iraniane pure superiori in numero. Il governo dello scià Naser al-Din Shah Qajar dovette rassegnarsi a chiedere rapidamente la pace, poi sancita con il trattato di Parigi del 4 marzo 1857; con esso, l'Iran dovette abbandonare per sempre qualunque pretesa di controllo su Herat.

Antefatti La nascita dei contrasti anglo-persiani

Salita al potere in Iran nel 1794 dopo un lungo periodo di instabilità politiche e guerre civili interne al paese, la Dinastia Qajar aveva fatto del ripristino dell'autorità imperiale iraniana uno dei punti principali della propria politica, ma si era ben presto dovuta confrontare con il suo potente vicino settentrionale, l'Impero russo: quest'ultimo aveva infatti avviato una politica espansionistica verso sud sfociata in una serie di invasioni nella regione del Caucaso orientale, da secoli una zona di dominio iraniano nota come "Khanati del Caucaso". Il confronto militare tra russi e iraniani portò a due sanguinose guerre, la guerra russo-persiana del 1804-1813 e la guerra russo-persiana del 1826-1828, conclusesi con altrettante sconfitte degli scià Qajar; l'Iran fu costretto a gravose concessioni territoriali, cedendo i Khanati del Caucaso alla Russia e accettando una linea di confine fissata lungo il corso del fiume Aras.

Sconfitti nel Caucaso, i Qajar puntarono a compensare le perdite guardando più a est. L'area corrispondente all'attuale Afghanistan era stata per secoli terreno di conquista delle dinastie persiane e iraniane, ma era andata perduta nel 1747 nei tumulti seguenti la morte dello scià afsharide Nadir Shah, costituendosi in un primo Stato indipendente afghano noto come Impero Durrani che aveva poi resistito a vari tentativi di riconquista a opera degli iraniani; l'Impero era in seguito collassato per lotte intestine nel 1826, frammentandosi in una serie di emirati locali. Sperando di approfittare di questo stato di cose, nel 1837 un'armata iraniana invase l'Afghanistan e pose l'assedio alla strategica città di Herat, all'epoca un emirato autonomo. Mettendo in atto questa mossa, tuttavia, gli iraniani scatenarono le ire di un altro potente vicino: il Regno Unito, che per tramite della sua Compagnia britannica delle Indie orientali controllava all'epoca buona parte del subcontinente indiano. I britannici guardavano con preoccupazione a qualsiasi mossa espansionistica della Russia in Asia centrale, vista come un primo passo per minacciare i confini dell'Impero anglo-indiano, il che li aveva spinti a interessarsi delle vicende del vicino nord-occidentale dei loro domini, l'Afghanistan. La mossa iraniana verso Herat venne interpretata da Londra come azione orchestrata dai russi, in particolare perché i diplomatici di Mosca avevano acquisto una certa influenza alla corte Qajar di Teheran e perché ufficiali russi avevano fornito addestramento all'esercito iraniano: i britannici inviarono aiuti alla guarnigione di Herat, ruppero le relazioni diplomatiche con Teheran e arrivarono a sbarcare truppe sull'isola iraniana di Khark nel Golfo Persico. Davanti alla prospettiva di una nuova guerra contro una grande potenza europea, nel 1838 i Qajar dovettero piegarsi all'ultimatum dei britannici, levando l'assedio a Herat e ritirandosi dall'Afghanistan..

Ben al di là delle reali mire russe sulla regione, l'Afghanistan continuò a rimanere un tema sensibile per le autorità britanniche in India, anche se un tentativo di assoggettare direttamente la regione andò incontro a un sanguinoso fallimento per il Regno Unito nel corso della prima guerra anglo-afghana del 1839-1842; nei funzionari britannici si radicò in particolare la convinzione che Herat, considerata la porta di accesso occidentale al resto dell'Afghanistan, non dovesse mai essere controllata da una grande potenza, ma che al massimo dovesse rimanere in mano a deboli governi locali. L'Impero russo non aveva reali intenzioni di prendersi Herat, poi l'Afghanistan e quindi marciare sull'India, ma era più che intenzionato a usare questa minaccia per sviare i britannici dalle sue ben più concrete mire espansionistiche sugli stretti del Bosforo e dei Dardanelli: questo portò a una serie di mosse e contromosse diplomatiche e militari tra russi e britannici nella regione, una competizione passata poi alla storia come il "Grande gioco".

Alla metà del XIX secolo i russi approfittarono della debolezza iniziale del nuovo scià Naser al-Din Shah Qajar, salito al potere nel 1848 ma costretto subito ad affrontare quattro anni di dure rivolte interne al paese, per rafforzare la loro influenza sul governo di Teheran e spingerlo nuovamente a guardare verso l'Afghanistan. Anche dopo la loro rinuncia a prendere la città nel 1838, gli iraniani avevano continuato a influenzare la politica interna dell'Emirato di Herat, appoggiando nel 1842 la presa del potere da parte di Yar Mahommed Khan, già primo ministro dell'emiro in carica, il quale per il successivo decennio resse Herat comportandosi come se fosse una specie di governatore iraniano della stessa. Yar Mahommed Khan morì nel 1851 ma suo figlio e successore al trono, Sa'id Mohammad Khan, si dimostrò incapace di regge l'emirato come l'aveva retto il padre, scatenando disordini interni e l'appetito dei potenti vicini: Dost Mohammed Khan, che dal suo Emirato di Kabul aveva lanciato una serie di campagne militari per riunificare sotto di sé tutto il paese, iniziò quindi ad avvicinarsi ai confini di Herat. Sa'id Mohammad Khan si rivolse allora all'Iran dei Qajar chiedendo protezione, e nella primavera 1852 un esercito iraniano entrò incontrastato a Herat per reprimere i disordini e tenere lontani gli afghani di Dost Mohammed Khan. Le convinzioni radicate da tempo guidarono ancora una volta l'operato dei britannici, che lessero la mossa come un nuovo tentativo della Russia di assicurarsi il passaggio per l'India via Afghanistan usando gli iraniani come interposta persona: il governo britannico minacciò la guerra e obbligò infine Naser al-Din ad accettare, nel gennaio 1853, un nuovo ultimatum. In base all'accordo gli iraniani si ritirarono da Herat, promisero di rispettarne l'indipendenza e di non inviare più truppe in città, a meno che questa non fosse stata minacciata da una potenza straniera.

Il precipitare delle relazioni

In un momento già alquanto critico per le relazioni tra Regno Unito e Iran, nel 1853 giunse alla corte di Teheran un nuovo ambasciatore del Regno Unito. Charles Augustus Murray era un diplomatico di professione, ma ignorava la complessità della politica iraniana e i suoi passati incarichi nell'Eyalet d'Egitto, doveva aveva stabilito buone relazioni con le autorità dell'Impero ottomano, lo resero subito inviso alla corte dello scià, che vedeva gli ottomani come un nemico; a contrariare personalmente lo scià Naser al-Din fu anche il fatto che Murray si presentò a lui senza recare alcun dono di presentazione, né portando alcuna bozza di un trattato difensivo che gli iraniani speravano di negoziare con il Regno Unito.

Il mandato di Murray era di tenere l'Iran in una posizione equidistante e neutrale nella contesa in corso tra Russia e Regno Unito, a maggior ragione dopo lo scoppio nell'ottobre 1853 di una guerra aperta tra le due nazioni (la guerra di Crimea); le azioni dell'ambasciatore fecero però precipitare rapidamente la situazione entro pochi anni. Il predecessore di Murray aveva nominato come suo segretario iraniano all'ambasciata di Teheran Meerza Hashem Khan, che tuttavia era un funzionario in carica del governo iraniano; questa nomina era stata accolta come uno sgarbo istituzionale dal governo dello scià, aggravato dal fatto che la famiglia di Meerza Hashem Khan era in contrasto con quella del primo ministro iraniano in carica, Mirza Aqa Khan Nuri. Invece di sanare la cosa Murray peggiorò la situazione decidendo di promuovere Meerza Hashem Khan nominandolo come incaricato d'affari britannico a Shiraz: Mirza Aqa Khan dichiarò che se Meerza Hashem Khan avesse lasciato l'ambasciata britannica a Teheran per assumere l'incarico lo avrebbe fatto arrestare, ma Murray replicò che se il funzionario fosse stato arrestato il Regno Unito avrebbe reagito ufficialmente, minacciando conseguenze pesanti per l'Iran. Mirza Aqa Khan dovette fare marcia indietro, ma si vendicò facendo arrestare la moglie di Meerza Hashem Khan con un pretesto legato a una questione di onore: la donna, sorella oltretutto di una delle mogli dello scià, era stata oggetto di pettegolezzi che le attribuivano una relazione sentimentale con lo stesso Murray. L'ambasciatore prese l'arresto come un insulto, chiedendo il rilascio della donna; non avendolo ottenuto, su autorizzazione del suo governo Murray interruppe le relazioni diplomatiche con l'Iran il 20 novembre 1855: l'ambasciata britannica a Teheran venne chiusa e Murray si trasferì a Baghdad, da dove tempestò il ministero degli esteri di Londra chiedendo di intraprendere una spedizione punitiva contro l'Iran.

La rottura delle relazioni fu alquanto controproducente per i britannici, visto che giunse in un momento critico per la situazione diplomatica della regione. L'emiro di Herat Sa'id Mohammad Khan venne deposto e assassinato da una rivolta nel settembre 1855, facendo sprofondare l'emirato in un nuovo periodo di instabilità con vari rivali che si affrontarono per la carica di emiro; Dost Mohammed Khan, che il 30 marzo 1855 aveva siglato con i britannici un trattato di amicizia, aveva nel frattempo preso Kandahar nell'agosto di quell'anno e approfittò dei disordini in corso per portarsi nuovamente ai confini di Herat. Lo scià era alla ricerca di un modo per ripagare gli insulti ricevuti dai britannici infliggendo loro un'umiliazione diplomatica, e le manovre dell'emiro di Kabul furono sufficienti perché l'Iran invocasse la revoca dell'accordo con il Regno Unito del gennaio 1853 sull'abbandono iraniano di Herat, visto che ora una "potenza straniera" stava avanzando sulla città: nel marzo 1856 quindi un'armata iraniana invase l'Emirato di Herat e iniziò a occupare le roccaforti attorno alla città, spingendosi fino a Farah. Pur di non soccombere il nuovo emiro arrivò ad alzare la bandiera britannica sopra Herat offrendo la città al controllo del Regno Unito, ma invano: dopo un nuovo lungo assedio, il 25 ottobre 1856 Herat capitolò in mano alle forze iraniane.

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