Tirano (Tiràn in dialetto valtellinese, Tiraun in romancio, Thiran in tedesco desueto) è un comune italiano di abitanti della provincia di Sondrio in Lombardia. A pochissimi Chilometri dal confine con la Svizzera, è reso celebre per il suo santuario mariano, e per essere capolinea meridionale della linea ferroviaria Tirano-Sankt Moritz (Ferrovia del Bernina).
Geografia fisica Paese situato a circa 2 km dal confine con la Svizzera, è un importante centro turistico e luogo d'incontro di diverse vie di comunicazione: si trova infatti in corrispondenza dell'intersezione tra la Strada Statale n. 38 (cosiddetta "Statale dello Stelvio") e della strada che porta al Passo del Bernina ed in Engadina ed inoltre è capolinea delle linee ferroviarie Tirano-Milano tramite la Ferrovia della Valtellina (Ferrovie dello Stato) e Tirano-Sankt Moritz (Ferrovia Retica).
Sorge a un'altitudine di 441 m ed è contornato dalle montagne: a sud le Alpi Orobie valtellinesi, a nord il massiccio del Bernina e a nord-est quello dello Stelvio. L'abitato è situato nei pressi della confluenza dei fiumi Adda e Poschiavino e delle valli in cui questi scorrono, rispettivamente la Valtellina e la Val Poschiavo, quest'ultima pressoché interamente ubicata in territorio svizzero. È considerato dai valtellinesi il primo paese dell' "Alta Valle".
L'importanza della posizione geografica del centro, che spinse Ludovico il Moro a fortificare l'abitato, seppe garantire un certo benessere, di cui danno testimonianza i bei palazzi signorili eretti tra XVI e XVII secolo.
È rinomata anche per la presenza di un santuario mariano posto nella parte settentrionale dell'abitato.
Origini del nome L'ipotesi più accreditata è quella che fa risalire Tirano al nome "Tirius", un cittadino romano che possedeva un appezzamento in questi luoghi, da cui i termini "Tirianum o Terianum" che letteralmente significano "di Tirius, appartenente a Tirius". Il passo da Tirianum a Tirano sarebbe frutto della volgarizzazione del latino. Un'altra ipotesi, forse troppo audace, fa derivare il nome da “inter amnes” cioè tra i fiumi o da "Turris amnis" cioè torre dei fiumi, infatti, la città si trova tra i fiumi Adda e Poschiavino. L'ipotesi più suggestiva, ma anche la meno accreditata, farebbe derivare il nome dai Tirreni, antico popolo dalle tinte leggendarie che abitò l'Italia pre-romana.
Storia Le origini antiche Fu abitata già in epoca preistorica, come dimostrano le incisioni rupestri, i pugnali del XVIII secolo a.C. e la stele dell'età del rame ora sita presso lAntiquarium TellinoR. Sertoli Salis Tirano di ieri: saggi storici con una tavola, ed. A. Giuffrè, 1959. Sulla base dei reperti ritrovati pare accertata la presenza di etruschi e celti sull'area, ma si può ritenere che il nucleo originario della città di Tirano abbia avuto origini romane e che sia sorto ai piedi del pendio di Roncaiola giungendo sino alle sponde dell'Adda già in età imperiale.
Col crollo dell'Impero, la città venne conquistata dai Longobardi e successivamente passò entro le dipendenze della Diocesi di Como. Tirano nella storia si è sempre trovata in una posizione strategica di primaria importanza, di cui si occuparono le Cancellerie di Parigi, Vienna, Venezia e Madrid. Infatti, chi possedeva il castello ed il relativo borgo fortificato possedeva le chiavi d'accesso all'Engadina, al lago di Como, all'Impero germanico ed alla Serenissima Repubblica di Venezia, i cui confini includevano la vicina Valcamonica. A Tirano il Castello del Dosso venne costruito proprio per iniziativa vescovile, e sarà alla base della contesa tra guelfi e ghibellini nel paese, fervente la rivalità tra l'influenza dei comaschi e dei milanesi sul borgo.
Il periodo medievale e sforzesco
Dopo una breve signoria dei Capitanei di Stazzona, Tirano cadde come tutta la Valtellina sotto la dominazione dei Visconti che divennero nel contempo signori di Milano e Como. Nel 1457 anche la città venne obbligata a prestare giuramento all'effimera Repubblica Ambrosiana per poi tornare sotto il dominio ducale con gli Sforza, ai quali rimase sino al 1487 quando i Grigioni occuparono Bormio e, scendendo per la Valtellina, depredarono e saccheggiarono l'area abitata tiraneseE. Pedrotti Le fortificazioni di Tirano, ed. A. Giuffrè, 1960.
Ludovico il Moro, duca di Milano, temendo di perdere la città e il suo territorio, si apprestò pertanto a fortificarla con la costruzione di una cerchia di mura difensive. L'architetto Giovanni Antonio Amadeo, eletto nei ranghi degli ingegneri ducali, nel 1488 si era recato a Piattamala (frazione di Tirano) per procedere al "restauro delle fortificazioni" locali, poiché il duca aveva ragione di temere della nuova politica aggressiva degli Svizzeri. Alla sconfitta degli sforzeschi, però, assieme a tutto il Ducato di Milano, Tirano passò nelle mani dei francesi che dal 1512 dovettero cederla alla Repubblica delle Tre Leghe, poi Cantone dei Grigioni.
Avvenimento chiave nella storia di Tirano fu la dichiarazione da parte della comunità cattolica della miracolosa apparizione della Madonna il 29 settembre 1504, con la successiva edificazione del santuario dedicato alla Beata Vergine. Nei decenni seguenti la Basilica divenne baluardo del cattolicesimo contro la diffusione della riforma protestante promossa dalle Leghe grigionesi, questione non certo destinata a concludersi nel Cinquecento come si vedrà in seguito.G. A. Cornacchi, Breve Istoria della Miracolosissima Madonna di Tirano, 1621, rist., Tirano, 1934..
La vocazione commerciale della città si focalizzò nel 1514 quando, su autorizzazione del governo grigione, nelle zone adiacenti al santuario e per più giorni si tenne la fiera di San Michele, una vera e propria fiera internazionale che aveva la durata di due settimane, nella quale i mercanti erano ospitati con le loro merci nei fondaci (alcuni ancora esistenti) e dove i prodotti di Venezia, d'Austria e di Francia venivano commercializzati.E. Pedrotti, P. Angelini e U. Cavallari Regesto delle pergamene della parrocchia di S. Martino di Tirano, ed. A. Giuffrè, 1961.
Questioni religiose dei secoli XVI-XVII
Nel 1580 il paese accolse la visita pastorale dell'Arcivescovo di Milano, San Carlo Borromeo, che trascorse nella cittadina una notte intera in preghiera al Santuario, della cui Madonna era fervente devoto e che favorì con ogni suo mezzo come già aveva fatto per un altro santuario mariano post-tridentino, quello di Corbetta (MI).Caronni Giancarlo e Rimonta Daniela, Il Santuario di Corbetta, Amilcare Pizzi ed., Cinisello Balsamo, 1995. ISBN 88-85153-01-1 Dopo pochi anni, il vescovo di Como, Feliciano Niguarda, si recò in visita pastorale a tutta la Valtellina, e dagli atti del suo viaggio si possono trarre dati di rilievo per la ricostruzione delle vicende storiche del paese alla fine del XVI secolo.
Nel 1606 vennero pubblicati per la prima volta i "Capitoli novi della magnifica università di Tirano", un insieme di leggi per la regolamentazione della vita dei cittadini di Tirano, sul modello di regolamenti che similmente si erano diffusi in Svizzera, anche se i rapporti con i Grigioni si fecero sempre più aspri soprattutto per i numerosi attriti di stampo religioso che ponevano come sempre i cattolici valtellinesi in contrasto con la maggioranza protestante della Repubblica delle Tre Leghe. Il nuovo credo aveva trovato una certa diffusione presso la classe dirigente di Tirano, mentre il popolo supportava perlopiù il clero cattolico il quale temeva di perdere i propri secolari privilegi e la propria influenza sul borgo.
Nel 1619, pertanto, venne convocato a Tirano un sinodo protestante e nel contempo se ne svolse uno cattolico a Como presso la sede della diocesi. Questo atto era volutamente provocatorio e come tale, il 19 luglio 1620, ebbe inizio a Tirano il cosiddetto "Sacro Macello di Valtellina", una vera e propria rivolta che i cattolici intransigenti valtellinesi guidarono contro i sostenitori del protestantesimo, il che costrinse anche i Grigioni ad abbandonare molti punti chiave in città ed a fare ritorno entro i confini svizzeri. Malgrado questo tentativo avesse portato ad una separazione temporanea della Valtellina dai dominatori retici, già dal 1639, con il "Capitolato di Milano", la Valtellina fece ritorno sotto il dominio dei Grigioni, i quali però riaffermarono la tolleranza religiosa verso la maggioranza di fede cattolica.
Il Settecento e la Rivoluzione Francese
Nel Settecento Tirano rimase sotto la dominazione grigionese, ma già sul finire del secolo incominciarono a sentirsi le prime avvisaglie della Rivoluzione francese con piccole e grandi insurrezioni che interessarono l'abitato. Il 10 ottobre 1797, con il Trattato di Campoformio, l'allora Generale Napoleone Bonaparte decretò l'unione della Valtellina alla Repubblica Cisalpina, sotto la reggenza di Francesco Melzi d'Eril, e dei Grigioni alla nuova Repubblica elvetica, poi Confederazione svizzera. Fu con l'amministrazione rivoluzionaria, paradossalmente, che a Tirano si creò il primo apparato amministrativo stabile e funzionale che fece ricadere l'area del tiranese nel Dipartimento dell'Adda e dell'Oglio, migliorando anche le comunicazioni interne con la costruzione di una strada che congiungeva Colico a Sondrio.
Irreparabile si rivelò il sequestro dei beni preziosi appartenenti al tesoro del Santuario della Madonna di Tirano nel 1798, operato dalle forze francesi per il sostegno delle truppe che inviarono tali ricchezze alla capitale Milano per poi essere disperse.A. Giussani e L. Varischetti, Il Santuario della Madonna di Tirano nella Storia e nell'Arte, Como, 1926, rist. Sondrio, 1964
A complicare la situazione, l'8 dicembre 1807 si abbatte su Tirano una calamità naturale: a causa delle molte piogge del periodo, un'enorme frana scende a valle del Monte Masuccio andando a sbarrare il corso del fiume Adda, creando una barriera di 43 metri che minaccia anche il borgo di Lovero. La disgrazia sembrava essersi fermata quando, nel maggio dell'anno successivo, con lo scioglimento della neve accumulatasi nell'area durante l'inverno, la parte alta della diga naturale creatasi con la frana cedette e scese torrenzialmente mista ad acqua sino all'abitato tiranese spazzando via vigneti, terreni coltivati, case e distruggendo il ponte di comunicazione della cittadina.
La dominazione austriaca e la seconda guerra d'indipendenza
Dopo il Congresso di Vienna, la Valtellina e Tirano vennero annesse alla Lombardia e divennero parte del Regno Lombardo-Veneto del quale condivideranno tutte le sorti, godendo ad ogni modo di un periodo di florido benessere dato da una serie di opere stradali che gli austriaci compirono nell'area, potenziando la viabilità della Valtellina e fortificarono le rive dell'Adda e proteggendo il paese da possibili esondazioni. Parallelamente venne costruita una Strada Regia che segnò definitivamente la crescita del paese che si trovò ben presto al centro di nuovi sbocchi commerciali con l'area lombarda.
Effetti quasi del tutto nulli ebbero i moti rivoluzionari del 1820 e del 1848 nell'area valtellinese. Una risonanza ben maggiore ebbe invece la vittoria franco-piemontese alla Battaglia di Magenta che spinse i consiglieri comunali di Tirano, il 6 giugno 1859, a votare un documento con il quale l'area del tiranese veniva annessa spontaneamente al nuovo stato italiano, patto suggellato pochi giorni dopo dal trionfale ingresso di Giuseppe Garibaldi, già vincitore nella Battaglia di Varese.A. Viviani Magenta, 4 giugno 1859, ed. Zeisciu, 1997, rist. 2009.
Dalla proclamazione del Regno d'Italia al terzo millennio