è una raccolta di shunga in genere ukiyo-e, realizzati con la tecnica della xilografia, pubblicata in tre volumi nel 1814, undicesimo anno dell'era Bunka. Attribuita a Katsushika Hokusai, sebbene la firma riporti "Shiun'an Gantaka", l'opera è composta da tre volumi in formato hanshibon (mezzo foglio, stampato a colori).

Titolo I titoli dei tre volumi, ognuno dei quali conta 30 pagine, in cui è divisa l'opera sono 喜能會之故真通, 甲の小満つ e 幾のへのこ満つ, che, nonostante le differenze nell'ortografia, si leggono tutti e tre "Kinoe no Komatsu" e recano lo stesso significato simbolico, alludendo da un lato al "gioco del giorno del topo" , un'usanza di Capodanno in cui, nel primo giorno del topo del nuovo anno, si usciva per sradicare piantine di pino che venivano poi mangiate in zuppa insieme a verdure primaverili, come forma di augurio per una vita lunga e in buona salute (negli shunga la parola komatsu, ossia "piccolo pino", è anche un'allusione fallica), dall'altro alla pratica di "attendere la notte di Kinoe-ne", quando si venerava Daikokuten, una delle sette divinità della fortuna, pregando per la prosperità in una connotazione che, in questo caso, si riferisce ai piaceri carnali.

Struttura e contenuto

Nei suoi tre volumi, il Kinoe no komatsu racconta attraverso le immagini e la descrizione di queste ultime scritta nello spazio vuoto accanto a esse, la vita sessuale di Hanada Umenosuke. Nel primo volume l'uomo è impegnato in una relazione sessuale con Tamami Oiso, la figlia del genero di sua zia; nel secondo la coppia ha un rapporto sessuale con la cameriera di Tamami Oiso e, nel terzo, Hanada Umenosuke, diventato un agopuntore professionista cura sia un uomo che una donna.

Dopo la prefazione e prima delle sette illustrazioni a doppia pagina di ogni volume, si trova un ritratto a mezzo busto in primo piano di una cortigiana. Noti come ōkubi-e (letteralmente, "quadri con grandi teste"), questi ritratti di cortigiane divennero popolari a metà degli anni 1790 grazie alle stampe a foglio singolo di Kitagawa Utamaro e, come osserva Jack Hillier, sono estremamente rari tra nei libri di Hokusai, dove compaiono principalmente nella categoria erotica. Tutte le illustrazioni dell'opera che seguono la prefazione, tranne una, sono vedute di coppie i cui abiti parzialmente abbandonati e la biancheria da letto in disordine formano scenari dai motivi brillanti per i loro abbracci appassionati. In conclusione di ogni volume, invece, si ha sempre una vista ravvicinata dei genitali (ōtsubi-e).

Il sogno della moglie del pescatore

L'eccezione menzionata poc'anzi è costituita da una scena del terzo volume che è anche il più famoso dei dipinti erotici di Hokusai. Noto come Il sogno della moglie del pescatore, questo shunga mostra una donna, con ogni evidenza una pescatrice di conchiglie (una ama), avviluppata fra i tentacoli di due polpi, il più grande dei quali è intento a praticare un cunnilingus alla donna (il cui organo genitale, come accade sempre negli shunga è sproporzionatamente grande), mentre il più piccolo, figlio del primo, assiste al tutto infilando il becco nella bocca della donna e avvolgendole il capezzolo sinistro. Nel testo sovrastante la scena, la donna e le due creature esprimono il mutuo piacere sessuale derivante dal rapporto.

Secondo la studiosa Danielle Tallerico, l'immagine avrebbe ricordato ai lettori contemporanei la storia della principessa Tamatori, assai popolare nel periodo Edo. In questa storia, facente parte delle leggende sui gioielli delle maree del dio del mare, Tamatori è una modesta pescatrice di conchiglie che sposa Fujiwara no Fuhito, del clan Fujiwara, il quale sta cercando una perla rubata alla sua famiglia da Ryūjin, il dio del mare dall'aspetto di dragone marino. Avendo giurato di aiutare il marito, Tamatori si immerge fino a raggiungere il palazzo sottomarino chiamato Ryūgū-jō, dimora di Ryūjin, dove riesce a recuperare la perla ma viene scoperta e inseguita dal dio e dal suo esercito di creature marine, inclusi i polpi. Per poter nuotare più veloce e riuscire a scappare, Tamatori si apre il petto e vi nasconde dentro il gioiello, morendo infine per le ferite poco dopo aver raggiunto la superficie.

Umorismo Esaminando le stampe tratta da Kinoe no Komatsu, lo studioso di arte shunga Mihashi Osamu ha identificato quattro caratteristiche tipiche degli uomini raffigurati che ne mostrano l'"aspetto malvagio": un corpo peloso, un naso grande e un viso largo (talvolta anche labbra spesse), pelle scura e un prepuzio chiuso. Nell'opera compare, ad esempio, un fabbricante di mochi che parla come un provinciale rozzo e che aggredisce una giovane donna. L'uomo, che ha un naso eccessivamente grande e il pene che mostra segni di fimosi, e quindi che possiede due dei tratti dell'"aspetto malvagio", viene apostrofato dalla ragazza con il termine kitanarashii, ossia "sudicio", ed essa esprime apertamente il proprio disgusto fisico venendo anche rappresentata con i genitali chiusi, segno che non intende accogliere l'uomo in alcun modo. Dal dialogo inciso nell'immagine si evince inoltre che un vicino, udito il grido della ragazza, accorre sul posto, sorprendendo l'aggressore e consentendo alla giovane di fuggire. L'aspetto malvagio dell'uomo prefigura così il suo fallimento - egli non riesce infatti a consumare il rapporto a causa del netto rifiuto della donna - e per questo la scena può essere considerata anche nell'ambito dell'umorismo, sebbene dominato dal punto di vista maschile. Osamu osserva inoltre che non tutte le scene di stupro da parte di uomini "malvagi" rappresentate negli shunga si concludono con un fallimento o con la derisione dell'uomo, anzi, non di rado esse hanno un esito diverso.

Galleria d'immagini Di seguito alcune delle tavole presenti nel Kinoe no Komatsu, dove, come si può vedere nella prima immagine, sono rappresentati non solo rapporti eterossuali ma anche saffici.

Note

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