Il congresso di Ljubeč o incontro di Ljubeč fu un'assemblea tenutasi nell'ottobre del 1097 dai principi della Rus' di Kiev per porre fine al conflitto di successione in corso nella regione di Černihiv, scoppiato nel 1093. Benché la narrazione dell'evento sia abbastanza stringata, alcuni dettagli per ricostruire gli eventi sono forniti dalla Cronaca degli anni passati, a cui si sono poi affiancate le numerose osservazioni degli storici moderni. In quel contesto, il principe di Kiev Svjatopolk II Izjaslavič, affiancato dal principe di Černihiv Vladimiro Monomaco, assegnò a Oleg Svjatoslavič, ovvero colui che aveva innescato la guerra, il possesso di Černihiv, ma a patto che rinunciasse a qualsiasi rivendicazione sul trono di Kiev e che riconoscesse il diritto di Vladimiro a subentrare a Svjatopolk quando questi fosse defunto. Al contempo, fu meglio inquadrato, o comunque formalmente riconosciuto, il possesso delle rispettive terre da parte di ogni principe rus' presente al congresso. Infine, fu stipulata un'alleanza militare contro le aggressive tribù dei poloviciani e furono previste pene per chi avesse trasgredito quanto concordato a Ljubeč.
In sostanza, l'incontro finì per agevolare la posizione di Vladimiro Monomaco e dei suoi discendenti, oltre a stravolgere il sistema rotale allora vigente, che prevedeva che alla morte del principe di Kiev dovesse subentrargli il fratello minore e non il primogenito. L'armonia durò comunque poco, poiché presto si verificarono nuovi dissidi che costrinsero nuovamente Svjatoslav, Vladimiro e Oleg, riconosciuti come i tre principi più importanti, a mediare e a riconciliare gli animi.
Contesto storico
La lunga parentesi al potere del principe di Kiev Jaroslav I il Saggio (al potere dal 1019 al 1054) aveva arginato le lotte fratricide che avevano contraddistinto i decenni precedenti, ma all'indomani della sua scomparsa le acredini tornarono lentamente a dilaniare la Rus'.. Vsevolod I Jaroslavič (r. 1078-1093) trascorse il suo intero principato nel tentativo di compiacere le esigenze dell'uno o dell'altro dei suoi nipoti, provando a preservare un'autonomia centrale e fronteggiando una nuova generazione di nobili «energici e assetati di terre»..
Quando Vsevolod morì nel 1093, non gli subentrò il figlio Vladimiro Monomaco, ma lo zio Svjatopolk II (r. 1093-1113), legato al ramo degli Izjaslavič della dinastia rjurikide; più che per rispetto del sistema successorio esistente in Rus', è probabile che Vladimiro avesse evitato di insediarsi per timore di conflitti.. Pur essendo stata la nomina di Svjatopolk accettata dal resto della famiglia, presto insorsero dubbi e incertezze su chi in futuro avrebbe dovuto subentrargli.. Sempre nel 1093, fece ritorno in Rus' dal suo esilio Oleg Svjatoslavič, esponente principale del ramo omonimo della dinastia rjurikide, che era stato in passato esautorato dai suoi consanguinei e aveva perduto così Černihiv, assegnata a Vladimiro. Poiché sin dal 1077 la città era in mano agli Svjatoslavič, Oleg non volle rinunciarvi e nel 1094, alla testa di un esercito di mercenari poloviciani assoldato a Tmutarakan', si lanciò all'assalto e ne riprese possesso... Nell'anno seguente, Vladimiro provò a riorganizzare i possedimenti dei suoi figli e comunicò a Oleg che non avrebbe contestato il suo insediamento se Oleg si fosse unito a una campagna contro gli aggressivi nomadi poloviciani, atavici nemici dei rus'. Tuttavia, poiché il principe si rimangiò la parola, Vladimiro convinse Svjatopolk II di Kiev ad aiutarlo a punire l'affronto.. All'inizio del 1096, i due comunicarono un ultimatum a Oleg, intimandogli di raggiungere Kiev per discutere della spedizione da eseguire, ma il suo silenzio fu interpretato come un atto di collusione con i poloviciani e gli costò l'allontanamento da Černihiv. Nonostante le asperità, il principe in fuga non volle arrendersi e più avanti nel 1096 concentrò il proprio sguardo altrove, attaccando e uccidendo Izjaslav Vladimirovič, figlio di Vladimiro, reo di avergli sottratto il possesso di Murom.. Inorgoglito dalla vittoria riportata contro Izjaslav, Oleg marciò ai danni di altre città rus', in particolare Novgorod, ampliando la spirale distruttiva che stava assumendo il conflitto.. Nel 1097, Oleg ebbe difficoltà a proseguire la guerra. e il principe di Kiev, Svjatopolk II, maturò l'idea di radunare i principi coinvolti nella disputa per porvi termine.
Il congresso Ricostruzione cronachistica
Nell'ottobre del 1097, Svjatopolk, in collaborazione con Vladimiro Monomaco, convocò un congresso (snem) di tutti i principi della Rus'... La riunione ebbe luogo nella città di Ljubeč, situata a ovest di Černihiv, sulla riva sinistra del fiume Dnepr. Sebbene Oleg non fosse in grado di dettare condizioni e non disponesse di alcun potere negoziale, appare legittimo ritenere che il suo desiderio di non incontrarsi a Kiev con i cugini sia comunque stato rispettato.. In tal modo, Oleg scongiurò il rischio di recarsi in una località a lui ostile e l'assemblea finì per assumere una piega differente; anziché allestire una sorta di tribunale di guerra, si preferì infatti estendere il numero dei partecipanti a ogni principe della Rus' che discendesse da Jaroslav I di Kiev. La Cronaca degli anni passati di Nestore di Pečers'k, poi ripresa nel Codice Ipaziano e nel Codice Laurenziano, ne enumera i partecipanti e riferisce quanto segue:
A giudizio di Simon Franklin e Jonathan Shepard, i termini di questo passaggio restano enigmatici e aperti alle più disparate interpretazioni, non essendovi alcun riferimento agli sviluppi futuri, a come le disposizioni avrebbero dovuto essere applicate e a come sarebbero mutati i criteri di successione. Dovendo ricostruire gli eventi, si ritiene che l'obiettivo principale di Svjatopolk e di Vladimiro Monomaco al congresso fosse riappacificarsi con Oleg per fronteggiare i poloviciani, mentre a Oleg premeva riacquisire Černihiv.. Dal canto suo, Volodymyr Ryčka ha intravisto anche «la volontà di attenersi rigorosamente al diritto che regolava l'autorità paterna».. A giudicare dal resoconto del cronista Nestore di Pečers'k, non solo Oleg, ma anche gli altri principi presenti allo snem, in particolare i Rostislavič di Galizia e Davide Igorevič di Volinia, cercarono di ritagliarsi garanzie per i propri domini. I loro patrimoni erano confluiti, in teoria, sotto l'autorità di un triumvirato (Svjatopolk, Vladimiro e Oleg) e il diritto di governarli finiva per dipendere dalla benevolenza del principe di Kiev. Essi domandarono quindi a Svjatopolk di garantire che avrebbe onorato l'assegnazione dei domini fatta da Vsevolod I Jaroslavič, suo predecessore a Kiev. La volontà di Svjatopolk e Monomaco di garantire la sicurezza territoriale di tutti i principi rivela che si resero conto che il modo migliore per promuovere la pace e l'unità tra i principi fosse assicurare loro un patrimonio ereditario. Sicuramente, i partecipanti al congresso pretesero garanzie da sottoscrivere da parte di ciascuno dei presenti. Nello specifico, Svjatopolk e Monomaco avevano promesso di salvaguardare i diritti degli altri principi sui rispettivi domini senza confiscare, come aveva fatto il triumvirato, i possedimenti degli Jaroslavič, politicamente più deboli.
Assegnazioni territoriali
Sebbene tutti i principi avessero giurato di rispettare i confini delimitati dall'assemblea, il passaggio sopra riportato non svela particolari, limitandosi soltanto a identificare i patrimoni di Svjatopolk, Monomaco e dei tre Svjatoslavič, cioè i principi della cerchia più autorevole, con i nomi dei rispettivi padri. Ciò non ha tuttavia impedito agli studiosi di ricostruire l'esatta ridefinizione dei possedimenti. Oltre a Kiev, Svjatopolk avrebbe mantenuto il principato di Turov, prima di Izjaslav.. A Vladimiro Monomaco sarebbe spettato il patrimonio di Vsevolod di Perejaslavl', Rostov, Suzdal' e Beloozero. Egli riprese poi il controllo diretto su Smolensk, dove Davide Svjatoslavič era stato principe fino all'incontro svoltosi a Ljubeč. Il cronista certifica la riconquista di Smolensk da parte di Monomaco quando riferisce che nel 1101 costruì una chiesa in pietra nella città.. Al ramo degli Svjatoslavič, ossia a Davide, al fratello minore Jaroslav e soprattutto a Oleg, furono restituiti i loro domini patrimoniali di Černihiv e Murom. Davide Igorevič, da Vsevolod reintegrato nel patrimonio paterno di Volodymyr, in Volinia, nel 1087, fu confermato in quel dominio.. Infine, l'autorità di Volodar' e Vasil'ko fu confermata su Peremyšl' e Terebovl', le terre galiziane che Vsevolod aveva donato loro poco prima di spirare. Tra tutti i principati, solo Kiev non finì per diventare un principato personale e venne meno la vecchia regola del sistema rotale, ai sensi della quale il primogenito saliva al trono e il potere passava poi al fratello più anziano in vita. Inoltre, gli Olgoviči finirono per venire estromessi del tutto dalla corsa al trono di Kiev, pur avendo in cambio ottenuto il principato di Černihiv.
È significativo che ai due Rostislavič, membri della famiglia più anziana discendente da Jaroslav il Saggio, fosse stato nuovamente impedito di governare il loro dominio patrimoniale di Novgorod, che Jaroslav aveva donato al nonno Vladimiro. Svjatopolk e Monomaco, come i loro padri Izjaslav e Vsevolod, non erano infatti disposti a perdere il controllo della città, seconda per importanza dopo Kiev. Inoltre, il principe di Kiev aveva ormai perso il controllo effettivo su Novgorod perché i suoi cittadini insistevano sul fatto che fosse loro prerogativa eleggere il proprio principe. Avevano esercitato questo diritto, caldeggiando come loro principe il figlio di Monomaco, Mstislav. Designare i due Rostislavič in Galizia si dimostrò quindi «una soluzione felice», evitando ai novgorodiani l'insediamento di una figura sgradita.
La linea di successione
Chiarite le assegnazioni territoriali, Svjatopolk e soprattutto Vladimiro Monomaco imposero a Oleg un prezzo elevato per la sua riluttanza a sostenerli contro i poloviciani. A giudicare dalle testimonianze, fu retrocesso nella gerarchia politica al di sotto del fratello minore Davide, come si desume dall'ordine in cui le fonti medievali presentano i nomi dei fratelli («Davide, Oleg e Jaroslav [governeranno] il [patrimonio] di Svjatoslav»). Ciò rendeva dunque nella gerarchia Davide il principale esponente degli Svjatoslavič. Sebbene Svjatopolk e Vladimiro avessero punito Oleg per la sua intransigenza, dimostrarono comunque la loro benevolenza nei suoi confronti e verso i suoi fratelli reintegrandoli nei loro domini patrimoniali. In effetti, alla luce delle campagne di Oleg contro Vladimiro e i suoi figli, l'aggredito avrebbe potuto richiedere pene più severe, relegandolo magari in una città di provincia di secondaria rilevanza..