Biografia Nata a Radom nel 1922, collaborò con la Związek Walki Zbrojnej dopo l'invasione tedesca della Polonia. Nel gennaio 1941 fu arrestata dalla Gestapo insieme al padre e condannata a morte. Dopo periodi di prigionia a Skarżysko-Kamienna, Kielce e Pińczów, nell'aprile 1942 fu deportata al campo di concentramento di Ravensbrück, dove rimase fino al settembre 1943, quando fu inviata in uno dei sottocampi del campo di concentramento di Flossenbürg.

Qui riuscì a fuggire insieme a un'amica durante una marcia forzata, venendo poi salvata dall'esercito statunitense. Dopo la fine della seconda guerra mondiale, si rifugiò a Roma, dove completò gli studi superiori in una scuola istituita a Porto San Giorgio dal II Corpo polacco. Conseguito il diploma, si trasferì a Parigi per studiare filologia romanza alla Sorbona, dove fu allieva di Jean Boutière e si specializzò in poesia trobadorica. Nel 1949 sposò Kazimierz Romanowicz, con cui gestì una libreria e casa editrice sull'Île Saint-Louis; insieme fondarono la Galerie Lambert nel 1959. La galleria, libreria e casa editrice divennero punti nevralgici del mondo culturale per i rifugiati polacchi a Parigi.

Cominciò a scrivere poesie durante l'adolescenza, trovando poi conforto in questa attività durante la prigionia e la detenzione sia in carcere che nei campi di concentramento. Il ricordo dell'Olocausto e l'impossibilità dei sopravvissuti di lasciare indietro il trauma è un tema ricorrente sia nelle sue poesie che nei suoi romanzi, a partire da Przejście przez Morze Czerwone (1960) e Szklana kula (1964). Allo stesso modo, trattò anche il senso di estraniamento dei rifugiati nei romanzi Baśka i Barbara (1956), Groby Napoleona (1972), Na wyspie (1983), Ruchome schody (1995) e Trybulacje proboszcza P. (2001). Nel 1964 vinse il Premio Kościelski.

Morì nel 2010 all'età di 87 anni.

Onorificenze

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Categoria:Membri dell'Armia Krajowa Categoria:Studenti dell'Università di Parigi-Sorbona Categoria:Superstiti dell'Olocausto polacchi