Il è un tipo di manjū. Si tratta di una varietà di yaki-manjū ("manjū cotti al forno") a forma di foglia d’acero, ed è una specialità tipica di Itsukushima, nella prefettura di Hiroshimaもみじ饅頭 - コトバンク. Dalla sua nascita, avvenuta nel 1906, ad oggi vanta una storia di 120 anni.

Panoramica È una specialità e un souvenir tipico dell'isola di Itsukushima (o comunemente Miyajima), una delle Tre Vedute del Giappone. Attualmente, non è solo un prodotto caratteristico di Miyajima, ma è ampiamente riconosciuto in tutto il Paese come uno dei dolci-souvenir simbolo della prefettura di Hiroshima, nonché il più noto e menzionato del capoluogo.

Nel 2009, in un sondaggio del quotidiano Asahi Shinbun con la domanda:“Qual è il manjū numero uno del Giappone?”, si è classificato al primo posto a livello nazionale朝日新聞 2009年1月27日付夕刊be evening・同2009年1月28日付朝刊 23面. Inoltre, è spesso presente ai vertici di varie classifiche dei “migliori souvenir giapponesi” conquistando, talvolta, anche il primo posto.

Il momiji manjū fu ideato nei primi anni del Novecento dal maestro di wagashi (dolci tradizionali giapponesi) Takatsu Tsunesuke, ma non ne mantenne l’esclusiva. Per questo motivo, oggi viene prodotto e venduto con la stessa denominazione “momiji manjū” non solo da grandi produttori specializzati o da piccoli artigiani sull’isola di Miyajima, ma anche come marchio privato di aziende della grande distribuzione come ÆON o 7-Eleven. Poiché molti souvenir noti sono realizzati da un unico produttore (come il Akafuku mochi, il cioccolato fresco di Royce o il famoso Hiyoko manjū), si è osservato che questa pluralità di produttori possa penalizzare il momiji manjū nelle “classifiche dei souvenir”例えば広島・もみじ饅頭かわいそう…基準あいまい過ぎるお土産ランキング<お願いランキングGOLD 2時間スペシャル>(テレビ朝日系)、J-CASTニュース2013年5月7日付など。. D’altra parte, si può dire che proprio questa caratteristica offra il piacere di confrontare le diverse versioni prodotte da più aziende.

A Miyajima, numerosi negozi servono momiji manjū appena sfornati, disposti uno accanto all’altro lungo le vie dell’isola.

Storia

Origine L’ideatore del momiji manjū è considerato il maestro di dolci tradizionali giapponesi (wagashi) Takatsu Tsunesuke, attivo a Itsukushima (Miyajima) nei primi anni del '900生誕100周年もみじ饅頭物語 (西広島タイムス 2007年1月1日付).

Sull’isola, una delle attrazioni più celebri è la Valle degli Aceri (Momijidani), dove sorge la locanda Iwasō, fondata nel 1854. Qui soggiornarono numerose personalità di spicco, tra cui il principe ereditario dell'Impero giapponese Yoshihito (futuro imperatore Taishō), il principe ereditario dell’Impero coreano Sunjong (futuro Imperatore Yunghui) e gli scrittori Itō Hirobumi e Natsume Sōseki. In particolare, Itō Hirobumi era noto per il suo grande affetto per Itsukushima e alloggiò più volte all’Iwasō.

La quarta proprietaria della locanda, Eiko, si domandò se fosse possibile offrire agli ospiti un dolce esclusivo, che si potesse gustare solo all’Iwasō. All’epoca, il fornitore di dolci della locanda era proprio Takatsu, al quale la proprietaria chiese di creare “un dolce da offrire come omaggio ai clienti più importanti, che fosse degno del nome Momijidani”.

Dopo numerosi tentativi, nel 1906 Tsunesuke realizzò il “manjū cotto a forma di foglia d’acero” (kōyōgata yaki-manjū). Si trattava di un dolce moderno per l’epoca: impasto di castella preparato con miele proveniente da Nagasaki, uova e burro di produzione nazionale, con all’interno koshian (pasta dolce di fagioli azuki).

Quattro anni più tardi, il 18 luglio 1910, il dolce venne registrato come marchio; il certificato originale di registrazione è ancora conservato dai discendenti di Tsunesuke. Lo stampo registrato all’epoca raffigurava “una foglia con sette incisioni e un corto picciolo, con due cervi disegnati”, un motivo piuttosto elaborato che differiva leggermente dall’aspetto attuale del momiji manjū. Poco dopo, Takatsu iniziò a utilizzare uno stampo più simile a quello odierno; anche questo esemplare è sopravvissuto ed è custodito insieme al certificato di registrazione.

Secondo quanto riferito ai suoi discendenti, già ai tempi di Tsunesuke il dolce era comunemente chiamato “momiji manjū”.

Nel 2009, il nipote di Tsunesuke, Katō Hiroaki, riportò in vita il Ganso momiji manjū (“momiji manjū originale”), cuocendolo a mano secondo la ricetta e con lo stampo dell’epoca. Oggi lo produce e vende con il nome Takatsudō, a Miyajimaguchi, sulla riva opposta rispetto all’isola.

L’ipotesi della battuta di Itō Hirobumi

Esiste una teoria secondo cui Itō Hirobumi avrebbe avuto un ruolo nella nascita del momiji manjū, ed è una versione ancora oggi ampiamente diffusa. Secondo questo racconto, mentre Itō stava riposando nella sala da tè dell’Iwasō, osservò la mano della ragazza che lo stava servendo e disse scherzosamente:"Che mano graziosa, sembra una foglia d’acero. Se la arrostissimo e la mangiassimo, chissà che buona sarebbe". La proprietaria dell’Iwasō avrebbe colto questa frase e, prendendola come spunto, il pasticciere di manjū avrebbe ideato il dolce.

Itō era già allora noto per il suo grande affetto per Itsukushima, vi soggiornava spesso e, all’epoca, aveva già lasciato la carica di Primo Ministro, godendo del titolo di Daikun’i (Ordine Supremo del Crisantemo). Tra la popolazione, aveva la fama di essere un anziano bonario con una certa predilezione per le donne. Per queste ragioni, la teoria fu ampiamente accettata.

Ancora oggi, è talmente radicata da essere riportata come origine ufficiale persino da grandi produttori di momiji manjū (per esempio Yamadayā: “Origine del momiji manjū”) o dalla stessa Associazione Turistica di Miyajima.

In realtà, non esiste alcun documento ufficiale che riporti questo episodio. Takatsu Tsunesuke, citato in precedenza come l’ideatore del dolce, con tutta probabilità era ben a conoscenza di questa storia, ma non confermò mai un legame diretto con Itō (pur senza mai negarlo). Di conseguenza, l’ipotesi della “battuta galante alla cameriera” resta una leggenda popolare o una diceria.

Tuttavia, il laboratorio di dolci di Takatsu (il Takatsudō) si trovava proprio di fronte al portone dell’Iwasō, dimora abituale di Itō, e il dolce fu creato su richiesta della stessa locanda: è quindi plausibile che Takatsu e Itō si conoscessero. Inoltre, considerando che a quell’epoca i mezzi di comunicazione e di registrazione non erano ancora sviluppati, non era realistico pensare di documentare ogni battuta pronunciata da Itō durante le vacanze: non si può quindi escludere con certezza che la frase sia stata realmente detta.

All’Iwasō si conservano ancora oggi una fotografia e una cornice risalenti alla visita di Itō nel febbraio del 1906, e il nipote di Eiko, attuale proprietario dell’Iwasō, Iwamura Takafumi, afferma che “Itō fu la prima persona a mangiare il momiji manjū appena nato”.

Prima della Seconda guerra mondiale Il periodo di validità del diritto di marchio all’epoca era di 20 anni, ma Takatsu non ne rinnovò la registrazione. Per questo motivo, negli anni '20 sorse anche una controversia sulla registrazione del design dei momiji manjū tra vari produttori, ma nel 1928 si arrivò a un accordo. Takatsu, di indole artigiana, sosteneva che “la tecnica e il gusto si rubano” e non trasmise la ricetta dei momiji manjū neppure al figlio Noboru, seconda generazione. Il segreto non venne quindi tramandato, ma fin dall’inizio il ripieno era dolce, e venivano usati ingredienti di pregio per l’epoca come uova e miele; si racconta che rimanessero morbidi anche se trasportati da Hiroshima a Tokyo con un treno locale lento. Noboru, pur provando e riprovando, non riuscì a raggiungere il sapore desiderato e, per “non macchiare il nome di mio padre”, decise di interrompere del tutto la produzione e la vendita dei momiji manjū. Allo stesso tempo, Tsunesuke, che era anche capo dell’associazione dei pasticcieri di Miyajima, si impegnò nella formazione di nuovi artigiani e, con il desiderio che i momiji manjū diventassero una specialità dell’intera Miyajima e non solo della Takatsudo, non insistette né sul monopolio del marchio né su quello delle competenze.

All’epoca, la cottura avveniva manualmente, piastra per piastra, e la dimensione e qualità del prodotto variavano a seconda del negozio o dell’artigiano. Tra gli attuali produttori, “Iwamura” (oggi Iwamura Momijiya), fondato all'inizio degli anni '10, è tra i più antichi. Secondo Iwamura Momijiya, vi fu un periodo in cui il proprietario Iwamura Eikichi e Takatsu Tsunesuke fornivano insieme i momiji manjū all’albergo Iwaso真下弘隆『ドーナツの穴:食べもののかたちの秘密!?』P174「もみじ饅頭」(リンクはGoogleブックス上の該当箇所), 大空出版, 2009年.

Tra il 1925 e l’anno successivo, iniziarono la produzione e la vendita “Katsuya” e “Fujii” (oggi Fujiya). In quel periodo, per non violare i diritti di marchio di Tsunesuke, i dolci venivano chiamati con nomi diversi come “Miyajima manjū” o “manjū a forma di foglia d’acero”, e anche gli stampi erano differenti; tuttavia, verso la metà degli anni '20, il nome “momiji manjū” si impose gradualmente. Dopo la scadenza dei diritti di Tsunesuke, nel 1927, qualunque negozio di souvenir dell’isola, purché disponesse dello stampo, poté produrli e venderli. Nel 1932 iniziò la produzione “Yamada Shoten” (oggi Yamadaya), seguita l’anno successivo da “Kimuraya” e altri. Prima della guerra, la produzione e la vendita avvenivano esclusivamente all’interno dell’isola di Miyajima, con un totale di 12 produttori. Poiché la Takatsudo, il vero “ganso momiji manjū” (lett. momiji manjū autentico), cessò presto la produzione, diverse botteghe iniziarono a definirsi “ganso momiji manjū”, una situazione che perdura ancora oggi.

Il 10 maggio 1934, in occasione della visita a Itsukushima del principe Nobuhito, il fondatore di Iwamura Momijiya, Eikichi, si sentì chiedere: “Non avete tsubuan?” (ripieno di pasta di fagioli azuki grossolana; fino ad allora tutti i produttori usavano solo koshian, ossia ripieno liscio). Eikichi preparò immediatamente dei momiji manjū con tsubuan e li offrì. Per questo motivo, Iwamura Momijiya si fregia del titolo di “ganso tsubu momiji” (primo momiji manjū con tsubuan).

Dopo la Seconda guerra mondiale Durante la seconda guerra mondiale, a causa dell’aggravarsi del conflitto, divenne difficile procurarsi le materie prime, e i cinque produttori di momiji manjū di Miyajima furono costretti a interrompere la produzione, dedicandosi invece, in forma cooperativa, alla realizzazione di alimenti sostitutivi, come il pane. Dopo il periodo di caos postbellico, quando il flusso di turisti verso Miyajima riprese a crescere, aumentò anche la domanda di momiji manjū, e la loro notorietà cominciò a diffondersi. Prendendo spunto da altre specialità dolciarie giapponesi, furono introdotte varianti con ripieno di castagna o di tè verde (matcha). Il maggiore produttore, Nishikido, fu fondato nel 1953. La sede di Nishikido si trovava vicino alla stazione di Hiroshima, nel quartiere Matsubara-chō (in seguito trasferita nel quartiere Higashi-ku, sul lato opposto della stazione). Nel dopoguerra, crebbero i casi di produzione al di fuori di Miyajima. Il fondatore di Nishikido, Ōtani Teruzō, in un’epoca in cui era ancora diffusa la cottura manuale, introdusse l’uso del gas propano, aprendo la strada alla produzione su larga scala. La fonte di calore, inizialmente carbone senza fumo, cominciò a essere sostituita dall’elettricità intorno al 1955, ma la produzione a gas propano si diffuse ampiamente.