Biografia

Costantino Marenco nacque da una nobile famiglia di Ricaldone trasferitasi ad Acqui nel XIV secolo. Segretario del cardinale Teodoro PaleologoIozzi, p. 242., fu nominato vescovo di Acqui da papa Sisto IV il 20 febbraio 1484 Konrad Eubel, Hierarchia Catholica Medii Aevi, vol. 2, 1914, p. 91.; al momento della nomina Marenco era ancora laico, quindi nella bolla il papa non solo lo nominò vescovo, ma lo insignì anche del carattere clericale.

Tra i primi impegni del nuovo vescovo, in continuità con l'opera del suo predecessore, rinnovò ai chierici della diocesi l'obbligo dei dettami delle prescrizioni decise dal sinodo provinciale del 1455 con particolare attenzione all'obbligo di residenzaRavera, p. 247..

Nel 1480 si appellò al pontefice perché risolvesse la controversia nata tra la mensa vescovile e i Malaspina, marchesi di Morsasco e Cremolino, che si erano impossessati dei feudi di Terzo e Visone. Papa Sisto IV inviò l'arciprete di Asti nel tentativo di dirimere la vertenza che, dopo lunghe controversie, però si risolse a favore dei marchesiRavera, p. 248..

Durante il suo episcopato si trovò anche nella delicata situazione di dovere risolvere una disputa che si era creata tra la città di Acqui e il marchese del Monferrato: alla sua morte un certo Giovanni Bescheria lasciò una cospicua somma al comune, perché venisse costruito un ponte sulla Bormida a favore degli abitanti della zona Bagni e di Ovrano. Il marchese emise però un'ordinanza che trasferiva i diritti ereditari di Bescheria a suoi lontani parenti che si erano opposti alla donazione al comune. Il vescovo, trovandosi in una situazione delicata, si rivolse alla Santa Sede che, tramite breve pontificio, sostenne le tesi del comune che poté così ereditare quei soldi e costruire il ponteRavera, p. 249..

Gli ultimi anni dell'episcopato furono contraddistinti da una nuova epidemia di pesteRavera, p. 250. e dalla distruzione causata dal passaggio delle truppe di Carlo VIII di Francia di ritorno nelle sue terre dopo la sua disastrosa discesa in Italia: in questo periodo le fortezze di Sezzadio e Alice vennero distrutte e i paesi di Bergamasco e Castelnuovo d'Incisa furono dati alle fiamme.

Morì nel 1497.

Note

Bibliografia Pompeo Ravera, a cura di Giovanni Tasca, Vittorio Rapetti, I Vescovi della Chiesa di Acqui dalle origini al XX secolo, Acqui Terme, Editrice Impressioni Grafiche, 1997. Oliviero Iozzi, Piemonte sacro. Storia della Chiesa e dei Vescovi di Acqui, Acqui, 1880.

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