Serra è una frazione del comune italiano di Chiusi della Verna nella provincia di Arezzo, in Toscana.

Geografia fisica Posizione e territorio

Serra è una frazione del comune di Chiusi della Verna, situato in provincia di Arezzo, nella regione Toscana. La località si trova a un’altitudine di circa 782 metri sul livello del mare e sorge su un crinale dell’Alpe di Serra, in prossimità del confine con il Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi. Il territorio circostante è caratterizzato da rilievi montuosi, con un paesaggio definito da valli, aree boschive e campi.

Rilievi principali

Il paesaggio montano di Serra è dominato da numerosi rilievi. A nord si eleva l’Alpe di Serra (1.304 m), che rappresenta uno storico collegamento attraverso il Passo Serra, e il Monte Falterona (1.654 m), da cui ha origine il fiume Arno. Tra gli altri rilievi di rilievo figurano, a sud, il Monte Penna, con affioramenti di pietre macigno; a est, il Montalto (1.303 m), e a sud-est il Monte Fatucchio (904 m), noto per la presenza di calanchi.

Idrografia

L’idrografia dell’area è costituita da una fitta rete di corsi d’acqua minori. Tra questi, si segnalano il fosso Serra, situato a nord-ovest, e il fosso della Fontaccia, a sud.

Clima

Il clima di Serra è tipicamente montano, fortemente influenzato sia dall’altitudine che dalla vicinanza ai rilievi appenninici. Gli inverni sono rigidi, con frequenti nevicate nel periodo compreso tra dicembre e marzo, e temperature minime che spesso scendono sotto lo zero. Le estati risultano fresche, con temperature massime che raramente superano i 26-28 °C e con marcate escursioni termiche tra il giorno e la notte.

Vegetazione

La vegetazione della zona è composta prevalentemente da boschi misti di faggio e abete bianco nelle fasce altimetriche superiori, residui delle foreste primarie dell’Appennino attualmente tutelate all’interno del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi. A quote più basse si trovano ampi castagneti e aree ricoperte da rovi, un tempo di rilevante importanza per l’economia locale. Nelle immediate vicinanze del borgo si estendono terreni coltivati, attraversati da una rete di mulattiere che collegano Serra ai centri limitrofi, tra cui Chiusi della Verna, Badia Prataglia, Corezzo, Frassineta, Val della Meta, Rimbocchi e Biforco.

Fauna

La fauna di Serra, favorita dalla vicinanza con il Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, è particolarmente ricca e diversificata. Tra i mammiferi si possono osservare il cinghiale, il capriolo, il cervo, la volpe, la lepre e, più raramente, il lupo appenninico. La fauna ornitica comprende specie come la tottavilla, il calandro, la civetta, il picchio, la gazza, il gufo e il falco pellegrino. Tra i rettili si notano la vipera, il saettone e la biscia, mentre tra gli anfibi si trovano il rospo comune e l’ululone appenninico. I corsi d’acqua ospitano pesci come la trota fario, il vairone, il barbo, l’anguilla e il gambero di fiume. Infine ci sono diverse specie di invertebrati, tra cui farfalle, falene, mantidi religiose, numerosi xilofagi e coleotteri come il cervo volante.

Storia Origine del nome

Il toponimo “Serra” sembra derivare dal verbo serrare, cioè “chiudere”, “bloccare il passaggio”. La sua posizione geografica ne evidenzia il ruolo di controllo e presidio del valico montano, obbligato per chi intendeva attraversare l’Alpe di Serra. Da questa funzione deriverebbe il nome stesso del paese, sorto per “serrare” il passo.

Origini e Alto medioevo

Il paese di Serra trae origine da un castello medievale risalente al XII secolo, noto solo da menzioni documentarie, ma non da eventi o cronache che ne illustrino la storia in dettaglio. Il castello e la corte di Serra sono citati esplicitamente in un atto datato 24 marzo 1114, quando Guelfo, figlio del fu Raineri dei Berardi di Banzena, nobile famiglia longobarda, donò tutti i suoi beni al priore Guido dell’eremo camaldolese di Camaldoli, con queste parole:

«offero tibi Deo et sancto Salvatori super sanctum tuum altarem in Camaldolensi eremo», in parole odierne: “Offro a te, o Dio, e al santo Salvatore sopra il tuo santo altare nell’eremo camaldolese”.

Tra i beni donati figuravano castelli, torri, chiese, case, terre, vigne, mulini, pascoli, sorgenti e boschi, tra cui “Curte de Bantiina et castello et curte de Serra et castello et curte de Gello”: La corte di Banzena, il castello e la corte di Serra, il castello e la corte di Gello.

Il castello di Serra, probabilmente situato su un piano roccioso a nord dell’attuale abitato, in posizione dominante sulla strada, è oggi completamente distrutto. Sul sito originario rimane solo una collinetta, apparentemente priva di tracce murarie visibili. Già in epoca passata, il castello era descritto come distrutto e ridotto a piccolo casale con alpestri abituri.

L’origine Longobarda In un documento del 1243, è attestata un’origine longobarda, dove si legge quod fuit de Lambardis de Serra, che conferma l’esistenza in zona di una fara arimannicafamiglia militare longobarda insediata probabilmente per la difesa del valico. Questo aspetto ribadisce l’importanza strategica del luogo, che già in epoca classica probabilmente costituiva il passo principale per raggiungere Sarsina e l’Umbria.

Il Passo di Serra fu il valico principale per la Romagna durante tutto l’alto medioevo, ed era percorso da una delle principali direttrici appenniniche: la strada dell’Alpe di Serra, che collegava la Valle del Bidente alla Val di Chiana e faceva parte della Strada Francigena, definita la via melior per Roma.

Basso medioevo

All’inizio del XIV secolo, il castello fu conquistato da Guido Tarlati, vescovo di Arezzo, che lo lasciò poi in eredità al fratello e ai suoi nipoti. Tuttavia, nel febbraio 1360, gli abitanti del paese si ribellarono al dominio dei Tarlati e si consegnarono volontariamente alla Repubblica di Firenze. In cambio della protezione fiorentina, si obbligarono a offrire ogni anno, nel giorno della festa di San Giovanni Battista, un palio del valore di cinque fiorini d’oro alla città di Firenze.

In seguito, con delibera della Signoria del 17 febbraio 1483, fu stabilito che per quindici anni il Comune di Corezzo e la Villa di Serra sarebbero stati riforniti annualmente di 18 staia di sale, al prezzo calmierato di 3 lire per staio.

L’Hospitale Si ipotizza che nella località di Serra di Sotto esistesse uno spedale per viandanti, chiamato forse spedale di Granciuolo, oggi non più localizzabile con precisione. Nel decimario del 1431 è citato tra gli enti legati alla pieve di Monte Fatucchio. La struttura, secondo alcuni studiosi, potrebbe aver preso nome dal suo gestore. La sua presenza in quella zona è avvalorata dal ritrovamento, in un rudere di Serra di Sotto, di un passavivande in pietra recante la data 1588 (A.D. MDLXXXVIII), chiara testimonianza dell’attività di ospitalità in loco, forse come locanda o rifugio.

XX secolo

Tra il 1950 e 1970, gli ultimi abitanti, circa cento persone, suddivise in una ventina di famiglie, abbandonarono definitivamente il borgo. Il paese fu sommerso da rovi, sambuchi e vitarbe.

L’abbandono proseguì per decenni, successivamente vennero restaurate tutte le case e la chiesa di San Giovanni Decollato fu anch'essa pesantemente restaurata, gli abitanti per lo più originari di Serra ritornarono ad abitare il paese, qualcuno anche in inverno ma la maggior parte solamente in estate.

Nel maggio 1954 a seguito della Legge della Montagna, arrivò in paese l'acqua corrente.

Monumenti e luoghi d’interesse Chiesa di San Giovanni Decollato

La chiesa di San Giovanni Decollato si situa nel paese di Serra, in particolare Serra di Sopra, lungo la storica via Romea, percorsa nel Medioevo da migliaia di pellegrini detti “poveri di Cristo” diretti a Roma. In origine, la chiesa era dedicata ai santi Jacopo e Cristoforo, protettori dei viandanti, e compare per la prima volta nel Regesto Camaldolese (doc. 2273) datato 1243, che tradotto la latino all’italiano c’è scritto:

Successivamente, è ricordata nelle Rationes Decimarum Italiae degli anni 1302-1303 col solo titolo di San Cristoforo, come chiesa suffraganea della pieve di Santa Maria a Partina. Nella visita pastorale del 14 ottobre 1557, effettuata dal vescovo di Arezzo Bernardetto Minerbetti, è menzionata come Ecclesia simplex et sine cura Sancti Jacobi de Serris, “Chiesa semplice e senza cura d’anime di San Jacopo di Serra”, unita alla pieve di Sant’Andrea a Corezzo.

Anche il 28 agosto 1567 viene registrata ancora unita a quest’ultima, con il titolo completo di Ecclesia Sanctorum Iacobi et Cristofari de Serra, allora retta da Iacobus de Natis de Bibiena, “Chiesa dei Santi Jacopo e Cristoforo di Serra, all’epoca retta da Jacopo de’ Nati da Bibbiena.”

Dopo tale data, la chiesa scompare temporaneamente dalle fonti, probabilmente a causa del calo del passaggio dei pellegrini, che nel Trecento era particolarmente intenso. A conferma dell’afflusso di viandanti in quel periodo, si può ricordare un celebre passo della Divina Commedia, in cui Dante scrive che, durante il Giubileo del 1300, a Roma si dovette istituire il senso alternato sui ponti per gestire la moltitudine di pellegrini:

La chiesa riappare nelle fonti con la nuova dedicazione a San Giovanni Decollato il 19 settembre 1613, in occasione della visita pastorale del vescovo di Arezzo Antonio Ricci, dove è citata come Ecclesia Sancti Joannis Decollati de Serra, “Chiesa di San Giovanni Decollato di Serra”. In tale visita si documenta che l’edificio era crollato (quia erat collapsat) e che era stato da poco ricostruito. I costi furono sostenuti per un terzo dal pievano di Corezzo, Giulio Corazzesi, e per i restanti due terzi dal popolo di Serra. Nella stessa occasione la chiesa fu riconsacrata e il vescovo esortò pievano e fedeli a provvedere all’arredo entro sei mesi. A tale impegno si obbligarono i presenti: Lazzaro, Francesco, Gosto di Francesco, Giovanni di Bartolomeo, Nanni e Presente di Detto (in latino Detti).

L’edificio sacro, costruito in muratura portante, si presenta oggi come un’aula ad un’unica navata con facciata a capanna in pietra a vista. Nella seconda metà del XX secolo fu oggetto di un significativo intervento di restauro e ristrutturazione, che interessò i paramenti murari perimetrali e le coperture, all’epoca quasi completamente crollate.

L’antico forno a legna Ancora oggi il paese di Serra conserva lungo la sua via principale l’antico forno a legna del paese dove gli abitanti cuocevano il pane, è stato usato molto fino a prima dello spopolamento negli anni cinquanta circa, ad oggi viene utilizzato occasionalmente.

Cultura La cultura di Serra è la stessa di tutti i paesi della Vallesanta: Feste La festa del Cantamaggio, nota anche come calendimaggio, si svolgeva l’ultima notte di aprile. In tale occasione, dalla sera fino a notte fonda, era consuetudine recarsi sotto le finestre delle ragazze per intonare il tipico canto tradizionale. Durante il periodo dell’Ascensione, dal lunedì al giovedì, si svolgevano le rogazioni, preghiere e processioni con cui si invocava la protezione divina sui campi e sul raccolto. Al termine di questo periodo, era uso piantare nei campi una croce di legno, con l’intento di proteggere i raccolti. Altre festività celebrate a Serra comprendevano il 17 gennaio, giorno dedicato a sant'Antonio Abate; il 19 marzo, festa di San Giuseppe; e il 29 giugno, ricorrenza dei Santi Pietro e Paolo.

Usanze e tradizioni Tra le principali usanze e tradizioni locali si ricordano: Il malocchio: a questa credenza popolare venivano attribuiti forti dolori alla testa, ritenuti causati da uno sguardo malevolo o da influssi negativi. Le veglie invernali: durante le fredde serate invernali, era consuetudine riunirsi attorno al camino, condividendo momenti di socialità e racconti durante la veglia.