Ex appartenente alla Famiglia mafiosa di Brancaccio-Ciaculli ed ex dirigente della Democrazia Cristiana, è diventato un importante collaboratore di giustizia e le sue dichiarazioni hanno determinato importanti inchieste a livello nazionale, soprattutto sui rapporti tra mafia e politica.
Biografia Proveniente da una famiglia appartenente a Cosa Nostra da diverse generazioni (il padre Gaetano e lo zio, suo omonimo, furono imputati nel famoso processo dei 117 celebrato a Catanzaro nel 1968), si laureò in Medicina a 23 anni e si specializzò in Igiene e Radiologia. Gestì un laboratorio di analisi e vinse un concorso come funzionario all’INAM grazie al sostegno di Cosa Nostra. Venne poi eletto segretario provinciale di Palermo e poi regionale in Sicilia del sindacato dei medici aderente alla CISL.Alessandra Dino, Gli ultimi padrini. Indagine sul governo di Cosa Nostra, Roma-Bari, Editore Laterza, 2011, pp. 11-16; pp. 18-27.
Fu consigliere comunale per la DC a Palermo con la corrente politica di Vito Ciancimino e segretario della sezione DC di Ciaculli nel 1978. Ha affermato di appartenere, fin dagli anni '60, alla Massoneria di Rito Scozzese Antico e Accettato di cui era Gran Sovrano il principe Gianfranco Alliata di Montereale.Ferruccio Pinotti, Fratelli d'Italia, Bur Rizzoli, 2007. Nel 1977 venne affiliato in Cosa Nostra dal boss Michele Greco (detto Il Papa) nella Famiglia di Ciaculli–Brancaccio come uomo d'onore "riservato". Successivamente divenne uno dei fiancheggiatori dei boss Filippo e Giuseppe Graviano, perché, oltre a prestare cure mediche agli affiliati latitanti, li informava sulle indagini in corso nei loro confronti, di cui veniva a conoscenza tramite le sue amicizie nella Palermo beneSalvo Palazzolo, I fratelli Graviano. Stragi di mafia, segreti, complicità, 2022, Editori Laterza.
Arresto e collaborazione Accusato di associazione mafiosa (416‑bis) da due pentiti nell'ambito dell'operazione Golden Market, fu arrestato nel 1994 a Cittanova (Croazia), dove aveva fatto fortuna con i casinò, e decise quindi di avviare la collaborazione con la magistratura. Il sostituto procuratore di Palermo Guido Lo Forte lo definì il "Buscetta della politica". Le sue rivelazioni furono determinanti per l'arresto dell'ex ministro Calogero Mannino e del senatore Vincenzo Inzerillo. Fu infatti testimone chiave nei processi a carico di Mannino, Andreotti e Dell'Utri, fornendo informazioni importanti sul rapporto tra mafia e politica.
Nel 2006 Pennino pubblicò un libro di memorie, Il Vescovo di Cosa Nostra, nel quale si autoproclamò l'erede di una dinastia cataro-gnostica che avrebbe fondato l'organizzazione Cosa Nostra in Sicilia nel XVII secolo.
Testimonianze in altri processi Nel processo per l'omicidio del banchiere Roberto Calvi (2006), Pennino riferì che Cosa Nostra aveva utilizzato inizialmente Michele Sindona per riciclare capitali illeciti, ma, dopo il fallimento delle sue banche, i capitali furono trasferiti al Banco Ambrosiano di Calvi. Sindona aveva restituito parte dei fondi alla mafia, mentre Calvi non onorò gli accordi, generando forte malcontento tra le cosche siciliane. Calvi era considerato vicino alla massoneria e sarebbe stato inserito in ambienti massonici, contesto nel quale si muovevano anche importanti esponenti mafiosi come Stefano Bontate e Giuseppe Calò. Pennino indicò il ruolo centrale della mafia nel controllo dei circuiti finanziari del banco di Calvi, sostenendo che il crack Ambrosiano non fu solo un fallimento finanziario, ma l'esito di una guerra di potere tra gruppi criminali e massonici.
Nel processo per l'omicidio del giornalista Mauro De Mauro (2007), Pennino dichiarò che a decidere il sequestro e l'assassinio del giornalista fu il boss Stefano Bontate su richiesta dei cugini Nino ed Ignazio Salvo perché De Mauro avrebbe potuto appurare il ruolo dei due cugini nella misteriosa morte del presidente dell'ENI Enrico Mattei nel 1962.Motivazioni della sentenza emessa dalla terza sezione della Corte d'Assise di Palermo in data 10 giugno 2011, a firma del presidente Giancarlo Trizzino e del giudice estensore Angelo Pellino.
Nel processo “Mammasantissima” (2014), Pennino confermò l’esistenza di un sistema criminale integrato tra ’ndrangheta, Cosa Nostra e massoneria.
Nel processo “Gotha” (2019) testimoniò l’esistenza di una “cupola invisibile” composta da mafia, massoneria, servizi segreti e politica, citando il boss Stefano Bontade come interlocutore centrale di tale comitato d'affari.
Opere Il vescovo di Cosa Nostra, Roma, Sovera Edizioni, 2006, ISBN 978-88-812-4528-4.
Note
Bibliografia Gian Carlo Caselli, La vera storia d'Italia. Interrogatori, testimonianze, riscontri, analisi. Giancarlo Caselli e i suoi sostituti ricostruiscono gli ultimi vent'anni di storia italiana, Napoli, Tullio Pironti Editore, 1995. ISBN 88-7937-146-0. Alessandra Dino, Gli ultimi padrini. Indagine sul governo di Cosa Nostra, Roma-Bari, Editore Laterza, 2011, ISBN 978-88-42-09866-9. Ferruccio Pinotti, Fratelli d'Italia, Milano, Biblioteca Universale Rizzoli, 2007, ISBN 978-88-17-01809-8. Salvo Palazzolo, I fratelli Graviano. Stragi di mafia, segreti, complicità, Bari – Roma, Editori Laterza, 2022, ISBN 978-88-58-14749-8.
Voci correlate Famiglia Graviano Cosa nostra P2 Processo Andreotti Collaboratori di giustizia di Cosa nostra Sistema criminale integrato