I Quattro evangelisti sono una serie di quattro dipinti a olio su tela di Giovanni Francesco Barbieri, detto il Guercino, realizzati intorno al 1615.. La serie raffigura i quattro evangelisti - san Matteo, san Marco, san Luca e san Giovanni - ed è conservata presso la Gemäldegalerie Alte Meister di Dresda. Le tele, tutte di formato verticale, hanno misure molto simili (circa 87-89×69,5-71,5 cm).

Storia I Quattro evangelisti, insieme ad altre opere, furono realizzati dal Guercino intorno al 1615 su richiesta di padre Antonio Mirandola, canonico della chiesa di San Salvatore a Bologna e in seguito presidente del monastero di Santo Spirito a Cento. Religioso colto e figura di rilievo nel primo ambiente bolognese del pittore, Mirandola fu tra i primi protettori del giovane Guercino..

La cronologia dei dipinti è stata oggetto di discussione: Marangoni ne aveva proposto una datazione più tarda, intorno al 1623,. ma tale ipotesi è stata successivamente respinta da Voss. e ha trovato conforto da Mahon e concordi successivamente anche Salerno. e Stone..

In occasione della festa dell'Ascensione, Mirandola organizzò a Bologna un'esposizione pubblica nella quale figurava anche il San Matteo e l'angelo, insieme ad altri quadri, per far conoscere il valore del suo protetto... Il dipinto suscitò l'interesse di Ludovico Ludovisi, nipote del cardinale arcivescovo di Bologna, Alessandro Ludovisi, che una volta eletto pontefice con il nome di Gregorio XV (9 febbraio 1621) chiamò a sé Guercino, che si trasferì a Roma nel maggio dello stesso anno.

I quattro dipinti compaiono nell'inventario redatto alla morte del cardinale Alessandro d'Este, primo proprietario della serie..

Membro della famiglia ducale di Modena, il cardinale risiedeva a Roma e custodiva le sue opere nella propria dimora; alla sua morte, nel 1625, queste furono trasferite a Modena, dove andarono a costituire parte della Galleria Estense, dove risultano ancora presenti in un inventario del 1744..

L'anno successivo, il duca di Modena Francesco III d'Este li vendette a Federico Augusto III insieme ad altri cento dipinti. Questo episodio, passato alla storia come la «vendita di Dresda», portò alla formazione di un nucleo collezionistico che costituisce ancora oggi il cuore della Gemäldegalerie di Dresda.

Alla fine della seconda guerra mondiale, il dipinto fu requisito dall'Armata Rossa e trasferito in Unione Sovietica nel contesto del prelievo di numerose opere d'arte dai musei tedeschi come «trophy art». Dopo circa un decennio, l'opera rientrò nella Germania Est: nel 1955 tornarono a Dresda i capolavori della Gemäldegalerie Alte Meister, con ulteriori restituzioni negli anni immediatamente successivi.

Descrizione I quattro evangelisti sono rappresentati a mezzo busto, isolati su fondo scuro, ciascuno con l'attributo iconografico che lo identifica. Il formato omogeneo, l'impostazione compositiva ravvicinata e l'attenzione ai gesti e agli oggetti, alludono al carattere meditativo e intellettuale dell'attività degli autori dei Vangeli.

San Matteo è accompagnato dall'angelo, che gli tiene il libro aperto e ne guida la mano nella scrittura. L'evangelista, con l'aspetto di un uomo anziano, si concentra sul testo che sta redigendo, mentre la figura giovanile dell'angelo guarda verso l'osservatore. L'apertura del cielo sullo sfondo introduce un elemento atmosferico assente negli altri tre dipinti.

San Marco è rappresentato mentre tempera con un coltello la punta della penna d'oca, in vista della scrittura. Il leone, suo attributo, è visibile in alto sullo sfondo, accanto a un volume recante l'iscrizione PAX TIBI MARCE. La posa è dinamica e il profilo marcato, con la luce che insiste sul braccio e sul volto barbuto.

San Luca, riconoscibile dal bue raffigurato in rilievo su una lastra marmorea sullo sfondo, è colto nell'atto di osservare un punto esterno alla scena, appoggiando il volto sulla mano in un gesto pensoso. Tiene in mano una tavolozza e alcuni pennelli, allusione alla tradizione che lo vuole pittore della Vergine. Di fronte a lui si intravede una tela da dipingere.

San Giovanni è raffigurato in un atteggiamento raccolto, mentre piega la testa accostandola con dolcezza all'aquila, simbolo che lo accompagna. Il libro aperto in primo piano, insieme alla penna d'oca, allude alla stesura del testo evangelico. Il volto giovane e i tratti delicati sono illuminati da una luce calda che emerge dallo sfondo scuro.

Stile Mahon, sottolineando la resa vigorosamente naturalistica dei quattro dipinti, sottolinea l'autonomia di tale componente rispetto a ogni possibile influenza caravaggesca: secondo lo studioso, il naturalismo di queste opere nasce da un'esigenza espressiva interna, e non da modelli visti o imitati.

La questione è stata oggetto di discussione critica: Roberto Longhi, nel saggio Tangenze caravaggesche in Guercino (1928), riconobbe affinità tra il linguaggio del pittore e quello di Caravaggio, ma nel 1615 Guercino non aveva ancora avuto occasione di vedere opere del maestro lombardo, circostanza che conferma la lettura proposta da Mahon.

Note

Bibliografia

Andrea Emiliani, «Il Guercino. Dal talento della natura al romanticismo della realtà», in Il Guercino. Giovanni Francesco Barbieri, 1591-1666, catalogo della mostra (Bologna, Palazzo dell’Archiginnasio, 6 settembre – 10 novembre 1991), Bologna: Nuova Alfa Editoriale, 1991. ISBN 978-88-7779-284-6 Cesare Gnudi, Saggio introduttivo in Mahon, Denis, I dipinti del Guercino, catalogo della mostra (Bologna, 1º settembre – 18 novembre 1968), a cura di Denis Mahon, Bologna: Alfa Editoriale, 1968. pp. XIX - L

Denis Mahon, «Prefazione», in Guercino. Poesia e sentimento nella pittura del Seicento, catalogo della mostra (Roma, Stazione Termini, Ala Mazzoniana, 10 febbraio – 30 giugno 2004), Novara: De Agostini, 2004, pp. 27-32. ISBN 978-8841811863

Voci correlate San Matteo e l'angelo (Guercino Dresda) San Marco (Guercino Dresda) San Giovanni (Guercino Dresda)

Categoria:Dipinti sugli evangelisti Categoria:Dipinti del Guercino Categoria:Dipinti nella Gemäldegalerie di Dresda