LAccademia Pontaniana è una storica accademia italiana. Sorta nel 1458 a Napoli come libera iniziativa di uomini di cultura, è una delle primissime Accademie fondate in Europa e la prima del Regno di Napoli. Ha sede nel centro storico di Napoli, presso la Casa del Salvatore, complesso architettonico che condivide con l'Università degli Studi di Napoli Federico II, da cui però è indipendente.
Riconosciuta con il regio decreto n. 473 del 10 ottobre 1825, si propone di coltivare le scienze, le lettere e le arti. L'Accademia possiede un patrimonio documentario di circa 21.300 volumi, 70 periodici correnti e 3 incunaboli.
Storia Fondata da Antonio Beccadelli (detto il "Panormita") nel 1458, fu inizialmente denominata Porticus Antonianus ("Portico di Antonio" in latino). A Beccadelli successe Giovanni Pontano, che diede al sodalizio una fisionomia più precisa ed un carattere più ufficiale alle riunioni. Queste si tenevano nella sua casa e consistevano in banchetti accompagnati da declamazioni di versi latini. In suo onore il nome mutò in Accademia Pontaniana. Tra i suoi esponenti dell'epoca, i poeti Jacopo Sannazaro, Giano Anisio, Giovanni Cotta, Marcantonio Epicuro e Alfonso De Gennaro, l'umanista Mario Equicola, il pittore Andrea Sabatini, lo scrittore Andrea Matteo III Acquaviva.
Alcuni anticipano la nascita dell'accademia al 1442, anno in cui Alfonso I d'Aragona, all'indomani dell'investitura a re di Napoli, allestì nella sua casa di Castel Capuano una ricchissima biblioteca (poi trasferita al Castel Nuovo) dove si riunivano uomini di cultura per discutere di letteratura e filosofia. In suo onore questo sodalizio fu chiamato Accademia Alfonsina. Da questa sarebbe discesa direttamente quello di Antonio Beccadelli, protetto del Re stesso. Se si accettasse questa ipotesi, allora la Pontaniana sarebbe la più antica delle Accademie italiane.
Alla morte di Alfonso V la guida dell'istituzione accademica fu ereditata da Antonio Beccadelli detto "il Panormita", già noto poeta alla corte di Filippo Maria Visconti e consigliere del re. L'Accademia fu ribattezzata Accademia Antoniana e ospitò i maggiori studiosi provenienti da tutta Europa. Le adunanze si tenevano inizialmente all'aperto, nei portici sulla moderna via dei Tribunali, per poi spostarsi al chiuso nella dimora del Panormita in Via Nilo.
Nel 1471, il Panormita fu succeduto dal brillante erudito umbro Giovanni Pontano, sotto la cui guida l'istituzione assunse la denominazione definitiva di Accademia Pontaniana. Pontano trasferì l'Accademia prima nella sua abitazione e poi, nel 1492, la collocò in una sede appositamente edificata: la Cappella Pontano o Tempio della Pietrasanta, situata all'imbocco della via dei Tribunali. Questo edificio, di impronta prettamente rinascimentale, non fu concepito solo come luogo di culto, ma come un vero e proprio tempio laico dedicato alle Muse e alla sapienza, riflettendo l'ideale umanistico di fusione tra cultura classica e spiritualità. La Cappella rappresenta uno dei rari esempi di architettura rinascimentale pura a Napoli e fu il fulcro dell'Accademia per oltre cinquant'anni. Tra i membri più illustri dell'Accademia Pontaniana si annovera il poeta napoletano Jacopo Sannazaro, considerato il maggiore poeta in lingua volgare dell'epoca aragonese.
Durante la sua storia plurisecolare, l'Accademia ha subito due soppressioni.
La prima volta fu fatta chiudere, nel 1542, dal viceré spagnolo Don Pedro de Toledo il quale, data la centralità e l'alta considerazione di cui l'accademia godeva in tutti gli Stati italiani dell'epoca, volle osteggiarla temendo che, i numerosi letterati e uomini di cultura in essa riunitisi, potessero questionare la sua autorità. I letterati che erano soliti frequentarla, così come i loro successori, non cessarono comunque le proprie attività, né i loro incontri, spesso anche di grande rilevanza per la vita culturale della città e del regno.
Rinacque formalmente dopo oltre due secoli e mezzo (12 dicembre 1808) come Società Pontaniana per iniziativa di un gruppo di dotti, di scienziati e di letterati radunati in casa di Giustino Fortunato. Nel 1817 fu riconosciuta ufficialmente e il 10 ottobre 1825 riassunse il suo vecchio nome di Accademia in virtù di un decreto di Francesco I.
Nel 1934 fu nuovamente soppressa dal governo fascista che la chiuse adducendo il pretesto che a Napoli c'erano due accademie, il che infrangeva la legge dell'unità sacra al regime. In realtà la motivazione era politica: molti suoi appartenenti erano di tendenza dichiaratamente antifascista. Nel 1943 la sua biblioteca fu data alle fiamme insieme a quella della Società Reale e all'Archivio di Stato. L'accademia pontaniana fu però ristabilita nell'immediato dopoguerra, con decreto del 19 febbraio 1944.
Tra i presidenti dell'Accademia si ricorda Benedetto Croce dal 1917 al 1923.
Oggi la vita dell'Accademia è regolata dallo Statuto del 1825, modificato nel 1952. La sua attività prevede adunanze nelle quali vengono presentate memorie, comunicazioni, relazioni. Promuove, inoltre, concorsi e conferisce premi.
Ufficio della ricostruzione angioina
L'accademia sostiene finanziariamente lUfficio della ricostruzione angioina, iniziativa voluta da Riccardo Filangieri di Candida, direttore dell'Archivio di Stato di Napoli, con lo scopo di rimediare alla distruzione dei materiali archivistici di maggior pregio, avvenuta il 30 settembre 1943, a seguito di una rappresaglia nei confronti della città decisa dal locale comando della WehrmachtR. Filangieri, Relazione sulla distruzione del deposito di documenti di maggior pregio storico dell'Archivio di Stato di Napoli operata dai Tedeschi il 30 settembre 1943, in Hilary Jenkinson - Henry E. Bell, op. cit.. L'atto di ritorsione di una pattuglia di guastatori avvenne nel frangente insurrezionale delle quattro giornate di Napoli (27-30 settembre). Alcune fonti, come il Dizionario Biografico degli Italiani, riportano invece la data del 23 settembre.Cristina Carbonetti Vendittelli, , Enciclopedia Federiciana, dal sito dell'Istituto dell'Enciclopedia italiana Treccani. Si trattò della distruzione di 866 casse di documenti d'archivio, che si credeva di aver messo al riparo dai bombardamenti, mediante occultamento nel nolano, all'interno della villa dei Conti Montesano di San Paolo BelsitoGuido Fagioli Vercellone, «», in Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 47 (1997), Istituto dell'Enciclopedia italiana Treccani, Roma (on-line).
La rappresaglia tedesca portò alla distruzione del materiale di «maggior pregio storico»R. Filangieri, Relazione sulla distruzione del deposito di documenti di maggior pregio storico dell'Archivio di Stato di Napoli operata dai Tedeschi il 30 settembre 1943, in Hilary Jenkinson - Henry E. Bell, op. cit.., la «gemma» più preziosa dell'archivio di Stato di Napoli, la Cancelleria Angioina: «375 registri in pergamena e 3 in carta; 4 registri frammentari detti "registri nuovi"; 66 volumi in carta, intitolati "fascicoli"; 37 volumi di atti in pergamena, originali, detti "arche in pergamena" e 21 volumi di atti in carta, pure originali, detti "arche in carta"». Tra i beni perduti, anche l'unico registro superstite della cancelleria imperiale di Federico II, quello relativo agli anni 1239-1240.
Filangieri concepì allora un'opera colossale, che appariva allo stesso tempo discutibile e disperata, ma che egli portò avanti con perseveranza fino alla morte, grazie al finanziamento dell'Accademia Pontaniana, coinvolta nel progetto su indicazione di Benedetto Croce: si trattava della ricostruzione minuziosa degli archivi perduti, basandosi su tutte le tracce rimaste in vita - «originali, copie, manoscritti, microfilm e fotocopie esistenti nell'AS Napoli e altrove, trascritti, pubblicati o raccolti da studiosi italiani e stranieri di ogni tempo» - anche attraverso l'interlocuzione dei 350 studiosi che vi avevano avuto a che fare negli ultimi 40 anni.
Istituito nel 1944, l'ufficio riuscì a condurre in porto, dal 1950 al 1959, la pubblicazione dei primi 13 volumi, l'ultimo dei quali postumo, de I Registri della Cancelleria angioina ricostruiti da Riccardo Filangieri con la collaborazione degli archivisti napoletani, all'interno della collana editoriale pontaniana "Testi e documenti di storia napoletana". A questi sono da aggiungere altri tre volumi che Filangieri lasciò pressoché completi in forma manoscritta.
LUfficio della ricostruzione angioina ha proseguito il lavoro anche dopo la morte del suo fondatore, sempre sotto gli auspici dell'Accademia Pontaniana, che si fa carico degli oneri, e con la direzione di Jole Mazzoleni, ed è tuttora operante, sotto la guida di Stefano Palmieri.
I presidenti 1808 - Vincenzo Cuoco 1808 - Domenico Sansone 1809 - Giovanni Battista Gagliardo 1809 - Matteo Angelo Galdi 1810 - Giuseppe Zurlo 1817 - Donato Tommasi 1826 - Ferdinando Visconti 1828 - Corradino d'Albergo 1829 - Raimondo Guarini 1830 - Giuseppe di Cesare 1831 - Corradino d'Albergo 1832 - Michele Tenore 1834 - Michele Arditi 1835 - Giuseppe di Cesare 1836 - Giacomo Filioli 1837 - Luca de Samuele Cagnazzi 1838 - Ferdinando de Luca 1839 - Giuseppe di Cesare 1840 - Michele Tafuri 1842 - Giuseppe Durini 1843 - Ferdinando de Luca 1844 - Giuseppe di Cesare 1845 - Michele Tenore 1846 - Oronzio Gabriele Costa 1847 - Giuseppe Campagna 1848 - Luca de Samuele Cagnazzi 1849 - Giuseppe Campagna 1850 - Giulio Genoino 1851 - Michele Tenore 1852 - Michele Tafuri 1853 - Michele Tenore 1855 - Giuseppe Campagna 1856 - Michele Tenore 1857 - Salvatore De Renzi 1859 - Michele Tenore 1861 - Ernesto Capocci 1862 - Giovanni Gussone 1863 - Salvatore De Renzi 1864 - Michele Baldacchini 1866 - Saverio Baldacchini 1867 - Luigi Palmieri 1869 - Salvatore de Renzi 1870 - Luigi Palmieri 1872 - Paolo Emilio Imbriani 1874 - Luigi Palmieri 1876 - Paolo Emilio Imbriani 1877 - Luigi Palmieri 1881 - Nicola Alianelli 1882 - Luigi Palmieri 1884 - Bartolomeo Capasso 1885 - Luigi Palmieri 1889 - Achille Sannia 1892 - Luigi Palmieri 1897 - Bartolomeo Capasso 1900 - Emanuele Fergola 1903 - Enrico Pessina 1906 - Emanuele Fergola 1909 - Federico Persico 1912 - Giovanni Antonelli 1917 - Benedetto Croce 1920 - Gabriele Torelli 1923 - Benedetto Croce 1926 - Gabriele Torelli 1929 - Michelangelo Schipa 1932 - Pasquale del Pezzo 1944 - Maria Bakunin 1949 - Fausto Nicolini 1955 - Luigi Torraca 1958 - Carmelo Colamonico 1964 - Ernesto Pontieri 1974 - Enzo Carlevaro 1977 - Francesco Sbordone 1983 - Antonio Scherillo 1990 - Giuseppe Martano 1996 - Guido Guerra 2002 - Antonio Garzya 2005 - Antonio Garzya 2008 - Carlo Sbordone 2011 - Carlo Sbordone 2014 - Fulvio Tessitore 2017 - Fulvio Tessitore 2020 - Giuseppe Marrucci 2026 - Guido Trombetti
Note
Bibliografia
Luigi Pinto, Indice dei lavori della Accademia Pontaniana pubblicati dal 1810 al 1910. Ristampa a cura di Benito Iezzi. Napoli: nella sede dell'Accademia, 1990 (Riproduzione facsimile dell'edizione Napoli: Stabilimento tipografico Francesco Giannini, 1911). Benito Iezzi, L'Accademia Pontaniana dal 1911 al 1985: pubblicazioni, contributi accademici e attività d'istituto, indici compilati dal socio Benito Iezzi. Napoli: Officine grafiche Francesco Giannini, 1990 Annuario dell'Accademia Pontaniana 2008 (566 dalla fondazione). Napoli: Accademia Pontaniana, 2008 .
Voci correlate Alessandro d'Alessandro Antonio Beccadelli Bartolomeo Facio Carlo Rocco Crisostomo Colonna Filippo Manna Gabriele Altilio Giovanni Pontano Giustino Fortunato (1777-1862) Lorenzo Valla La storia ridotta sotto il concetto generale dell'arte
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