Biografia I suoi genitori si trasferirono ad Innsbruck nel 1914, prima dello scoppio della prima guerra mondiale. Suo padre, Florian, era un funzionario di un ufficio postale postale, mentre sua madre, Helene, era casalinga. Dopo aver frequentato una scuola di formazione commerciale, completò un apprendistato triennale come commerciante presso la ditta di colori Michael Murauer. Tra il 1930 e il 1931, lavorò come assistente in un'azienda di materiali esplosivi.
Carriera Nel 1933 aderì allo NSDAP, all'epoca bandito in Austria. Nel settembre 1933, perse la cittadinanza austriaca, ottenendo quella tedesca nel dicembre 1935. Si arruolò nell'8º Reggimento di Fanteria delle SS-Verfügungstruppe a Cracovia il 13 novembre 1939, che il 15 febbraio 1941 cambiò nome in SS-Infanterie-Regiment (mot.) 8. In questo periodo, probabilmente risiedette a Cracovia, Radom e Varsavia, e fu promosso a SS-Unterscharführer.
Dalla fine dell'agosto 1942 alla primavera del 1944, durante la seconda guerra mondiale, Schwammberger fu comandante dei campi di lavoro delle SS () di Rozwadów, Przemyśl e Mielec, nel distretto di Cracovia. Assunse il comando del campo di lavoro forzato ebraico di Rozwadów il 1º settembre 1942. Qui, impose un regime arbitrario dedito all'arricchimento personale, vendendo parte delle derrate alimentari al mercato nero e intascando la maggior parte dei proventi; era solito uccidere un nuovo arrivato come suo "rituale di accoglienza", e i prigionieri malati o inabili al lavoro per più di tre giorni dovevano essere liquidati.
Alla fine di gennaio 1943, fu trasferito a Przemyśl, dove il quartiere di Garbaze era stato dichiarato ghetto ebraico nell'autunno del 1941. Qui, Schwammberger si distinse per la sua brutalità nei confronti degli ebrei: era noto per appostarsi al mattino presto per "sparare agli ebrei"; applicava ripetutamente il principio della responsabilità collettiva e il sequestro di ostaggi; amministrava personalmente le punizioni, comprese impiccagioni e uccisioni con colpi alla nuca; provava piacere a umiliare le sue vittime, in un'occasione, costrinse degli ebrei a mangiare i propri escrementi prima di sparargli personalmente. Durante questo periodo a Przemyśl, Schwammberger fu coinvolto anche nell'Aktion 1005 dove scelse gli operai per costituire una "brigata della morte" per rimuovere e bruciare i corpi. Nel settembre 1943, in un altro atto di crudeltà, Schwammberger e alcuni ucraini giustiziarono circa 40 bambini ebrei orfani, e non impiegò un commando di prigionieri per bruciare i corpi, affidando il compito ai suoi ucraini.
Nel febbraio 1944, Schwammberger completò la liquidazione del ghetto di Przemyśl e fu chiamato a dirigere per un breve periodo il sottocampo della città di Mielec. A Mielec, non esisteva un'infermeria; Schwammberger liquidava i prigionieri gravemente malati, inclusi i bambini, come suo "metodo di selezione" personale.
Nel dopoguerra Dopo il conflitto, fu arrestato il 19 luglio 1945 a Innsbruck, in Austria, nella zona di occupazione francese. Fuggì nel gennaio 1948 e raggiunse la moglie a Bressanone dove ottenne una carta d'identità che lo identificava come optante altoatesino, in questo modo ottenne un nuovo documento d'identità rilasciato dalla Croce Rossa. Dopo aver lavorato per qualche mese a Firenze, il 13 novembre 1948 fece richiesta di passaporto a Roma e, pochi giorno dopo, si imbarcò per Buenos Aires, in Argentina. Qui visse mantenendo la propria identità e ottenne la cittadinanza argentina nel 1965.
Le autorità della Germania occidentale richiesero la sua estradizione a partire dal 1973, i funzionari argentini lo rintracciarono il 13 novembre 1987. Dopo aver resistito all'estradizione per due anni, fu trasferito in Germania Ovest nel maggio 1990 per essere processato.
Processo e condanna Durante il processo, durato quasi un anno (dal 1991 al 1992), Schwammberger negò di essere colpevole dei crimini di cui era accusato, ossia l'uccisione di almeno 3000 ebrei. Ammise soltanto che il "Ghetto A" era stato trasferito al campo di Przemyśl. Il 18 maggio 1992, il tribunale regionale di Stoccarda () lo condannò all'ergastolo. Fu riconosciuto colpevole di sette capi d'accusa per omicidio e di 32 per complicità in omicidio.
Fu detenuto in diverse prigioni, tra cui Singen e Mannheim. Nell'agosto 2002, il tribunale regionale di Mannheim respinse la sua richiesta di libertà condizionata a causa della singolare crudeltà dei reati commessi: era stato infatti giudicato colpevole di omicidi arbitrari motivati dall'odio razziale nei confronti degli ebrei. Sua moglie, Käthe Schwammberger, morì in Argentina nel 2003 all'età di 87 anni, un anno prima che Josef morisse il 3 dicembre 2004, all'età di 92 anni, nell'ospedale penitenziario della fortezza di Hohenasperg. Un'infermiera riferì che nelle sue ultime ore aveva ripetutamente chiamato ad alta voce il "Führer".
Per la sua cattura, lo Stato tedesco del Baden-Württemberg versò circa euro come ricompensa a un informatore. Il Centro Simon Wiesenthal svolse un ruolo determinante nel consegnarlo alla giustizia. Al caso contro Schwammberger, inclusa la sua estradizione dall'Argentina, contribuirono anche Elliot Welles e Anna Unger Weinberg.
Onorificenze
Note
Bibliografia
Articoli
Collegamenti esterni
Categoria:Morti nelle carceri tedesche