Viaggi di Enrico Wanton alle terre incognite australi, ed ai regni delle scimie e de' cinocefali è un romanzo filosofico-satirico scritto da Zaccaria Seriman e pubblicato a Venezia nel 1749. È ritenuto un precursore della fantascienza italiana per l'impiego di scenari utopici.. La narrazione di questo viaggio immaginario, che egli finge "tradotto da un manoscritto inglese", serve all'autore per satireggiare i costumi civili, religiosi e politici dell'Europa settecentesca. La popolarità del romanzo è testimoniata dalle numerose edizioni (la più completa del 1764), anche in spagnolo.

Storia editoriale

Il romanzo uscì per la prima volta a Venezia presso Giovanni Targier nel 1749 in 2 volumi. Una redazione ampliata in quattro tomi e di 2380 pagine venne stampata dai Remondini (non dichiarati) a Villa di Melma (ora Silea) col falso luogo «Berna» nel 1764, presumibilmente per sfuggire alla censura. Una successiva edizione fu presso lo stampatore londinese Thomas Brewman nel 1772, e altre.

L'edizione critica moderna, a cura di Gilberto Pizzamiglio, fu pubblicata da Marzorati nel 1977. Il testo è nel pubblico dominio e pertanto ha avuto numerose edizioni in eBook.

Il romanzo è stato tradotto in spagnolo nel 1778 e 1831.

Trama

Enrico Wanton, giovane di Londra, si imbarca con l'amico Roberto per esplorare le «terre incognite australi»; la nave fa naufragio e i sopravvissuti approdano su una spiaggia sconosciuta.

I due vengono subito fatti prigionieri da un popolo di scimmie parlanti che li conduce alla capitale del «Regno delle Scimmie», dove gli esseri umani, detti «omini», sono ridotti in schiavitù.

Enrico osserva le istituzioni delle scimmie (tribunali, accademie, feste di corte) e, divenuto segretario del filosofo Talomaco, scopre la natura oppressiva di quella monarchia. Con l'aiuto di alcuni «omini» ribelli fugge nottetempo su una scialuppa insieme a Roberto.

Superate altre prove, i due ritrovano la via del mare, ottengono un piccolo veliero carico di spezie e rientrano infine in patria, decisi a pubblicare il loro manoscritto «per mostrare l'uomo allo specchio degli animali».

Accoglienza e critica Giambattista Marchesi definì l'opera «un grande romanzo satirico e filosofico», pur notando la minore verve rispetto a Jonathan Swift."Lo Sceriman volle dare all'Italia un grande romanzo satirico, filosofico; ma gli mancò la mordace fantasia dello Swift e l'eloquenza arguta del Montesquieu; fu troppo fiacco; e a descrivere fondo a tutto l'universo, gli mancò l'ala del genio" La critica contemporanea ne evidenzia l'intento pedagogico e la solidità della costruzione utopica. Carlo Pagetti, che la definisce parte di una "molto secondaria tradizione fantastico-satirica" italiana, scrive che l'opera "offre una visione satirica non priva di efficacia della società veneziana del tempo".

Edizioni

vol. 2 vol. 3 vol. 4 vol. 2 vol. 3 vol. 4

Traduzioni in spagnolo

Note

Bibliografia

introduzione a

Voci correlate Cinocefalo Romanzo filosofico Satira Storia della fantascienza italiana Terra Australis Utopia Viaggio immaginario I viaggi di Gulliver

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