Gli stereotipi nei confronti degli afroamericani sono rappresentazioni estremamente generalizzate, spesso di natura caricaturale e con una forte componente di razzismo e pregiudizio circa gli afroamericani stessi e la loro cultura. Negli Stati Uniti d'America traggono le proprie radici dalla tratta degli schiavi durante l'era coloniale e si sono evoluti all'interno della società americana nel corso del tempo. Gli stereotipi si sono affermati per giustificare il dominio sociale, politico ed economico degli schiavisti bianchi sugli schiavi. La schiavitù era un simbolo di ricchezza e di status sociale elevato tra i bianchi. Tuttavia, la schiavitù era anche uno strumento di violenza, dove gli schiavi venivano privati della loro individualità e veniva loro assegnato un ruolo che esisteva esclusivamente a beneficio dei loro oppressori. Il termine specifico "nigger" ("negro") era proprio utilizzato dagli schiavisti per disumanizzare ancora di più gli schiavi. Dalle strutture familiari alle espressioni culturali, la vita degli schiavi era rigidamente controllata e costretta a conformarsi alle aspettative imposte dai proprietari di schiavi. Pratiche disumanizzanti si sono tramandate di generazione in generazione e sono state mantenute a livello statale e federale, rafforzando la superiorità dei bianchi come ordine sociale. Gli stereotipi formulati nel corso della storia non solo hanno plasmato il trattamento degli afroamericani, ma hanno anche creato una narrazione che li vede come un gruppo subordinato. Convinzioni razziste si sono radicate nelle strutture legali e politiche, rafforzando ulteriormente la percezione negativa degli afroamericani. Anche dopo l'abolizione legale della schiavitù, gli atteggiamenti negativi nei confronti degli afroamericani persistevano e, nelle aree in cui gli ex schiavi erano più numerosi dei bianchi, i meccanismi politici intensificarono il controllo con il pretesto di garantire la sicurezza dei bianchi. Un esempio di ciò sono state le pattuglie organizzate (forze dell'ordine) istituite per far rispettare la gerarchia razziale di predominio bianco e sottomissione nera. Questa dinamica influenza gli atteggiamenti sociali contemporanei nei confronti degli afroamericani.

Detti stereotipi sono credenze fuorvianti sulla cultura di persone con discendenza parziale o totale da qualsiasi gruppo razziale dell'Africa subsahariana i cui antenati risiedevano negli Stati Uniti fin da prima del 1865. Questi stereotipi sono in gran parte collegati al razzismo e alla discriminazione subita dai neri.

La prima significativa manifestazione di stereotipi sugli afroamericani si ebbe sotto forma di spettacoli di menestrelli (i cosiddetti "minstrel show"). Questi ebbero un boom all'inizio del XIX secolo; si trattava di spettacoli teatrali che utilizzavano attori bianchi che recitavano con la faccia dipinta di nero e indossavano abiti strappati per rappresentare gli afroamericani, al fine di schernire e denigrare le comunità afroamericane. Nel corso della storia, altri stereotipi divennero popolari per disumanizzare ulteriormente le persone di colore. Alcuni stereotipi del XIX secolo, come il termine razziale "Sambo", sono ora considerati dispregiativi e razzisti. Gli stereotipi di "Mandingo" e "Jezebel" ritraggono gli afroamericani come ipersessuali, contribuendo alla loro sessualizzazione. Lo stereotipo della "Mami" raffigura una corpulenta donna nera materna, dedita al suo ruolo lavorando per una famiglia bianca, uno stereotipo che risale all'origine delle piantagioni del sud. Altri luoghi comuni hanno anche descritto gli afroamericani come persone con un insolito appetito per il pollo fritto, l'anguria, l'alcol e una forte predisposizione per il gioco d'azzardo. I primi minstrel show della metà del XIX secolo ridicolizzavano la presunta stupidità dei neri. Anche dopo la fine della schiavitù, le capacità intellettuali dei neri continuavano a essere spesso messe in discussione. Film come Nascita di una nazione (The Birth of a Nation) (1915) mettono in discussione l'idoneità dei neri a candidarsi a cariche governative o a votare.

Altri stereotipi mostravano l'impossibilità di buoni rapporti tra neri e bianchi, instillando l'idea che le due etnie non avrebbero mai potuto coesistere pacificamente nella società. L'intento era quello di condurre il pubblico alla conclusione che la soluzione più appropriata fosse quella di estromettere completamente i neri dalla società statunitense.

Nel corso degli anni ottanta come anche nei decenni successivi, emersero stereotipi che descrivevano gli afroamericani come criminali e degenerati sociali, specialmente spacciatori, magnaccia, drogati, mendicanti e senzatetto. Jesse Jackson, un importante attivista per i diritti civili, riconobbe come i media ritraggano i neri come meno intelligenti, meno patriottici e più violenti rispetto alle altre etnie. Inoltre, nella storia recente, gli uomini neri sono stereotipati come padri fannulloni e criminali pericolosi. Infine è diffuso uno stereotipo secondo cui gli afroamericani sono spesso etichettati come ipersessuali, parassiti sociali, incivili, ignoranti, maleducati e violenti. Questi temi generali e comuni in America hanno portato i giovani afroamericani ad essere etichettati come "gangster" o "gangsta", che generalmente risiedono nel "ghetto" e si uccidono fra di loro nelle cosiddette guerre tra gang.Feminisms Matter: Debates, Theories, Activism - Page 165

Pigrizia, sottomissione, arretratezza, lascivia, ingordigia, tradimento e disonestà sono stereotipi storicamente attribuiti agli afroamericani.

Stereotipi storici Minstrel show

Gli spettacoli di menestrelli divennero una forma popolare di teatro durante il XIX secolo, che ritraevano gli afroamericani in modi stereotipati e spesso denigratori, alcuni dei più comuni era che fossero ignoranti, pigri, buffoni e superstiziosi ma in possesso di particolari doti musicali. Uno degli stili più popolari degli spettacoli era il blackface, dove gli artisti bianchi usavano sughero bruciato e successivamente cenere, o applicavano lucido da scarpe sulla loro pelle per annerirla, esagerando anche le loro labbra e spesso indossando parrucche di lana, guanti, frac o vestiti stracciati per dare un ritratto teatrale beffardo e razzista degli afroamericani. Questa performance, assieme al genere coon song, ha contribuito a introdurre l'uso di insulti razziali per gli afroamericani, tra cui "darky" e "coon".

Il personaggio più noto di questi spettacoli d'intrattenimento è Jim Crow, presente in innumerevoli libri di storie, spettacoli di menestrelli e primi film con rappresentazioni e messaggi morali intrisi di pregiudizi sugli afroamericani.

Jim Crow

Il personaggio di Jim Crow era vestito con stracci, un cappello malconcio e scarpe rotte. L'attore aveva la faccia dipinta di nero e impersonava un bracciante agricolo nero molto agile e irriverentemente spiritoso; la canzone popolare del personaggio era Turn around and wheel around, and do just so. And every time I turn around I Jump Jim Crow.

Sambo, Golliwog e Pickaninny

Il personaggio di Sambo era uno stereotipo degli afroamericani considerati sempre felici, solitamente ridenti, pigri, irresponsabili o spensierati. Lo stereotipo acquisì notorietà attraverso il libro per bambini del 1898 The Story of Little Black Sambo di Helen Bannerman. Raccontava la storia di un ragazzo di nome Sambo che superò in astuzia un gruppo di tigri affamate. Questa rappresentazione è stata mostrata in modo prominente nei film dell'inizio del XX secolo, e ispirò il nome della catena di ristorazione statunitense Sambo's.

La figura del golliwog con la pelle nera, gli occhi cerchiati di bianco, le labbra prominenti, i capelli crespi, il colletto bianco, il papillon, la giacca e pantaloni colorati si basava sulla tradizione del menestrello con il blackface. Il personaggio ebbe grande popolarità anche in altre nazioni occidentali, mantenendosi tale fino al XX secolo. L'epiteto derivato dall'inglese "wog" viene applicato più spesso alle persone provenienti dall'Africa subsahariana e dal subcontinente indiano che agli afroamericani, ma le "golly dolls" ancora in produzione mantengono per lo più l'aspetto dello stereotipo del blackface.

Il termine pickaninny riservato ai bambini, ha un modello di utilizzo analogo ampliato nel teatro e nei media americani. Ha avuto origine dal termine spagnolo “pequeño niño” e dal termine portoghese “pequenino” per descrivere il bambino piccolo in generale ma applicato soprattutto ai bambini afroamericani negli Stati Uniti e in seguito ai bambini aborigeni australiani.

Bambini neri come esche per alligatori

Una variante dello stereotipo del pickaninny raffigurava bambini neri usati come esca per cacciare gli alligatori. Sebbene riferimenti sparsi alla presunta pratica siano apparsi nei giornali dei primi anni del XX secolo, non vi è alcuna prova credibile che lo stereotipo rifletta una pratica storica reale.

Mami

Lo stereotipo della Mami (o Mammy) descrive le schiave domestiche afroamericane che fungevano da tate, prendendosi cura maternamente dei bambini bianchi della famiglia, le quali ricevevano un insolito grado di fiducia e affetto dai loro schiavisti. I primi resoconti dell'archetipo della Mami provengono da memorie e diari emersi dopo la guerra civile americana, che idealizzavano il ruolo della schiava domestica dominante: una donna completamente dedita alla famiglia bianca, in particolare ai bambini, e a cui era affidata la completa gestione domestica. Era considerata una "negra di fiducia" e una buona consigliera essendo spesso anche saggia. La sua esemplificazione più celebre è il personaggio interpretato da Hattie McDaniel nel film Via col vento del 1939.

Mandingo Il mandingo è lo stereotipo di un uomo nero sessualmente insaziabile, inventato dai proprietari di schiavi bianchi per promuovere l'idea che i neri non fossero civilizzati ma piuttosto "animaleschi" per natura. La forza fisica, l'agilità e le capacità riproduttive presumibilmente intrinseche degli uomini neri venivano lodate dagli schiavisti e dai banditori bianchi per promuovere gli schiavi che vendevano. Da allora, lo stereotipo del mandingo è stato utilizzato per giustificare socialmente e legalmente la trasformazione di casi di relazioni interrazziali tra uomini neri e donne bianche in racconti di lussuria incontrollabile e in gran parte unilaterale (da entrambe le parti). Questo stereotipo è stato talvolta confuso anche con lo stereotipo del "bruto negro" o del "maschio negro", dipingendo l'immagine di un uomo nero "indomabile" con impulsi sessuali voraci e violenti e con un pene dalle dimensioni considerevoli.

Il termine "mandingo" è una storpiatura per indicare i Mandinka dell'Africa occidentale, popolazione attualmente presente in Mali, Guinea e Gambia. Uno dei primi utilizzi risale al XX secolo con la pubblicazione di Mandingo, un romanzo erotico storico del 1957. Il romanzo faceva parte di una serie più ampia che presentava, con dettagli grafici ed erotici, vari episodi di lussuria interrazziale, promiscuità, ninfomania e altri atti sessuali in una fittizia piantagione di schiavi. In concomitanza con l'uscita del film Birth of a Nation (1915), i media americani bianchi crearono lo stereotipo dell'uomo nero stupratore come bestia selvaggia che mirava a mettere in atto violenza e vendetta contro l'uomo bianco attraverso il dominio sessuale della donna bianca.

Jezebel La Jezebel è lo stereotipo della donna nera ipersessuale, seducente e sessualmente vorace. Il suo valore nella società o nei media di riferimento si basa quasi esclusivamente sulla sua sessualità e sul suo corpo.