La diffusione della Bibbia in Giappone è legata al fatto che il cristianesimo è una religione con una forte inclinazione verso il proselitismo. Pertanto, insieme ai rapporti commerciali instaurati tra l'Occidente e il Giappone, oltre allo scambio di tecnologia, manufatti e spezie tra i due paesi, si è diffusa anche tale religione. La diffusione del culto di Cristo ha portato con sé la distribuzione dei libri sacri, fondamentali per il processo di conversione delle persone. Questo fenomeno ha avuto origine con i primi contatti tra portoghesi e giapponesi nel XVI secolo, ma si è interrotto durante i tre secoli in cui il Giappone, per timore di una crescente influenza straniera nel proprio paese, ha scelto di chiudere ogni interazione con l’occidente dando inizio un periodo di isolamento noto come Sakoku (1634-1854). Tuttavia con la riapertura del paese e il conseguente periodo Meiji, i contatti culturali e religiosi sono ripresi, dando nuovo impulso alla diffusione del cristianesimo. La traduzione dei testi sacri è iniziata come lavoro individuale e successivamente è proseguita in progetti di collaborazione tra le diverse chiese. Queste traduzioni, insieme alle successive rivisitazioni, venivano stampate in un numero elevato di copie grazie alle risorse economiche delle chiese, acquisendo al tempo stesso una nuova autorevolezza. Ciò le ha rese le Bibbie più lette del Giappone. La prima di queste fu la “traduzione Meiji”, successivamente rivista nella “traduzione Taisho”, per poi essere adattata in un linguaggio più vicino alla popolazione nelle cosiddette “versioni colloquiali”, come quella del 1955. Seguì la Shin Kaiyaku e la traduzione cattolica di Federico Barbaro . Oggi le Bibbie più utilizzate in Giappone sono “la Bibbia di traduzione interconfessionale” del 1978 e la “nuova Bibbia di traduzione interconfessionale” del 1987 della Japan Bible Society, la quale ha avuto una revisione nel 2018.
Missionari Gesuiti La ricostruzione della storia della diffusione biblica in Giappone è complessa, poiché i testi giunti fino a noi consistono solo in pochi frammenti di manoscritto o versi biblici inseriti nei cosiddetti Kirishitan-ban, libri a tema cristiano spesso focalizzati sulla Passione di Cristo, su alcuni passi dei Vangeli e su diversi aspetti del catechismo. A rendere ancora più difficoltosa questa ricostruzione furono le persecuzioni cristiane scatenate dalle autorità giapponesi, che volevano cancellare il cristianesimo, bollato come jakyō (religione malvagia). Queste persecuzioni, avvenute nel 1587, nel 1614 e tra il 1618 e il 1632, portarono alla distruzione di tutti i testi cristiani presenti nel Paese. Il primo libro biblico tradotto in giapponese citato dalle fonti, non fu composto in Giappone ma a Malacca nel 1548. Francesco Saverio, uno dei principali missionari di questi anni riuscì a convertire un giapponese di nome Yajiro. Per assisterlo nei propri studi tradusse, in una versione abbreviata, il vangelo di Matteo. Katsuomi Shimasaki presume che Yajiro, quando fu ritornato nella propria patria, abbia portato con sé il testo rendendolo il primo testo biblico in lingua giapponese ad entrare nell’isola. I cosiddetti “Quattro Vangeli di Fernandez” (1552), furono tradotti da Juan Fernandez, un importante personaggio tra coloro che accompagnarono Francesco Saverio in Giappone. Esso tradusse i quattro Vangeli insieme ad altri testi come il Credo degli Apostoli, l'Ave Maria, i Dieci Comandamenti. Tuttavia, tutto il suo lavoro venne distrutto quando, nel 1563, un incendio devastò la chiesa che custodiva l'unica copia esistente. Doron B. Cohen, The Japanese Translations of the Hebrew Bible: History, Inventory and Analysis, p. 20.. I più antichi versi biblici in giapponese oggi conservati si trovano in un frammento di manoscritto, datato intorno al 1580, rinvenuto a Évora, su un supporto di un antico paravento.. Un numero ben maggiore di versi in giapponese provenienti dai testi evangelici è stato riscoperto nella Biblioteca Vaticana all'interno di un volume contenente 96 fogli di trascrizioni di Manoel Barreto. Inoltre diverse porzioni della Bibbia sono state ritrovate nei Kirishitan-ban "guida dei peccatori", e “Dottrina cristiana” (1592), che, oltre a dare una panoramica sul cristianesimo, contiene anche il Padre Nostro, l'Ave Maria e i Dieci Comandamenti Il numero limitato di traduzioni a oggi pervenute ha fatto sì che alcuni studiosi, tra cui il dottor Niimura, abbiano messo in dubbio che i missionari usassero i libri sacri interamente tradotti in giapponese, ma si limitassero a trasporre solo alcuni versi sparsi. Tuttavia, questa ipotesi è contestata dal fatto che le fonti confermano l’esistenza di un testo biblico in giapponese, effettivamente stampato a Kyoto nel 1613.
Epoca della proibizione del cristianesimo Con il divieto del cristianesimo nell’isola del Sol Levante l’unico modo che ebbero i suoi abitanti per approcciarsi ai testi sacri cristiani fu tramite la famosa traduzione cinese di Robert Morrison e William Miln, cosa non molto difficile per via della padronanza delle classi alti nipponiche dell’idioma.. Il primo che tradusse un testo biblico in giapponese in questi anni fu il missionario olandese Karl Friedrich Augustus Gützlaff (1803‐1851), già famoso per la sua attività missionaria in Cina. Nel 1837, facendo riferimento alla traduzione cinese di Morrison, con l'aiuto di alcuni pescatori giapponesi a Macao, tradusse il Vangelo di Giovanni e le epistole di quest’ultimo in giapponese. Il testo fu pubblicato a Singapore utilizzando il sillabario giapponese katakana. L’unica terra giapponese dove era ammesso il commercio con gli europei erano le Isole Ryūkyū (oggi prefettura di Okinawa). Qui soggiornò per otto anni il missionario cristiano di origini ebreo ungheresi B.J. Bettelheim, invitato dalla Ryukyu Naval Evangelistic Society. Dato che le autorità gli impedirono di fare predicazioni si dedicò a tradurre nel dialetto colloquiale del posto i quattro Vangeli, gli Atti degli Apostoli e la Lettera ai Romani. Quando si accorse che il dialetto parlato nelle isole Ryukyu era difficilmente capibile dai giapponesi ritradusse, questa volta nella lingua nipponica, il Vangelo di Giovanni e Luca, seguito dagli Atti degli Apostoli. Questi testi furono pubblicati a Vienna dopo la sua morte trai il 1873 e il 1874. Le sue opere sono scritte in katakana e sono accompagnate – almeno alcune versioni – da una traduzione in cinese. L’influsso cinese compare anche nella rilegatura del testo. Gli esemplari viennesi sono stampati a pennello e con inchiostro di china. La copertina è in carta bianca, mentre la pagina del titolo è in vermiglio, con i titoli in corsivo. “Il vangelo di Luca”, a differenza degli altri, adotta come sistema di scrittura sillabico l’hiragana integrato con alcuni ideogrammi cinesi. Minoru Toyoda,“History of Japanese translation of the Bible”, New York, American Bible Society,1950,p.8.
Periodo Meiji Con l’apertura del Giappone all’Occidente ad opera dell’ammiraglio Matthew Perry nel 1854, alcuni missionari si recarono subito nell’isola del Sol Levante per tradurre i testi sacri. La prima opera pubblicata in Giappone fu quella del Vangelo di Matteo del Reverendo Jonathan Goble un missionario dei Battisti Liberi nel 1871. Ancora oggi esistono delle copie, scritte in hiragana e stampate con matrici di legno, poi rilegate in una copertina di carta blu. James Curtis Hepburn e S.R. Brown in una collaborazione tradussero e pubblicarono nel 1872 il vangelo di Marco, mentre nel 1873 completarono quello di Matteo e Giovanni.
Nel 1879, S.R. Brown diede indipendentemente alle stampe la propria traduzione del Nuovo Testamento in hiragana. I primi estratti biblici tradotti interamente da un giapponese comparvero nel 1873, sparsi in una raccolta di dieci pagine di Nagata Hcisei chiamata “Foglie dall'Insegnamento Occidentale”. Parlando della prima opera biblica tradotta interamente da un giapponese si può citare il libro del 1875 “Confutazione del Nuovo Testamento” ad opera di Tajima Zōji, il quale, mentre attacca il cristianesimo, dedicò 83 pagine alla traduzione completa del vangelo di Matteo. Ma sia Hepburn sia Brown condividevano l’idea che era necessaria una traduzione aconfessionale. Perciò, sotto gli auspici dell'American Bible Society, fecero sì che nel 1872, a Yokohama, si riunissero quattordici missionari appartenenti a varie confessioni per intraprendere la traduzione del Nuovo Testamento in giapponese. A tale opera contribuirono la Chiesa Riformata Olandese, quella americana, la chiesa anglicana, la chiesa scozzese, la Chiesa Presbiteriana, la Chiesa Congregazionalista e perfino la Chiesa Russa. Fu utilizzata come testo base la Bibbia di re Giacomo e l’opera fu redatta in hiragana, integrata con i furigana per facilitarne la pronuncia. Minoru Toyoda,“History of Japanese translation of the Bible”, New York, American Bible Society, 1950,p.11-12-13. Fu stampata in volumi separati dal 1875 al 1880. Parallelamente alla traduzione del Nuovo Testamento nel 1878, fu formato il “Comitato permanente per la Bibbia”, avente lo scopo di tradurre con gli stessi parametri anche l’Antico Testamento. L’opera fu editata nel 1888 e venne affiancata al Nuovo Testamento con il nome “Libro completo del Testamento”, poi ribattezzato dagli studiosi “traduzione Meiji”.
Revisioni bibliche Anche se per una trentina di anni “la traduzione Meiji” rimase il testo standard del cristianesimo giapponese, negli anni ebbe numerose revisioni. Le prime furono svolte da privati, come per esempio la traduzione del vangelo di Marco del reverendo Reverendo J. S. Amerman, gli estratti dalla genesi di Susan Ballard, la versione “colloquiale” di George Braithwaite e quella “filologica” di Sakon Yoshihiro. Minoru Toyoda,“History of Japanese translation of the Bible”, New York, American Bible Society, 1950, p.17 Ma tali testi per mancanza di fondi non furono pubblicati se non in pochissime copie. Sorte diversa la “Traduzione Taisho”, una tradizione del solo Nuovo testamento. Essa fu prodotta con la collaborazione di numerose chiese protestanti (Presbiteriana, Congregazionalista, anglicana e metodista), che, nel 1911, crearono il “comitato di traduzione” composto da Charles S. Davison, Hugh J Foss, D. C. Green, Charles K. Harrington, Umenosuke Bessho, Toraichi Fujii e Kawazoe. In questo testo, fu utilizzato come testo di riferimento il “Novum Testamentum Graece” di Eberhard Nestle e – solo per i primi capitoli – “il Nuovo Testamento Greco” di Westcott e Hort. L’opera fu eseguita dal 1911 al 1917, venendo considerata molto accurata e scorrevole.= In essa compaiono meno caratteri cinesi, e le frasi sono costruite in modo più vicino al greco. Naturalmente le traduzioni individuali continueranno. Di queste meritano una menzione due realizzazioni, entrambe del 1928, la prima, intitolata “Nuovo Testamento”, è un ottimo lavoro filologico di Nagai Naoji, mentre la seconda, “Bibbia per Bambini” di Uesawa Kenji, è una versione semplificata per raggiungere un pubblico più ampio. Altri traduttori furono il Professor Doi Kochi dell'Università Imperiale di Tōhoku, Yuasa Kichiro, Dr. S.H. Wainwright, Tsukamoto Toraji, il Professore Matsumoto Takuo e il Reverendo Takayanagi Isaburo.Minoru Toyoda,“History of Japanese translation of the Bible”, New York, American Bible Society, 1950, p.22-23-24
Versioni colloquiali Anche le traduzioni elencate precedentemente erano ben costruite, l'adozione del moderno sistema di scrittura giapponese a seguito della Seconda guerra mondiale, fece sì che fu sempre più necessaria una traduzione più semplice per poter essere più facilmente letta dalla maggioranza della popolazione. Così con la cooperazione delle Società Bibliche americana e britannica si decise di stampare e tradurre la Bibbia in un linguaggio più simile al giapponese colloquiale.